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Regioni, maxi buco 33 mld. Perché? Prima bilanci truccati

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ROMA – Regioni, governi regionali d’Italia. A parte i debiti, viaggiano con un deficit di gestione di 33 miliardi annui. Cioè nei loro bilanci c’è un buco di 33 miliardi. Trentatre miliardi sono un’enormità perché la cifra non si riferisce ai soldi che le Regioni italiane maneggiano, la cifra testa i soldi che ogni anno le Regioni italiane perdono, bruciano. E’ il loro passivo consolidato. Senza sorpresa in testa alla classifica del deficit il Lazio. Seguono Piemonte e Sicilia.

Ma come è possibile, come è stato possibile per le Regioni viaggiare a simile velocità di deficit senza che nessuno, sia pure in questo distratto paese, facesse una piega? E’ stato possibile perché, diciamo così, l’autovelox era truccato. Per decenni le Regioni potevano scrivere nel loro bilancio quello che volevano, potevano anche inventarselo. Tanto nessuno controllava nulla.

E infatti regolarmente fino a un paio di anni di fa le Regione, quale più quale meno, si sono inventate nei bilanci entrate immaginarie, fantasiose. Nei bilanci c’erano scritte le spese, quelle reali e concrete. E come, se non pareggiarle queste spese, almeno affiancare loro una qualche colonna di entrate? Inventandole appunto. Crediti fiscali inesigibili. Proventi futuribili. Chiacchiere in politichese trasformate in numeri di bilancio.

Poi è arrivato dal centro, dall’odiato governo centrale irrispettoso delle autonomie, l’ordine di togliere dai bilanci le entrate immaginarie. E la Corte dei Conti si è trovata a fare i conti ai bilanci più o meno reali delle Regioni. Che viaggiano appunto alla velocità di deficit 33 miliardi l’anno.

Contabilmente avrebbero dovuto chiudere bottega le Regioni. Ma ognuno intuisce che non si può (peccato). E allora le Regioni hanno contratto di fatto un mutuo trentennale con lo Stato (con tutti noi). Trenta anni per rientrare un po’ dal debito e smetterla di creare deficit.

Sotto questo “giogo” dei numeri però numerose Regioni scalpitano e soffrono. E con loro vaste forze politiche e sindacali, partiti antichi e nuovissimi uniti nella lotta dello “ognuno si fa il bilancio come gli pare”. E vasti strati di pubblica opinione e pubblica informazione spingono e tifano perché torni il tempo del bilancio truccato dal punto di vista delle entrate in modo che si possa spendere senza tante storie.

L’austerità di bilancio agonizza su scala europea e non ha curato il grande malato Europa. Ma se l’alternativa all’austerità è la politica di bilancio delle Regioni italiane e del loro ceto politico, allora l’austerità t’impicca e la spesa prima ti droga e poi ti sballa fino al camposanto. Si può scegliere…

A proposito, nel referendum di novembre c’è anche una diminuzione del potere delle Regioni di fare, disfare e truccare come loro pare. Qualcuno lo sa? Frega nulla a nessuno? E se fosse, a ricordarglielo, un’occasione per i votanti del rimpianto bilancio truccato?