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Isis, Europei calcio porte chiuse, nei ritiri incubo Monaco

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ROMA –Isis minaccia Europei di calcio in Francia, ci si difenderà dai possibili kamikaze agli stadi anche con partite giocate senza spettatori. E i ritiri saranno vigilati da uomini delle forze speciali per impedire una replica di quel che già accadde nel 1972 a Monaco.

Possibili partite a porte chiuse e ad orari diversi da quelli pianificati, e poi teste di cuoio nei ritiri delle squadre, almeno due, ma senza limiti verso l’alto. Si avvicina così l’Europeo di Francia in programma da giugno. Un Europeo che a cento giorni dal via vive già con l’incubo di una nuova Monaco ’72.

Due giorni fa, dall’organizzazione, per la prima volta si è parlato di possibili incontri da svolgere “a porte chiuse” nella fase finale del torneo: 51 partite tra 24 squadre in 10 stadi di 10 città differenti. Martin Kallen, direttore generale di Euro 2016, ha ipotizzato “incontri rinviati o in ritardo”, partite spostate in sedi diverse da quelle previste e match senza pubblico.

Il rischio e la paura sono, ovviamente, quelli legati al terrorismo. Timore che vale e varrebbe come per ogni grande manifestazione pubblica, ma che preoccupa ancor di più per i ‘precedenti’ di Parigi e della Francia e, in particolare, per i kamikaze che già presero di mira una gara di calcio giocata nella capitale francese: Francia-­Germania, giocata allo stadio Saint Denis ‘quel’ 13 novembre. Terrorismo, che in un’altra epoca e in un’altra forma già 40 anni fa insanguinò un’evento sportivo: le Olimpiadi di Monaco del 1972.

Erano le 4 del mattino del 5 settembre quando 8 membri di Settembre Nero, un movimento affiliato all’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, fecero irruzione nella palazzina degli atleti israeliani, uccidendone subito due (Moshe Weinberg, allenatore di lotta greco­romana, e Yossef Romano, specializzato nel sollevamento pesi, che avevano tentato di fermarli) e sequestrandone altri nove. Dopo poco meno di 24 ore spese tra trattative e trasferimenti all’aeroporto, senza che le gare venissero sospese, l’attentato si risolse in una carneficina. Quando verso le 22.30 gli elicotteri con gli ostaggi atterrarono sulla pista dove, in teoria, era pronto un aereo per il Cairo, due dei membri del commando corsero a ispezionare l’aereo, rendendosi conto che era vuoto e tornarono di corsa agli elicotteri. Si trattava di una trappola: accanto all’aereo, la polizia tedesca voleva liberare gli atleti in un’operazione che si sarebbe rivelata fallimentare.

L’area venne illuminata e gli agenti aprirono il fuoco. La sparatoria durò circa un’ora. Nell’operazione morirono tutti gli atleti sequestrati, cinque terroristi e un poliziotto tedesco. Non sono però gli stadi l’unica preoccupazione degli organizzatori e delle forze di polizia di tutta Europa. Il rischio pesa infatti ovunque, su ogni partita come su ogni sede di ritiro o campo di allenamento e su ogni “fan zone” dove saranno accalcati migliaia di tifosi per seguire i match sui maxischermi o per fare festa fino a tarda sera. L’Italia, come confermato dalla relazione semestrale degli 007, è “sempre più esposta alla minaccia jihadista”.

E l’Ansa a Parigi ne ha avuto la conferma da fonti della sicurezza internazionale: “il rischio ­ dice la fonte ­ verrà valutato all’approssimarsi dell’inizio del torneo, il 10 giugno. Le condizioni saranno cambiate rispetto ad oggi, così come i rischi legati alla politica internazionale. L’Italia è data come un obiettivo potenzialmente in crescita”. Su come gestire le fan zone, vale a dire le piazze piene, il dibattito è ancora aperto, con il consulente del primo ministro francese Manuel Valls per il terrorismo Alain Bauer che ha sottolineato alcune criticità definendole “non gestibili”: “Non possiamo inventare persone non addestrate o nondisponibili – aveva spiegato un mese dopo gli attacchi di novembre –. Abbiamo lasciato agli organizzatori il tempo di fare una scelta”.

Una tesi contestata dal presidente del comitato organizzatore Jaques Lambert e da Helmut Spahn, responsabile della sicurezza a Germania 2006, secondo cui “avere molte persone in unico spazio facilita il controllo poiché riduce il numero di potenziali obiettivi”. Alzare il livello della sicurezza nelle fan zone non sarà comunque semplice: recinzioni e controlli con metal detector sono opzioni usate già in passato ma comportano, spiega Spahn, “un numero enorme di ingressi e di personale”; mentre proibire l’ingresso agli zaini è praticamente impossibile visto che la maggioranza dei tifosi arriverà dall’estero e trascorrerà molte ore all’esterno del proprio alloggio. Più chiara è invece la ‘copertura’ dei ritiri delle varie nazionali, a cominciare da quelle potenzialmente più esposte.

Le stesse fonti della sicurezza internazionale sentite dell’Ansa spiegano infatti che in ogni campo base, sede di ritiro delle 24 squadre, ci saranno ­ oltre a gendarmi e poliziotti ­ anche “uomini delle squadre speciali antiterrorismo, i GIGN e i RAID. Come minimo due per ogni ritiro”. Senza limiti di dispiegamento però se la delegazione da proteggere risulterà particolarmente a rischio. Nel mirino, secondo gli organizzatori, ci sono soprattutto “cinque partite” fra le 36 della prima fase, quelle sulle quali si sta al momento muovendo la sicurezza. Non si sa quali siano, anche se gli indizi tendono a concentrarsi su quelle che vedono coinvolti i Paesi già considerati a rischio jihad, Francia in testa. Per quanto riguarda gli azzurri, almeno sulla carta, potrebbe essere sotto osservazione Belgio­Italia del 13 giugno a Lione, visto anche come il territorio belga si è dimostrato centrale nell’organizzazione e nella logistica degli attentati.