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Fabrizio Corona: 4000 al giorno da 400 giorni. Salario nero Vip

La foto di di Riccardo Galli

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MILANO – Fabrizio Corona, l’ha detto lui, parole sue: i pacchetti di banconote murati a casa della segretaria sono “una parte” dei guadagni in nero. Una parte, un milione e settecentomila e sessantamila euro ancora sono una parte. Di guadagni in nero che partono dal 18 giugno 2015 (prima Corona guadagnare non poteva, era impegnato, diciamo così, dietro le sbarre) e arrivano fino a poche settimane fa. Quattrocento giorni circa per ammonticchiare quindici panetti di banconote, una media di quattromila al giorno, anche quando dorme. Ma chi lo paga così tanto e per fare cosa? Possibile che siano in tanti in questo paese a pagare diecimila a sera uno con la patente di cosiddetto Vip per farsi vedere e non fare un tubo?

Di certo non avrà vissuto il Jobs Act come un problema. Il riferimento è a Fabrizio Corona e al suo ‘tesoretto’, dove ‘etto’ si fa per dire, di 1.760.000 euro saltati fuori da un controsoffitto e giustificati da lui come guadagni in nero. Guadagni maturati nell’ultimo anno e poco più, visto che prima quello che era il fotografo dei vip era in carcere. Vale a dire più di 100.000 euro al mese, 4.o00 al giorno. Tutti i giorni. Sempre in nero, ovviamente. Quando il reddito medio italiano – dati Istat 2014 – è di 20.070 euro annui. Ma che lavoro fa Fabrizio Corona per essere pagato così?

Il fatto che la Polizia, su mandato della Procura di Milano, abbia trovato quindici panetti di contanti ben avvolti in plastica con lo scotch, contenenti 2.407 banconote da 500 euro e altri tagli per un totale del succitato milione e 760mila euro nel controsoffitto del soggiorno dell’appartamento milanese della collaboratrice storica di Corona sarà, ovviamente, un problema per l’ex re dei paparazzi. Da una parte il danno, per un comune mortale enorme, di vedersi sequestrata con il rischio che venga confiscata, e quindi persa per sempre, una simile somma; e dall’altra la libertà condizionata di cui ora Corona gode e che rischia di essergli revocata. Cosa che in altre parole si tradurrebbe con il ritorno in carcere con una pena residua da scontare di ancora 5 anni circa.

Ci sarebbe poi l’aspetto fiscale della questione e la sproporzione tra il pos di 1,7 milioni di euro in contanti e il fatto che essi equivalgano al doppio delle dichiarazioni dei redditi di Corona negli ultimi 9 anni, con appena 4.000 euro in tutto dal 2012. Un mare di tasse evase per di più in modo spudorato. Tutte questioni serissime specie per il diretto interessato ma, allo spettatore medio che fa presto a fare due conti, non può non sorgere la domanda ‘che diavolo di lavoro farà mai Corona per essere pagato così?’.

Ricapitoliamo: Corona è libero dal 18 giugno del 2015 e da quel giorno è autorizzato dai giudici del tribunale di Sorveglianza a riprendere il suo lavoro. Ricomincia quindi con le comparsate a pagamento in discoteche e eventi vari in giro per l’Italia. Ovviamente e giustamente viene pagato e quel milione e sette nel controsoffitto, dice lui, sono parte di quei pagamenti. In nero, altrettanto ovviamente e meno giustamente. A parte il dubbio su come si faccia a trovare così tanti contanti in modo lecito, quella cifra divisa per i circa 400 giorni che Corona ha avuto a disposizione per lavorare da quando è uscito si traduce in 4000 euro al giorno di compenso, sabati, domeniche, festivi e quant’altro compresi.

Il Tribunale ha concesso a Corona la possibilità di scontare parte della pena fuori dal carcere dopo il periodo trascorso nella comunità di Don Mazzi, Corona ha seguito positivamente un percorso ‘orientato al cambiamento del suo stile di vita’, ha rispettato gli impegni avviando una ‘rimeditazione’ su se stesso e, nel frattempo, ha trovato appunto il tempo per portarsi a casa 1.760.000 euro in nero. Ancora una volta, che lavoro è mai quello delle “comparsate”? I redditi murati di Corona aprono all’osservatore esterno, all’uomo comune e non vip, un mondo: c’è gente che dà, paga, sborsa diecimila a sera perché uno come Corona si faccia vedere nel suo locale. Incredibile, incredibile ma vero. Anche questa è Italia vera.