Riccardo Galli

Obesità e sigarette: più studi più fumi, meno studi più ingrassi

Obesità e sigarette: più studi più fumi, meno studi più ingrassi

Obesità e sigarette: più studi più fumi, meno studi più ingrassi

ROMA – Chi non ha studiato, mangerà. Chi invece avrà passato più tempo sui libri vedrà crescere le sue  possibilità di diventare un fumatore. Lo dicono i dati Istat: bassa istruzione uguale maggiori probabilità di  finire in sovrappeso o, peggio, obesi. Ma se tra chi ha raggiunto livelli più alti d’istruzione il ‘rischio alimentare’ cala in modo proporzionale al crescere del titolo di studio, aumenta invece quello di cadere nel  vizio delle bionde. Ovviamente quelle da fumare.

A mettere in ordine i dati sciorinati dall’Istituto di Statistica è Riccardo Saporiti sul Sole24Ore. Dati che  raccontano come il rapporto tra istruzione ed educazione alimentare sia, almeno a livello statistico,  assolutamente diretto, con il 17,2% delle persone con più di 18 anni che hanno conseguito la sola licenza  elementare che diventano obese. Percentuale che scende all’11,5% tra chi ha terminato le medie, all’8,2%  tra chi ha passato l’esame di maturità sino ad arrivare al 5,2% di obesi tra gli italiani che si sono laureati. Una parabola perfettamente discendente che lascia immaginare come la cultura alimentare e l’educazione  al mangiar sano passino per l’educazione in generale. Se poi all’educazione si aggiunge che, mediamente,  chi ha raggiunto titoli di studi più alti riesce nella vita a trovare lavori più remunerativi e quindi ha  accesso a cibi di qualità migliore, ecco spiegato il dato.  Andamento che è invece meno lineare sul fronte fumo.

La percentuale più bassa di fumatori la si trova  infatti tra chi ha la licenza elementare (11,2%), ma pochi, relativamente, sono anche i fumatori che hanno  raggiunto la laurea (17,1%). Fuma molto di più chi ha raggiunto la licenza media o il diploma,  rispettivamente 22,8 e 22,4%. Andamenti più o meno lineari, quel che esce dall’analisi dell’Istat è che  l’eccesso di cibo è un vizio o una cattiva abitudine più diffusa tra chi ha studiato meno, mentre la sigaretta  è più comune tra chi invece ha trascorso più tempo sui libri.  Numeri che non rappresentano una buona notizia visto che sia l’obesità che la dipendenza da nicotina  sono un grave rischio per la salute. Ma numeri che, guardando alle cifre assolute, raccontano di un’Italia  che va un po’ meglio rispetto al passato, soprattutto sul versante sigarette.

Negli ultimi anni infatti i  fumatori nostrani sono diminuiti, passando dal 22% tra gli over 14 del 2007 al 19,8% del 2016 (anno cui  si riferisce l’analisi Istat), come è diminuito il numero di sigarette fumate, passato da 13,2 al giorno di 10  anni fa a 11,5 di oggi. Meno buoni ma non negativi invece i dati relativi al cibo che rimangono  sostanzialmente stabili o crescono di poco: gli obesi rappresentavano il 9,9% della popolazione nel 2005  ed il 10,4% lo scorso anno, mentre le persone in sovrappeso, che dodici anni fa erano il 34,7% degli over  18, l’anno passato sono saliti al 35,5, ma dopo aver toccato il 36,1% nel 2014.

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