Riccardo Galli

Siria, Mosca: “Esploso deposito ribelli”. Gas killer ha molti padri

Siria, Mosca: "Esploso deposito ribelli". Gas killer ha molti padri

Siria, Mosca: “Esploso deposito ribelli”. Gas killer ha molti padri (foto Ansa)

ROMA – Mosca, più precisamente i militari russi che hanno in Siria la loro aviazione, hanno dichiarato che “dopo accurata ricognizione ed esame dal cielo” sono in grado di affermare che gli aerei siriani che hanno bombardato Khan Sheikun hanno lì colpito un deposito, un edificio dove i ribelli che controllano la cittadina avevano immagazzinato armi chimiche. Dunque secondo Mosca non è stato un attacco di Assad, del regime di Damasco, contro i ribelli condotto con armi chimiche. Erano i ribelli ad averli quei gas che sono esplosi sotto il bombardamento.

Si può credere a Mosca quando parla di Siria e difende Assad? Poco ovviamente. Mosca è parte belligerante in Siria, fa la guerra al fianco di Assas, ciò che Mosca dice non può che mescolare verità e propaganda in miscela in cui i due elementi non sono separabili l’uno dall’altra. Quindi per credere a Mosca ci vorrebbero delle prove documentali che non ci sono e che in Siria nessuno è in grado di offrire.

Ma, se non si può credere a Mosca senza dubbi e verifiche, si può credere all’Osservatorio per i diritti umani che fornisce l gran parte delle informazioni dalla Siria e oggi da Khan Sheikun? L’Osservatorio gli occidentali, soprattutto i media occidentali, lo considerano una fonte e travasano senza filtro ciò che l’Osservatorio dice in tv e carta stampata. Ma l’Osservatorio è parte in causa tanto quanto Mosca, sta da sempre dalla parte dei ribelli. Quindi anche per credere all’Osservatorio che accusa e denuncia il bombardamento con armi chimiche ci vorrebbero prove documentali che però nessuno o quasi in Occidente chiede.

In assenza di prove certe e in presenza certa di abbondantissime opposte propagande non resta che affidarsi alla logica, al plausibile, al possibile.

Il gas è stato sganciato dall’aria, era in bombe che venivano dal cielo? Contro questa ipotesi c’è il numero delle vittime e dei colpiti. Forse cento morti e il doppio dei feriti sono una strage ma sono numeri troppo piccoli per un bombardamento niente meno che col gas Sarin come è stato scritto. Più aerei e più bombe con gas Sarin contaminano un’intera città, fanno migliaia di vittime. Se il gas è venuto da un bombardamento bisogna supporre una sola bomba o pochissime bombe caricate a gas. Questo è compatibile col il numero delle vittime che rimanda ad una concentrazione del danno in un solo punto, per quanto esteso. Se è stata l’aviazione siriana, allora bisogna supporre l’ordine e la missione di poche bombe al gas. E capirne il perché.

Il gas era Sarin? Improbabile nonostante quanto dicono medici e infermieri sul posto le cui dichiarazioni, lo si dimentica spesso, sono filtrate e controllate dai ribelli e sono elemento della propaganda islamista. Sarin è vera e propria arma batteriologica che contagia e stermina su vasta scala e di cui è molto difficile abbiano disponibilità oggi sia i militari di Assad che i ribelli islamisti. Più probabile si sia trattato di agenti chimici a base di cloro e zolfo letali sì ma artigianalmente assemblabili.

Il gas, qualunque fosse, poteva essere in un deposito dei ribelli colpito da una bomba durante gli attacchi? E’ possibile, anzi il tipo di contaminazione concentrata e ristretta risulta compatibile con l’ipotesi.

Assad e la Russia che controlla la sua aviazione avevano interesse politico ad usare il gas? Men che mai, è un danno per entrambi sullo scenario internazionale.

Assad e la Russia avevano interesse militare a colpire lì e proprio lì con il gas? Non lo sappiamo, mancano i dati. Ma è possibile che avessero un obiettivo specifico militare.

A chi tragicamente conviene che altri siriani muoiano sulla scena del mondo contaminati e soffocati dal gas? Qui non ci sono dubbi: conviene a chiunque voglia che la guerra in Siria continui perché fermarla oggi lo vede in condizioni di svantaggio sul campo. E sul campo, dopo il quasi accordo di Astana tra Russia e Turchia e in parte lo stesso Assad e parte dei ribelli, in svantaggio sono le milizie ribelli islamiste.

Non basta certo il cui prodest, a chi conviene per attribuire responsabilità della strage. Né c’è alcun elemento, anzi si sconfina nel complottismo quando si avanza l’ipotesi che i ribelli si siano auto colpiti con il gas per destare un processo internazionale che mandi all’aria l’accordo tregua di Astana che li penalizza.

Però un plausibile esame del fatto militare, una conoscenza minima degli effetti delle armi batteriologiche e una analisi del possibile sul campo dovrebbero bastare per farci dubitare della versione di una delle due parti che invece viene accolta e trasformata in versione ufficiale. Quel che è lecito pensare è che il gas killer di Kahn Sheikun ha molti possibili padri.

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