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Scontrini e ricevute: su Rimborsopoli piovono assoluzioni

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ROMA – Scontrini, ricevute, note spese…se raccolti e presentati dai politici a giustificazione dell’uso “istituzionale” del denaro pubblico erano diventati non solo sospetti, erano esposti come la fiera dell’arroganza perfino cafona dei potenti. Le “mutande verdi” del presidente leghista della Regione Piemonte, Roberto Cota. I 56 conti di ristorante dell’allora sindaco di Roma Ignazio Marino che alcuni di quei conti dicevano pranzo con moglie e invece altro era l’ospite. E i libri, anche i manuali d’amore. E la falciatrice da giardino. Vastissimo era il campionario delle spese pazze e molto poco istituzionali messe in conto da consiglieri e membri di Giunta e presidenti dei governi locali.

In ogni Regione, in ogni Comune un’inchiesta che scoperchiava il mal costume di comprasi con i soldi pubblici la qualunque. Nelle Regioni e nei Comuni e non in Parlamento perché tra le varie autonomie gelosamente difese, anzi di più, da tutti i partiti c’era quella di destinare fondi, milioni di pubblici euro, ai gruppi consiliari. E poi i gruppi consiliari avevano l’autonomia di farci quello che gli pare. E finiva che i gruppi consiliari spartivano al loro interno, tipo siamo otto, c’è un milione. Fa 125 a testa più o meno. E ognuno degli otto spendeva i suoi 125 secondo cultura, carattere e gradimento. Erano i soldi pubblici per i consiglieri regionali e comunali come buoni sconto al supermercato: da spendere comunque.

In ogni Regione e grande Comune dunque un’inchiesta perché, come avrebbe detto la Minetti Nicole, “se ne vedevano di ogni”. La chiamammo Rimborsopoli. Rimborsopoli: la casta politica locale con le mani nella marmellata, intenta a produrre scontrini, ricevute, note spese per farsi appunto rimborsare acquisti e pagamenti che nulla avevano a che fare con l’attività politica e amministrativa.

Su Rimborsopoli, qualche anno dopo, piovono assoluzioni. Assolto Roberto Cota Lega Nord insieme a altri 14 consiglieri piemontesi di partiti vari. Ci sono anche condanne nella sentenza, ma i giudici hanno stabilito che nella casta molti erano innocenti. Che non tutti gli scontrini e le spese e le ricevute esibite da un politico sono traccia, spia e prova di arraffo di denaro pubblico. Che i più anzi, dopo essere stati condannati senza appello e dubbio dal tribunale della pubblica opinione e informazione, anno assolti dalla magistratura per non aver commesso reato. Magari non eleganti a tavola, alla tavola dello spendere, magari più che discutibili negli usi e costumi della gestione del denaro pubblico, ma non colpevoli di reato.

Assolto Ignazio Marino allora Pd sindaco di Roma. Ne avrà fatte tante discutibili e perfino sciocche ma non ha mangiato a sbafo con i soldi dei contribuenti e non ha fregato l’Inps pasticciando con le collaborazioni della sua onlus. Assolti a Torino e a Roma, due dei casi più clamorosi di Rimborsopoli.

E allora cosa ne è e resta di Rimborsopoli che ci convinse tutti magari a cambiare il prossimo voto o a negare a tutti il voto? Resta, e non è poco, che la regola per cui con i soldi pubblici i gruppi consiliari regionali e comunali ci fanno quello che gli pare, quella, almeno come regola scritta non c’è più. Cancellata. Almeno cancellato il diritto a spendere senza controllo e rendiconto. Che poi si sia cancellata anche l’abitudine e l’attitudine a farlo è dubbio legittimo. Ma la “patente” a fare come gli pare, la “patente” almeno è stata revocata.

E di Rimborsopoli resterebbe conseguenza, se la legge non sarà cancellata dal referendum, nel limite fissato appunto per legge agli stipendi dei consiglieri regionali e comunali. Oggi, di autonomia in autonomia, si viaggia ai cinquemila abbondanti netti fino ai novemila altrettanto abbondanti e netti. La legge fissa il massimo possibile al livello oggi minimo. La legge, quale legge? Quella per cui si vota Sì o No ilo 4 dicembre, già c’è anche questo dentro.

Non resta, svanisce, sfuma, evapora di Rimborsopoli la narrazione di grande successo del “tutti ladri, tutti in galera”. Le assoluzioni smontano, decompongono l’equazione politica uguale attività criminogena (equazione che piace tanto anche a diversi magistrati). Equazione su cui a turno si sono costruite fortune elettorali: prima furono i leghisti e parte della sinistra, poi perfino Berlusconi cavalcò l’equazione, da un po’ è il turno di Grillo. E’ ormai un quarto di secolo però che questa equazione regna nella pubblica opinione. Ci siamo affezionati, ci teniamo, è una “persona” cara e di famiglia. Vogliamo resti con noi. Non vogliamo che le tolgano il posto equazioni scontrose tipo politica incompetente uguale danno economico o politica teatrante uguale danno civile. Dai, una Rimborsopoli è sfiancata, ne troveremo un’altra.