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Hillary regina della mezza bugia. 68% americani: “disonesta”

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ROMA – Hillary Clinton candidata democratica alla Casa Bianca ha raccontato al paese l’ultima di una serie infinita di mezze bugie, ha detto di non aver parlato in pubblico della sua polmonite perché non pensava fosse una cosa di qualche interesse, insomma un problema. Mezza bugia, anche più di mezza: ha tenuto nascosta il più possibile la malattia perché una candidata malata non fa bene all’immagine durante una campagna elettorale. Prova ne sia che il suo ufficio stampa ha tentato di negare anche l’evidenza parlando in un primo momento di “colpo di calore”.

Hillary è così da sempre, regina della mezza bugia e della mezza verità. Scrive Lucia Annunziata nel suo Blog “prendere o lasciare”. E gli elettori americani non sanno ancora se prendere o lasciare. Il 68 per cento degli americani (percentuale incredibile) considera Hillary “disonesta”. Disonesto negli Usa affibbiato a un politici non significa ladro come da noi, significa che non dice la verità, mai la piena verità e la verità la nasconde. Al tempo stesso i sondaggi sulle intenzioni di voto danno Clinton candidata davanti, non di molto ma davanti, a Trump. Hillary è accreditata in media di un 45/48 per cento di voti a suo favore.

Come si spiegano, si legano il 68 per cento che la ritiene “disonesta” e il 48 per cento pronto a votarla? Si spiegano con Trump. Trump presidente è una possibilità che letteralmente spaventa i neri, i latinos, gli asiatici e al tempo stesso i wasp (bianchi, anglosassoni e protestanti) dotati di un titolo di studio e gran parte dell’elettorato femminile. Trump presidente spaventa gli slums e l’establishement, appare a gran parte degli americani come la possibilità concreta di un pazzo incompetente e presuntuoso con in mano la valigetta dei poteri supremi.

Ecco dunque che Hillary ufficialmente “antipatica” ai più e “disonesta” per i più resta in testa ai sondaggi. Resta o restava? Dopo il video che tutti hanno guardato del passo che manca, ginocchia si piegano, scarpa che vola via, dopo la scena della massima debolezza fisica in pubblico di quello che domani dovrebbe essere il comandante in capo, Trump risale un po’ nei sondaggi. Ma non è questa la svolta della campagna elettorale americana.

La svolta è nella frase di ex consigliere della Casa Bianca democratica: “Gli antibiotici possono curare la polmonite ma qual è la cura per una non salutare inclinazione alla privacy che crea inutili problemi?”. Linguaggio diplomatici ma preciso: è questa sua sorta di ossessione al silenzio che azzoppa Hillary. Mezze verità e anche meno all’epoca della Lewinski quando Bill era presidente. Mezze verità sulle email pubblico/private. Mezze verità sulla sua salute dopo la caduta e il grumo sanguigno. Mezze verità sulla polmonite.

Di Hillary l’elettorato statunitense, anche quello democratico, non si fida. Ma ci si affida, almeno fino ad oggi, perché Trump presidente è sedersi su una cassa di dinamite con una sigaretta accesa in bocca. Forse, forse l’elettorato americano sopporterà, ingoierà anche l’ultima mezza verità, quella sulla polmonite. Forse. Ma la malattia, la vera malattia di Hillary, il negare, nascondere, manipolare, è davvero ad uno stadio grave. Il silenzio sulla polmonite era ovviamente politicamente suicida. Non averlo capito non è certo da presidente.

Post Scriptum: prima di arricciare fortemente il naso per il troppo tacere e troppo non dire della Clinton candidata, noi italiano è bene si conti fino a dieci. E in quei dieci secondi ricordare che da noi il politico che mente, ogni giorno palesemente mente in televisione, in piazza, sui giornali…da noi il politico che mente bene h un suo vasto pubblico di estimatori e comunque quando viene scoperto in flagrante menzogna la cosa è universalmente considerata peccato veniale, anzi normale deviazione professionale.