Blitz quotidiano
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Parigi trema, Londra fugge, Europa si sfarina

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ROMA – Parigi trema, non di paura. Trema come tutta la Francia, ha le ginocchia molli. La Francia dal passo incerto e titubante, la Francia che più che incedere arranca. Settimane di scioperi, manifestazioni e scontri di piazza in una reazione durissima e violenta ad una legge sul lavoro che avvicinerebbe le regole francesi su licenziamenti, orari, produttività a quelle tedesche, italiane, per non dire inglesi. Ma i lavoratori francesi, soprattutto quelli pubblici, sono di fatto in rivolta. E l’intera o quasi società francese guarda loro con complicità emotiva: la gran parte della Francia non ci sta a cambiare, riformare un cavolo di niente dello status degli ultimi decenni. Il deficit? Chi se ne frega è la risposta di massa sbattuta in faccia oggi al governo Hollande socialista, domani a qualunque altro governo.

La Francia, giornate di scontri, anzi agguati, duelli, guerriglia tra bande armate del calcio tra loro e tra questi e la polizia. La Francia scelta come campo di esercitazione e terreno di battaglia dai picchiatori russi che vogliono scalzare dal trono della violenza gli inglesi e i polacchi stan lì a imitare. Una volta erano hooligans, ubriachi , vandali. Ora sono squadracce e squadristi, la Francia percorsa e battuta da “arditi” del nazionalismo, dei nazionalismi europei risorti anche  rimorchio di Euro 2016. A rimorchio, il calcio occasione e pretesto ma questi guerrieri del caos e della patria del calcio se ne fregano.

La Francia battuta con ritmo ormai quasi monotono dall’insolenza criminale del terrorismo jihadista, la Francia il cui primo ministro Valls fa sapere “Ci saranno altri morti, sarà una guerra lunga una generazione”. La Francia che trema con le ginocchia molli, pronta forse ad appoggiarsi al “maniglione” Le Pen e spalancare così l’uscita non di sicurezza ma quella che dà, sporge, spinge verso lo scivolo senza equilibrio. La Francia, un pilastro d’Europa che trema.

Londra fugge, dall’Europa e dal mondo. Londra che fu sinonimo di Impero ha gran voglia di chiudere al mondo. Sondaggi dicono Gran Bretagna voterà Brexit, addio alla Ue. Forse sì, forse no. Comunque mezzo paese è per la Brexit. Là dove l’abbandono dell’Europa, la fuga avrebbe dovuto essere opzione di chiara minoranza. Cameron apprendista stregone ha inventato e offerto il referendum per vincere le sue elezioni, ora rischia forte di essere travolto. Travolto dall’idea di popolo che gli “altri”, i non britannici, siano nocivi. Travolto da un nazionalismo che ha gli stessi tratti entusiasti e plebei dei nazionalismi di inizio secolo scorso.

Parigi trema, Londra fugge, Madrid è sotto ipnosi. Da sei mesi senza governo la Spagna rivota quasi senza speranza. Donald Tusk, presidente del Consiglio Europeo, ha detto che se Gran Bretagna vota Brexit “l’intera cultura politica dell’Europa contemporanea salta”. E’ un polacco Tusk, e i polacchi non amano granché la Ue. Però Tusk vede che se sarà Brexit mentre altri tremano, vacillano, fibrillano, la cultura politica europea del dopo seconda guerra mondiale, la mortificazione dei nazionalismi a vantaggio della cooperazione, sviluppo e pace tra nazioni è quello che salta. Salta come i denti di una zip.

Quando guardi i cinegiornali dell’Europa 1910 o giù di lì, quando guardi i cinegiornali dell’Europa 1930 o giù di lì sempre ti meravigli, non ti capaciti di come i contemporanei non capissero. L’Europa si sfarinava e loro ce l’avaevano sotto gli occhi ma non vedevano. Guardi i cinegiornali di allora ed è evidente la loro cecità. Già, ma chi li guarda oggi i cinegiornali di allora?