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Mannequin challenge: tutti insieme nell’attimo eterno, e cretino

La foto di di Riccardo Galli

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ROMA – Mannequin challenge, si chiama così ed è inutile e riduttivo tradurre in “gara dei manichini”. Mannequin challenge si diffonde e contagia, va che è un piacere sui social network, ma ha già robuste teste di ponte sulle spiagge ed entroterra della televisione della stampa. Soprattutto fa tanto vip, insomma le persone che contano fanno mannequin challenge e la gente fa presto a rivoltare l’equazione e a pensare che se fa mannequin challenge uno qualsiasi allora almeno un po’ esce dall’anonimato.

Hanno tenuto in vario modo e varia intensità a farci sapere che hanno fatto mannequin challenge Hillary Clinton (prima o dopo la sconfitta?). E Ivanka Trump occhieggia dai nostri smartphone mentre fa la sua “gara dei manichini”. E tardone ma non tardivo Gianni Morandi, e Ronaldo e Vardy sui campi di calcio e fuori…Ma soprattutto uno che gioca a mannequin challenge ormai lo puoi incontrare anche per strada. Una strada qualunque in una città qualunque ad un’ora qualunque uno qualunque che si immobilizza, magari con un braccio largo e quasi teso e l’altro il palmo della mano sull’addome. Uno pensa: tra un po’ vomita? Sta fermando il traffico, anche pedonale, perché gli sono cadute le chiavi di casa nel tombino? Un pre infarto? Una innovativa maniera di attaccare bottone, rimorchiare? Un elegante e raffinato espediente di accattonaggio di target alto?

No, se guardate bene intorno a quell’uno qualunque ce n’è un altro e un’altro ancora e un altro, magari un’altra. Qualcuno dei qualunque di strada ha in mano uno smartphone per riprendere e immortalare la scema, anzi le scene, la sequenza, il campo lungo e la camera che scorre sul quadro vivente degli immobili, dei paralizzati nel gesto e nell’espressione che avevano al momento in cui è scattato il mannequin challenge. Perché, sia chiaro, la gara dei manichini è gioco e sport di gruppo.

Solo gioco e sport? Osserviamo con attenzione il prodotto, il risultato del mannequin challenge: il quadro vivente dei paralizzati in un primo momento richiama alla memoria le immagini di qualche pellicola in bianco e nero della fantascienza in cui il raggio più o meno mortale paralizzava le sue vittime prima di vaporizzarle. No, nulla a che fare con i quadri viventi alla Barry Lindon di Kubrick tanto per restare alle memorie cinematografiche. Non c’è bellezza, armonia, prospettiva né vita colta e fermata in un attimo senza tempo nei filmini-video di mannequin challenge. Né quadri classici e neanche tele dell’impressionismo e neanche immagini post figurative.

Quel che vegeta, vive e spunta e si fissa nei video manichini è una carrellata su umani alla ricerca disperata, sì disperata, dell’attimo eterno. Molti ridicoli e discretamente inconsapevoli di sé, protagonisti reali della vita pubblica e gente qualunque gioca a fissare appunto l’attimo. Gioco antico, lo si faceva e si fa fino a verso i 5/6 anni e poi si smette. I bambini in genere lo chiamano uno, due, tre, stella. Allo “stella” ci si congela nella posizione, gesto, espressione. I bambini giocano così a scoprire quanto controllano il loro corpo e giocano a farsi venir da ridere.

Gli adulti che dai venti fino ai 70 anni riprendono a giocare a uno, due, tre stella aggiungendovi sopra la tecnologia per farne un video e la cultura della condivisione come condizione ontologica dell’esistenza (se non è condiviso e filmato l’attimo non esiste) non sono dei semplici narcisi giocherelloni appunto. Sono mossi da un bisogno primario dell’umanità, dal fascino potente della ricerca dell’attimo eterno. Peccato che un qualche profondo istinto contemporaneo spinga molti umani a cercare e trovare l’attimo eterno insieme e in inscindibile unione con l’attimo cretino.

Ultim’ora: pare proprio che l’elettorato italiano sia pronto e quasi in posa per il suo “mannequin challenge” di massa il 4 di dicembre. Gruppone di maggioranza referendaria immobile nel video elettorale. L’attimo eterno appunto dell’elettorato italiano: sempre intento a chiedere ed esigere cambiamento, sempre intento a lamentare il non cambiamento e sempre, praticamente dal dopoguerra, deciso a dire No ad ogni proposta reale di cambiamento dello Stato e delle istituzioni.