Riccardo Galli

I mostri: finta pancia, compra neonato. Mulatto, lo scarta. E quelli del Suv e…

I mostri: finta pancia, compra neonato. Mulatto, lo scarta. E quelli del Suv e...

I mostri: finta pancia, compra neonato. Mulatto, lo scarta. E quelli del Suv e…

ROMA – I Mostri era il titolo di un film a episodi dove quella grande modalità narrativa che fu la commedia all’italiana declinava la nota e la tonalità del paradosso. Paradossali italiani venivano narrati a narrare quanta poca distanza ci fosse tra la cosiddetta normalità e appunto il paradosso. Il marito divoratore di televisione che non sente, non vuol sentire l’amante della moglie in camera da letto con lei, almeno fino a quando la Rai non mandi in onda la sigla di fine trasmissioni. Il pedone che rimprovera agli automobilisti di incalzarlo mentre attraversa sulle strisce, poi sale in macchina lui e punta le lamiere contro perfino le vecchiette…

I Mostri erano quelli del paradosso quotidiano e familiare. Adesso di Mostri, di paradossi da film, ne abbiamo altri. Abitano definitivamente la realtà. Ecco la prima storia.

In un punto del Lazio, meglio perfino non precisare quale, una donna di 35 si fa venire una voglia. Voglia di neonato. E ci pensa e ci lavora sopra. Si compra una pancia finta su Internet e la indossa per mesi. Che ci fa con una pancia finta? Fa vedere, simula di essere incinta, di questi tempi tutto finisce su facebook…

Simula di essere incinta perché nel frattempo ha “prenotato” un neonato. Ha cercato e trovato due più o meno disperati che glielo fanno, glielo concepiscono e tengono in pancia (quella vera) fino alla nascita. Chiavi in mano: 20 mila euro. Il concepito finalmente nasce e la padrona-acquirente va a ritirare la merce. Però appena vede la merce la rifiuta, la scarta: la pelle di quel corpicino è mulatta. Per fortuna il padre di quella creatura se lo riprende e lo tiene in buona cura, fino a che non arrivano polizia e servizi sociali.

La seconda nella galleria, nella ipotetica sceneggiatura dei Mostri 2.017 è, come dire, la coppia del Suv. Lui che a notte a Milano “brucia” un rosso al semaforo a forte velocità, prende in pieno altra macchina, scende, guarda e lascia ferito, agonizzante, quello che ha investito. Lo lascia nelle lamiere e scappa. Lui e sua moglie, cui è intestata la macchina, che per ore lo copre farfugliando improbabilità alla polizia.

Terza nella galleria l’infermiera, quella Emanuela Petrillo che si indigna, protesta e nega di non aver vaccinato, di aver fatto finta di vaccinare e si dichiara vittima anche se non si bene di chi. E i settemila bambini, tutti ufficialmente vaccinati negli anni e luoghi dove ha lavorato la Petrillo, trovati senza immunità perché non vaccinati che è stato a non farlo? Lo spirito santo?

Un posto in galleria dei mostri lo meritano di diritto quelli del camioncino con sopra la “coreografia” dei due poliziotti investiti e appiccicati, spiaccicati sul cofano e sul muso. Camioncino che faceva parte di un corteo per la liberalizzazione delle droghe leggere. Ecco, a voler essere gentili quelli del camioncino avevano fumato troppa e pessima roba. Ma non è il caso di esser gentili, quello che hanno fatto è stata giustamente definita una “porcata”. Peggio ancora una porcata ignorante e idiota perché ignorante. Come si fa a farsi venire in mente camioncini che spiaccicano ai tempi in cui camion veri macellano per strada e sono usati come arma di terrore? Peggio ancora degli autori della porcata solo quelli che li difendono con l’oscena tesi della “goliardata”.

Avanti c’è posto, in galleria e in platea della società italiana. Dove I Mostri a girarlo di nuovo non si farebbe fatica a trovare storie, attori e comparse. La gran fatica sarebbe tenere il confine tra il paradosso e la normalità.

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