Riccardo Galli

Le Pen il fuoco che squaglia il sistema e…ci brucia il sedere

ROMA – Le Pen presidente è certamente fuoco capace di squagliare il sistema, tutto il sistema, quel sistema che sta sullo stomaco ad un sacco di gente: Marine Le Pen presidente della Repubblica di Francia a maggio significa squaglia squaglia dall’euro, dell’euro, dalla Unione Europea e della Ue. Le Pen presidente con tutta questa roba ci farebbe un bel falò. E gli altri paesi d’Europa non starebbero lì a inutilmente raccogliere tizzoni ardenti e braci. Si squaglierebbero anche loro, nel senso di mollare e ciascuno per sé, dio per tutti.

C’è gente, tanta, che fa festa all’idea del grande falò che squaglia il sistema. E’ come se degli orsi bianchi facessero festa perché si squaglia la banchisa di ghiaccio. Sì, al primo squaglio sembra agli orsi più facile inseguire e catturare foche in acqua. Ma ben presto se la banchisa diventa acqua gli orsi devono andare verso la terraferma. E sulla terra ferma prede, cibo ce n’è poco o nulla, la banchisa serve agli orsi per poter avvicinare il cibo che dalla terra ferma è quasi sempre lontano. La banchisa è indispensabile agli orsi per mangiare, sopravvivere e non vivere di stenti. Gli orsi lo sanno, i sovranisti no.

Se si squaglia la banchisa Europa l’Italia resta sola. Sola con il suo mostruoso debito pubblico. Ogni anno tra i 70 e gli 80 miliardi di soli interessi sul debito da pagare. E ci fanno credito, ci prestano soldi con cui paghiamo stipendi e pensioni solo perché e se stiamo sulla banchisa. Se si squaglia il sistema restiamo da soli con la nostra bassa produttività, alta e inefficiente spesa, sovra costi da corruzione e burocrazia, zavorra da rendita di lobby, mestieri e professioni. Il fuoco che squaglia il sistema è lo stesso che ci brucia…il sedere. A quel fuoco i nostri patrimoni, redditi, stipendi, pensioni, profitti, i nostri soldi pochi o tanti che siano ci si consumano in tasca. Ma c’è gente, tanta, che fa festa solo all’idea del falò.

Lo chiamano populismo. Parola che dice e definisce poco. Populismo, parola che probabilmente abbiamo cominciato ad usare e usiamo perché non abbiamo nessuna voglia di usarne altre. Non vogliamo neanche pensare che siano altre le parole più appropriate da usare.

Che parole? Dunque come lo chiamiamo un fenomeno politico e sociale che ha come suo primo pilastro la predicazione del “primato” di un popolo, una nazione sopra e svincolata da altri popoli e nazioni? America prima, Gran Bretagna prima. Prima i francesi, Prima gli italiani…lo dicono e lo ripetono  festosi in tanti. Ma “primo” arriva uno solo se si corre l’un contro l’altro. Tutti “primi” è una bugia. Una bugia che cova e prepara di peggio che una bugia.

Primatismo e nazionalismo. Non patriottismo ma nazionalismo diffidente e scettico verso le altre nazioni. Nazionalismo dei confini, della terra e del sangue. Squagliare, mandare al falò gli accordi di libero scambio commerciale e anche delle alleanze militari, bruciare le regole che legano le economie nazionali, dissolvere in fornace la moneta comune. E dissolvere i confini comuni. E stabilire, proteggere, onorare identità etniche.

E coniugare, fare un solo fascio da bruciare i Parlamenti, l’establishment, la politica, gli argini istituzionali, la democrazia delegata e dei contrappesi. E predicare che la cosa comune, la res publica è solo l’inganno dei potenti. E indicare ai popoli un radioso destino a portata di mano solo che si mettano i “nemici” in condizioni di non nuocere. E smontare quelle poche regole briglia messe alla finanza internazionale raccontando al popolo che lo si fa per il suo bene. E rompere il tabù “demoplutocratico” del sistema ostile ai popoli…

Come lo chiamiamo tutto questo che vince e avanza e che se la Le Pen diventa presidente accende il falò..? Qual è la parola giusta? Meglio continuare a chiamarlo populismo che è sbagliato ma è meglio, magari la storia ci sta facendo solo uno scherzo e poi si ripiglia, magari…

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