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Raggi resiste a…M5S. Ma Raggi quanto è M5S doc?

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ROMA- Raggi sindaca di Roma resiste da ieri sera a pressanti consigli del vertice M5S di allontanare o disfarsi di Raffaele Marra, Salvatore Romeo, Paola Muraro,  Raffaele De Dominicis. Un vice capo Gabinetto, un capo della segreteria politica, due Asri tutti non provenienti dalle fila M5S ma che in M5S governante hanno visto un’opportunità. Vengono da altri mondi, altri “giri”.  Altri ambienti politici, professionali e di affari. Ma con Raggi sindaca hanno legato subito per via di frequentazioni e affinità che non sono quelle M5S doc. Al punto che molto M5S romano e non invoca il “fuori chi non è dei nostri”. Ma aggi li ha accolti, promossi, difsi, ne ha fatto la sua squadra. Perché?

Perché…vasta domanda. L’imbarazzo oggi del vertice M5S, di Grillo in prima persona, consiste nel valutare quanto Raggi sia M5S e quanto invece sia il prodotto ambientale di certa Roma politica, professionale, affaristica. A Roma come altrove M5S è tane cose insieme, va dalla destra berlusconiana e qualunquista ino alla sinistra sedicente anti sistema passando e raccogliendo consenso in ogni segmento di opinione politica e gruppo sociale. Cè tutto e din tto, altrmnti non sarebbe stato 70 per cento dei voti al ballottaggio. Già, ma quanto è M5S doc sindaca Raggi?

Grillo deve appurare, decidere, calibrare. Non è facile per lui e per il Movimento. Se attestano che Raggi è M5S doc sdoganano un sacco di cose e persone imbarazzanti per M5S. Se dicono che Raggi non ha più le stimmate del Movimento sentenziano e contro firmano il disastro M5S a Roma. Scilla e Cariddi, padella e brace. Da cui il presunto leader Di Maio pensa di fuggire facendo l’indiano.

“Scusate, ho letto quella mail ma ho capito male”, ha detto Luigi Di Maio nell’ultima  giravolta messa in scena dai 5Stelle nell’intricata vicenda Raggi. Una vicenda infarcita dai silenzi  dei vertici pentastellati. Silenzi che nascondono l’imbarazzo di questi e del Movimento nei confronti di una sindaca che doveva rompere col passato e che si è invece rivelata saldamente attaccata ad un cordone ombelicale che la lega ad un mondo che di nuovo, specie a Roma, nulla ha: quello del mondo degli affari e della gestione del potere della destra Capitolina. Imbarazzo  figlio di un dubbio che nella testa di molti, elettori e vertici, ha preso la forma della domanda: ma  la Raggi quanto è 5Stelle? E la risposta non è scontata…

All’indomani del voto, quando si è trattato di comporre la giunta che avrebbe dovuto governare la  città eterna, nella squadra della Raggi erano stati inseriti, anche e grazie al favore dei vertici del  Movimento creato da Beppe Grillo, il capo di Gabinetto Carla Raineri e il super­assess0re al  Bilancio e alle Partecipate Marcello Minenna. Due nomi, non gli unici, che da quella giunta sono  già usciti, nemmeno 2 mesi dopo la nascita di questa.  Una “dipartita” che i vertici dei 5Stelle hanno più che accettato subito in nome di una supposta  autonomia della sindaca. Quegli stessi vertici hanno però ora chiesto alla Raggi di tagliare altri  rami di quella giunta, ed esattamente quei rami che sono il legame che lega la neosindaca a quel  mondo di alemanniana memoria, a partire dal responsabile della segreteria politica Salvatore  Romeo, passando per gli asri Muraro e De Dominicis e fino al fedelissimo Raffaele Marra.  Richieste a cui la Raggi vuole e cerca di resistere: Marra sarà sacrificato, Romeo solo  ridimensionato (nello stipendio e, pare, nell’incarico), mentre gli asri all’ambiente e al  bilancio restano dove sono.  E mentre è atteso l’incontro, si spera chiarificatore, tra Raggi e Grillo, paradossalmente in questa  vicenda a fare più rumore sono i silenzi dei 5Stelle che le loro, goffe, giustificazioni.

Di Maio, il  candidato premier in pectore del Movimento, ieri ha disertato la prima tv del nuovo programma di  Rai3 condotto da Gianluca Semprini. L’altro enfant prodige Alessandro Di Battista ha interrotto il  suo tour e ha limitato le sue apparizioni alle uscite su facebook, mentre del leader­garante Grillo  nessuna traccia, fatta eccezione per le promesse di un incontro a quattr’occhi con la sindaca prima  annunciato, poi smentito e ora di nuovo in arrivo.  Silenzi che come spesso accade nascondono imbarazzo, l’imbarazzo di aver scoperto che la Raggi  e la sua giunta poco hanno di quel nuovo che i 5Stelle promettevano e promettono. Il problema  non è tanto, o almeno non solo, l’indagine a carico della Muraro. Come non lo sono le  giustificazioni di lana caprina tirate in ballo: dall’avviso di garanzia diverso dall’indagine sino alla  mail letta male. Ma lo sono gli anni che la Muraro ha passato in Ama durante le precedenti  amministrazioni, quelle giudicate a dir poco disastrose dal Movimento e dai suoi elettori. E dalla  biografia della Raggi, quella biografia che l’ha portata a scegliere e la porta a difendere la Muraro.  Non c’è garantismo – che poi tra i grillini non dovrebbe aver asilo – ma ci sono rapporti di lunga  data. Rapporti che legano la sindaca al famoso studio legale Sammarco, quello definito ‘di Previti’  e quello che storicamente difende gli uomini delle istituzioni della destra romana. Quello stesso  studio che avrebbe suggerito il nome di De Dominicis e quei legami che hanno, anzi avevano, fatto  approdare in Campidoglio quel Marra che già con Alemanno e Polverini aveva lavorato.

Non  esattamente un buon curriculum nella narrazione grillina.  I silenzi hanno a lungo nascosto l’imbarazzo e l’incapacità dei vertici grillini nel gestire una sindaca  che si è rivelata un problema proprio su uno dei terreni più insidiosi. Erano infatti pronti i grillini, e  nessuno li avrebbe crocefissi, a difendere una sindaca con dei problemi altri, magari figli della sua  inesperienza. Ma doverla difendere su un terreno come quello del legame col mondo degli affari e  del potere della destra romana no, mai se lo sarebbero aspettato. Su Roma i 5Stelle si giocano  probabilmente le chances di governo nazionale. Ora tocca a Grillo capire se la Raggi è davvero una  dei 5Stelle o se invece si senta ancora più legata a quel mondo.