Riccardo Galli

Smog libero: carico e scarico merci come e quando gli pare

Smog libero: carico e scarico merci come e quando gli pare

Smog libero: carico e scarico merci come e quando gli pare

ROMA – Auto a 30 all’ora, termosifoni meno caldi e accesi per meno tempo e poco più. Sono queste le novità e linee guida del governo per affrontare l’emergenza smog. Emergenza che in realtà tale non è, manca infatti del tutto la caratteristica dell’imprevedibilità, ma che viene affrontata ancora una volta in modo assolutamente estemporaneo e senza investimenti, di denaro e d’idee, su progetti ad ampio raggio e respiro nel tempo. Niente, infatti, sul fronte infrastrutture e mobilità pubblica, se non i classici annunci, come niente sul fronte organizzazione degli spostamenti urbani.

“Non solo traffico automobilistico e impianti vetusti di riscaldamento condominiale sono all’origine dell’elevato grado di inquinamento a Milano e più in genere nelle grandi città – scrive il Sole24Ore nella sua edizione on-line -. C’è un’altra causa, non secondaria, di cui quasi mai si parla: il trasporto merci urbano, il così detto carico-scarico. E Milano in particolare – l’Italia però è sullo stesso livello – non è assolutamente attrezzata per affrontare questa causa di inquinamento”.

Il quotidiano di Confindustria prende ad esempio il caso di Milano, città in cui è radicato e al centro della bolla d’inquinamento di queste settimane, e in cui, nonostante il piano elaborato ormai una decina di anni fa dal Politecnico sotto la spinta dell’amministrazione Albertini, nessuna delle possibili soluzioni indicate è stata adottata. Niente piattaforme logistiche, nemmeno un Cdu (Centro di distribuzione urbana), nessuna regolamentazione, tanto che a qualsiasi ora della mattina e della sera nel centro della città, compreso nella cerchia di Bastioni, corrono furgoni e furgoncini, spesso parcheggiati in doppia fila per la presa o la consegna, creando ostacoli alla circolazione di mezzi pubblici e auto.

Lo studio dei flussi di traffico merci indicava – ma la situazione a dieci anni di distanza non è molto cambiata, anzi forse è peggiorata – in più di 30mila i veicoli commerciali in circolazione nella cerchia dei Bastioni. Oltre 107mila invece i veicoli per trasporto merci in transito quotidianamente dalle barriere autostradali milanesi e diretti verso il capoluogo. Più del 40% dei punti vendita milanesi non dispone di un magazzino, questo implica un quotidiano rifornimento con tutte le conseguenze del caso. Fattore non secondario al commercio al dettaglio è la presenza di numerosi supermercati in città, riforniti da Tir. Divieti di accesso ne sono stati emanati da tutte le amministrazioni comunali che si sono succedute, ma esiste anche un elevato numero di deroghe. E situazioni analoghe, se non peggiori, si vivono quotidianamente in tutte le grandi città italiane. Come sa ad esempio ogni romano che tutti i giorni deve ‘dribllare’ lungo le strade cittadine camion, pullman turistici e quant’altro.

In attesa del vertice in programma per oggi tra il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti e gli Enti Locali, dall’opposizione il governatore lombardo Roberto Maroni chiede 2 miliardi per non meglio indicati interventi strutturali. Richiesta legittima e persino ovvia in qualche modo, se non fosse per il fatto che a pronunciarla è un ex ministro dell’Interno e un ex membro di un partito che è stato al governo per un quindicina d’anni senza, evidentemente, affrontare una questione che esisteva già allora.

Dall’altra sponda politica è il sindaco di Torino, e presidente dell’Anci Piero Fassino, a chiedere di considerare prioritari il finanziamento delle infrastrutture metropolitane, il potenziamento del sistema ferroviario, il sostegno alla mobilità sostenibile. E di istituire un’unica centrale di committenza di acquisto di mezzi non inquinanti a basso costo a cui i Comuni potrebbero rivolgersi per rinnovare i bus.

Richieste condivisibili, ma in clamoroso e colpevole ritardo. Meno di un mese fa, a Parigi, si è tenuto il summit sul clima ‘Cop21’ celebrato da tutti, governo compreso, come un “passaggio storico”. Tre settimane dopo, in Italia, le due più importanti città del Paese devono sperare nella pioggia e affidarsi alle limitazioni del traffico per far fronte a quella che viene definita ‘emergenza’ inquinamento.

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