Riccardo Galli

Ilaria Capua: il peggio, senza vergogna, di stampa, magistratura, politica e web

Ilaria Capua: il peggio, senza vergogna, di stampa, magistratura, politica e web

Ilaria Capua: il peggio, senza vergogna, di stampa, magistratura, politica e web

ROMA –Ilaria Capua, si può mettere insieme, condensare in un’unica storia e su una sola persona tutto il peggio che la politica, il web, il giornalismo e la magistratura italiana riescono a produrre? Il compito è arduo perché, senza voler fare di tutta l’erba un fascio, il nostro è un Paese che quando vuole dare il peggio di sé è a livelli da campionato galattico, ma la risposta è: sì, un secco sì. E la dimostrazione è l’umiliante vicenda di Ilaria Capua. Attenzione però, l’aggettivo umiliante non si riferisce alla donna in questione, ma al Paese (il nostro) che ha mostrato davvero tutti i suoi volti peggiori.

Quali? Lasciamo l’elenco a Mattia Feltri: “presunzione di colpevolezza, gogna mediatica, diffusione di intercettazioni telefoniche, manganellatura via social, odio per la casta, pregiudizio tonante, superstizione, sospetto verso la scienza, per i vaccini, rifiuto dell elites, spreco delle risorse migliori, fuga dei cervelli, rapporti sclerotici tra stampa e Procure, incapacità di chiedere scusa, sessismo…”. E Feltri è stato gentile, vanno aggiunti: viltà diffusa e sparsa in Parlamento, tronfia irresponsabilità del giornalismo, supponenza altera e ignorante della magistratura inquirente, plauso di popolo allo “a morte la strega”. Cioè la scienziata, strega e scienziata da noi spesso nella cultura di popolo coincidono, come attesta maestro web.

Il peggio e su tutto, più di tutto il peggio senza vergogna. Non c’è visibile traccia di imbarazzo e vergogna là dove dovrebbe esserci nella stampa, in Parlamento, in magistratura, nel web.

La storia di Ilaria comincia nella primavera del 2014. O almeno la storia per cui tutti noi in quanto italiani dovremmo sentire una punta di vergogna e imbarazzo. E’ allora che la Capua scopre di essere coinvolta in un’indagine su traffici internazionali di virus, accusata di diffondere epidemie per lucrare sulle cure in combutta con le case farmaceutiche. In realtà questo non è che l’inizio della pagina più triste della storia di Ilaria. La sua Storia vera, quella con la ‘S’ maiuscola, comincia invece molto prima, all’università di Perugia dove Ilaria Capua si laurea in Veterinaria; continua a Pisa dove arriva la specializzazione in Sanità pubblica veterinaria e prosegue a Padova con il dottorato di ricerca. Dieci anni di studio che portano la Capua, insieme al lavoro degli anni successivi, a divenire una scienziata di fama mondiale. Sconosciuta ovviamente ai più che di scienza non sanno nulla ma nota come un Messi qualsiasi in quello che definiamo ‘ambiente scientifico’. La Capua, la dottoressa Capua pubblica su riviste internazionali e vince prestigiosi premi, oltre a creare un laboratorio d’eccellenza in provincia di Padova rendendolo un punto di riferimento per gli studi sui virus. Nel 2006 codifica la sequenza genetica del primo ceppo africano di influenza H5N1 (la famigerata aviaria) e, anziché depositarlo in un database limitato, accessibile solo ai centri più autorevoli, lo ha condiviso coi centri di tutto il pianeta, sfidando e ribaltando il sistema.

Decide quindi di candidarsi ed entrare in Parlamento, per sdebitarsi con lo Stato che ha investito su di lei e sui suoi studi dice, e nel farlo rinuncia a stipendio e previdenza spiegando che per lei la politica è “servizio civile”. Quella che con un pizzico di retorica definiremmo ‘una bella storia italiana’. Ma solo fin qui, perché da questo punto in poi l’Italia metterà in campo il peggio che ha nel campionario. In ordine meramente cronologico, perché a voler stilare una classifica è davvero un compito improbo stabilire chi ha fatto peggio, scendono in campo la magistratura, il giornalismo, il web e la politica.

La prima, la magistratura, mostra la sua faccia fatta di ottusità, burocrazia, superficialità e confeziona un’inchiesta che dura la bellezza di 10 anni. Un’inchiesta durante la quale i diretti interessati, Capua in testa, non vengono né informati né sentiti. Un’inchiesta che paventa reati gravissimi come la diffusione di epidemie a fini di lucro con p**e potenziali sino all’ergastolo. Un’inchiesta che sarà costata alle nostre tasche parecchi denari e che si risolverà, dopo due lustri, in un gigantesco buco nell’acqua. Poi, mentre l’inchiesta sta entrando nel suo decimo anno di vita, i magistrati che così brillantemente l’hanno condotta decidono di far uscire la notizia.

E qui arriva il giornalismo, quello fatto male, quello fatto di voci non verificate: L’Espresso pubblica in prima la notizia dell’indagine, creando volutamente il mostro, e riportando dati assolutamente inesatti. Dati che nella migliore delle ipotesi sono stati forniti al settimanale e da questo non verificati o, peggio, del tutto inventati. Tanto per fare un esempio, l’articolo racconta che la Capua avrebbe causato un’epidemia, nel 1999, con il virus H7N3. Peccato che in quell’anno ci sia stata sì un’epidemia, ma causata da un altro virus: l’H7N1. Non è una differenza da poco, cambia una cifra ma sono due virus diversi. Il virus H7N3 non è mai arrivato in Europa e non infetta le persone, soltanto gli animali. Nel 2014 esisteva internet, e sarebbe bastato Google per verificare le informazioni. Ma Google, per alcuni giornalisti, vale meno di una soffiata di un Pm. Magistrati e giornalisti danno così vita alla combinazione peggiore possibile dei loro rispettivi lavori fatti male.

Ma non è tutto: non può mancare il web. In rete e sui social l’untrice diventa una “Grandissima zoccola” che “Meriterebbe di iniettarglielo a forza il virus”. “Iniettateglielo a lei!!!!”, “Alla gogna!!!!” sono i saluti che la scienziata italiana, eccellenza mondiale, riceve quotidianamente. Dal web all politica il passaggio è ormai breve, anzi immediato grazie ai 5Stelle che nella rete vorrebbero vivere. Alessandro Di Battista scrive un tweet con l’hashtag #arrestanovoi, anche se non è stato arrestato nessuno, e il Movimento chiede le dimissioni dalla commissione Cultura (che si occupa anche di scienza) e dal Parlamento. Alla fine di questo calvario la Capua sarà assolta, anzi no, verrà prosciolta senza nemmeno bisogno di andare a processo. La giudice scrive: “L’insussistenza del delitto va affermata, peraltro, sulla base delle seguenti circostanze: mancanza prima di tutto dell’evento”, per lei hanno finito col “costruire accuse del tutto prive di fondamento”. Per fortuna di Ilaria, e della scienza, al peggio dell’Italia si può anche sopravvivere. Ovviamente all’estero. La Capua ora dirige un centro universitario d’eccellenza. In Florida.

To Top