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Ilaria Capua espulsa dall’Italia dai trafficanti di virus

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ROMA – Ilaria Capua è stata espulsa, è stata espulsa dal Parlamento italiano e dall’Italia dai trafficanti di virus. Non quelli però con cui era accusata contrabbandare provette ed agenti patogeni per denaro e con cui invece non aveva nulla a che fare, ma dai trafficanti di virus delle idee, dalla mala giustizia italiana e, soprattutto, da quell’allergia che il nostro Paese sembra avere nei confronti della scienza, del rigore e del metodo scientifico, visti più o meno come ai tempi dell’Inquisizione spagnola, e cioè con sospetto e paura.

E’ stata espulsa, l’ormai ex parlamentare, dall’ignoranza. Ilaria Capua è una delle più importanti studiose italiane, nel 2006 aveva individuato un ceppo dell’aviaria e, anziché brevettare quella scoperta, l’aveva resa pubblica. In altre parole l’aveva regalata alla comunità scientifica non brevettando la sua scoperta e rinunciando così a possibili guadagni. Aveva poi promosso una campagna internazionale a favore del libero accesso ai dati sulle sequenze genetiche dei virus e, nel 2007, Scientific American l’aveva inserita tra i cinquanta scienziati più importanti del mondo mentre, un anno dopo, nel 2008, la rivista americana Seed l’aveva inclusa tra le cinque revolutionary minds.

Ragioni per cui Mario Monti l’aveva voluta con sé in politica e nel 2013 era stata eletta in Parlamento con Scelta Civica dove l’avevano poi incaricata della vicepresidenza della Commissione Cultura. Salvo poi scoprirsi un anno dopo indagata per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, abuso di ufficio e traffico illecito di virus. Ma soprattutto, e questo riguardava lei sola e non anche il marito e i dirigenti del ministero della Salute e dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie inseriti nell’inchiesta, veniva accusata di aver posto “le condizioni per il reato di epidemia”. Cioè accusata di spargere virus e malattie per vendere farmaci. Accusa infamante e ignorante.

Punibile con l’ergastolo. Un’accusa molto grave. Una vicenda che, si scoprirà, risaliva ai primi anni duemila e che si risolverà, senza che la Capua sia mai stata sentita da un magistrato o giudicata, con il suo proscioglimento da tutte le accuse. E’ qui c’è quella fetta di giustizia italica che giustizia si fa fatica a definire. Anni per un proscioglimento e, cosa ancor più grave, senza che l’interessata sia mai ascoltata o abbia la possibilità di dire la sua e difendersi non sono infatti giustizia. In mezzo, anni di calvario in Parlamento e fuori. Ma soprattutto nei cosiddetti palazzi del potere dove viene senza mezzi termini definita assassina e invitata, dai 5Stelle, “nel dubbio a dimettersi”. Gianluca Vacca, Silvia Chimienti, due fra i tanti parlamentari M5S che volevano le dimissioni dell’untore. Due tra i tanti che oggi nel nostro paese pensano che la peste, ogni peste, sia la conseguenza del maligno travestito da scienziato

Dimissioni che alla fine sono arrivate, ma non “nel dubbio” come chiesto dai grillini ma, al contrario, come scrive nella sua lettera la Capua, per una decisione “che ho maturato nel tempo e che si è articolata intorno alla parola ‘rispetto’”.

“Non ci piace pensarlo – scrive l’ex parlamentare -, ma ognuno di noi ha un tempo limitato che gli resta da vivere – e utilizzare al meglio quel tempo è una forma di rispetto verso se stessi e verso gli altri. Anzi un dovere. Ho sentito quindi, che fosse giunto il momento di tornare ad usare il mio tempo al meglio, di tornare nel mondo scientifico. (…) Una donna di scienza nel quale questo Paese e l’Europa hanno investito ha il dovere di non fermarsi. Ha il dovere di continuare a condurre le proprie ricerche nonostante tutto, perché la scienza è di tutti ed è strumento essenziale per il progresso”.

Oggi, dopo la sua lettera di dimissioni, parlamentari del Pd come di Forza Italia si affrettano a rammaricarsi della perdita. Mentre tacciono i grillini. Ma dichiarazioni del dopo a parte la Camera dei Deputati ha accettato le dimissioni della scienziata italiana. Un fatto decisamente inconsueto in un Parlamento abituato a respingere quasi senza se e e senza ma gli addii dei suoi membri. Ma il punto è proprio questo, la Capua, con il suo rigore scientifico, con il suo metodo imparziale figlio delle esperienze nel mondo della scienza, non è mai stata un membro del Parlamento e questo non la ha mai difesa percependola come cosa ‘altra’.

Non è però questa una colpa dei nostri parlamentari, o almeno non solo loro visto che altro non fanno se non rappresentare il sentimento degli elettori. Che della scienza diffidano per primi. La Capua ora si è trasferita negli Usa, in Florida, dove sarà professoressa universitaria full time e dove dirigerà un centro di ricerca d’eccellenza. Un centro che avrebbe voluto creare in Italia ma che nel nostro Paese non esiste e probabilmente non esisterà. Perché siamo il Paese che si commuove guardando lo spot pro ricerca di Checco Zalone ma che continua, in larga parte, ad alzare il naso cercando le scie chimiche. E tra parentesi l’inchiesta in cui è finita la Capua proprio dagli Usa era partita.

Ma lì le responsabilità sono state accertate. Lì vige il pensiero scientifico, moderno. Qui da noi abita e talvolta regna il pensiero magico, quello che odia e diffida della scienza, il pensiero delle scie chimiche nei cieli, delle guarigioni miracolose purché senza farmaci, dei chip sotto pelle impiantati dai governi, dei vaccini veleno. Un pensiero cui presta omaggio spesso e volentieri la tv, la comunicazione di massa, i giornali. E cui ha reso omaggio anche il Parlamento: 238 sì per accettare le dimissioni della Capua e 179 no sono un risultato inconsueto. Di solito le Camere respingono le dimissioni dei propri membri, anche i più discussi, i più compromessi.

Le dimissioni della Capua sono state invece accettate. In effetti che ci faceva una donna di scienza, una cittadina veramente civile in Parlamento? Non aveva nulla da farci, in Parlamento e in Italia. Quindi i trafficanti di virus, il virus della mala giustizia, dell’ignoranza, della superstizione, del furore di popolo l’hanno finalmente espulsa dal loro territorio, dal territorio che controllano.