Riccardo Galli

Pimonte, signor sindaco Palummo: e se fosse stata sua figlia o sua nipote?

Pimonte, signor sindaco Palummo: e se fosse stata sua figlia o sua nipote?

Pimonte, signor sindaco Palummo: e se fosse stata sua figlia o sua nipote?

ROMA – Pimonte, signor sindaco Palummo: e se fosse stata sua figlia o sua nipote? Le sarebbe davvero venuta in mente la stessa definizione “una bambinata” per la violenza di gruppo subita più volte da una ragazzina di 15 anni del paese? Le sarebbe davvero, nel caso di figlia o nipote sua, sembrato opportuno consigliare di sì, insomma, metterci una pietra sopra e non farla tanto lunga, insomma quel che ha detto lei: “Ormai è passata, sono tutti minorenni”.

Lei questo ha detto e pensato, lo ha pensato nell’anima e testa sua e quindi lo ha detto ad una televisione in una trasmissione dal titolo quanto mai consono al caso “L’aria che tira”. Lo ha pensato e detto e ora dice però che è stata “voce dal sen (senno, non seno) fuggita”. Insomma, dice di averlo detto ma che non lo voleva dire. Dice che è stata “espressione infelice” dire “bambinata” se adolescenti violentano un’adolescente. Una dozzina di adolescenti. Lei adesso quasi chiede scusa, anche se a chiedere scusa, proprio scusa, proprio non ce la fa.

Perché si vede che lei è rammaricato, sinceramente rammaricato per quel che ha detto. Rammaricato certo, ma idea e pensiero non l’ha cambiati di certo. Le dispiace aver sollevato altra polvere e indiretto disdoro sulla comunità. Le dispiace essere “finito sui giornali”. Ma idea non l’ha cambiata. Dice che la violenza dei maschi sulle donne è cosa brutta, ci mancherebbe altro. Dicendo così non dice nulla.

Dice però se possibile una cosa ancora più grave e sbagliata della “bambinata”. La fa lunga e rotonda sul suo paese, Pimonte, e sulla gente che lo abita. Tutta lei dice “pulita”, impeccabile perfetta. Tutta. Ma tutta, proprio tutta non può essere. Quella dozzina di adolescenti violentatori non sono venuti né da Marte né da un barcone, né da un improbabile “fuori”. E hanno famiglie, parenti, amici. Lei, signor sindaco Michele Palummo, reca un gran danno alla sua comunità esentandola tutta a priori da ogni responsabilità delle proprie azioni.

Pensa così di essere un buon sindaco, un buon padre e nonno anche della sua comunità. Ma coprire, nascondere, eludere, aiutare a farla franca non è buon governo delle cose e degli uomini. Sono in molti a fare così in Italia, sono in molti a fare come lei. Ma questo non vi rende buoni sindaci, al massimo vi rende la stima e la protezione di quelli che avete protetto. In uno scambio sostanzialmente tribale.

E infine, signor sindaco Pallummo, sindaco, padre, nonno e anche insegnante come lei ricorda di essere, non è elegantissimo ricorrere all’argomento e se fosse stata sua figlia o sua nipote? Un argomento quello da noi usato che contiene anche un filo di forza eccessiva, quasi brutale. Ma come dirle altrimenti quel che è il peggio del suo pensare e dire? E il peggio è che lei non difende e protegge tutta la sua comunità, qualunque cosa faccia. Lei, qualunque cosa faccia, protegge i più e i più forti della sua comunità. La sua gente, la gente della dozzina e la gente del paese lei la protegge e copre a prescindere. Ma con i deboli, con la parte debole della sua gente lei non fa altrettanto: la ragazza violentata e poi derisa e poi emarginata fino ad essere costretta ad emigrare lei non la protegge. Perché ci vuol coraggio civile a proteggere i deboli e abile prudenza a proteggere i forti.

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