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Soldi, figli, casa..Accordi divorzio pre nozze. Arriva legge

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ROMA ­- “Da noi i patti prenozze sono proibiti, ma una proposta di legge che li introduce nel nostro ordinamento inizierà presto il suo iter in commissione Giustizia della Camera. Obiettivo del Pd è discuterla subito dopo le unioni civili, che tra l’altro consentono alle coppie di fatto di regolare per contratto gli aspetti economici e patrimoniali di un legame affettivo”. Monica Guerzoni, sul Corriere della Sera, racconta così l’avvio prossimo venturo di un dibattito politico su un tema cui sin da ora è possibile immaginare schieramenti favorevoli e contrari: i contratti prematrimoniali.

L’iniziativa (bipartisan ma sino ad un certo punto) è dell’onorevole Alessia Morani, avvocato civilista dem, e del deputato di centrodestra Luca D’Alessandro, braccio destro di Denis Verdini in Parlamento, quindi non esattamente un parlamentare dell’opposizione ma nemmeno della maggioranza. Ma questa è un’altra storia. La proposta di legge in questione, che li vede come primi firmatari, si propone di modificare l’articolo 162 del Codice civile inserendo un articolo ‘bis’, una postilla dove sia scritto che “i futuri coniugi, prima di contrarre matrimonio, possono stipulare accordi prematrimoniali volti a disciplinare i rapporti dipendenti dall’eventuale separazione personale e dall’eventuale scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio”.

In sostanza la possibilità di mettere nero su bianco davanti ad un notaio le ‘regole’ che varranno per i due sposini se e quando dovessero separarsi, ma anche quelle almeno apparentemente più bizzarre valide per tutta la durata della vita matrimoniale. I ‘love contracts’ anglosassoni resi celebri dalle star di Hollywood non regolamentano infatti solo l’eventuale fine (con tanto di importanti risvolti economici) dei matrimoni, ma come insegna la clausola che obbliga il fondatore e amministratore delegato di Facebook, Mark Zuckerberg, a trascorrere almeno una notte alla settimana con la moglie Priscilla Chan, anche il cosiddetto day by day. Ragioni per reputare la proposta positivamente ce ne sono, a partire dalla possibile disparità di trattamento che si introdurrebbe al varo della legge sulle unioni civili che dà alle coppie anche la possibilità di regolare per contratto gli aspetti economici e patrimoniali della loro unione.

Nel momento in cui la legge in questione, il cosiddetto ddl Cirinnà diventerà legge dello Stato, cosa che dovrebbe avvenire salvo sorprese entro l’estate e comunque entro il 2016, ci sarà di fatto un trattamento differente e sotto questo aspetto svantaggioso per le coppie sposate. Inoltre, dalla parte dei motivi a fare, un ragionamento più squisitamente sociologico. E’ un fatto che sempre meno coppie oggi si sposano, un fatto figlio dei cambiamenti della società che non obbliga più al matrimonio e della minore autonomia economica e non dei giovani italiani. Ma figlio anche della paura delle conseguenze che la fine di un matrimonio spesso comporta.

“Potrebbe essere un modo per avvicinarsi al matrimonio con maggiore responsabilità e libertà d’animo, decidendo di prendersi cura dell’altro anche se le cose dovessero andare male”, dice l’onorevole Morani sottointendendo, verosimilmente, anche che quando ci si ama, agli inizi del rapporto, è più facile mettersi d’accordo e decidere assieme di attutire il trauma di un eventuale divorzio. Nella ‘squadra’ dei contrari ad onor del vero qualcuno già si è palesato, ma anche senza esternazioni di sorta sarebbe stato facile indovinare i ‘giocatori’. “Analogo entusiasmo, com’è ovvio, non mostrano i cattolici intransigenti – racconta la Guerzoni ­. Prova ne sia il giudizio del dem Beppe Fioroni, che era in prima linea al Family Day: ‘Sposarsi è una scelta libera, c’è già la possibilità di sciogliersi con il divorzio e anche con il divorzio breve’. Perché i contratti prematrimoniali non le piacciono? ‘Credo che il matrimonio sia qualcosa di più di un contratto di lavoro o di un acquisto salvo buon fine — si prepara a boicottare la legge il presidente della Commissione Moro —. Con questi presupposti la cosa migliore sarebbe non sposarsi affatto. evitando di far perdere tempo agli avvocati e alla giustizia’”.

Ci si prepara, insomma, ad un nuovo schema ricalcato in scala su quello delle unioni civili. “Sono convinta che la nostra proposta incontrerà consensi trasversali — afferma la Morani —. Non credo che i Cinque Stelle avranno problemi a votarla e spero che, su questa legge, la maggioranza sia più larga di quella che sostiene il governo”, aggiunge poi dimostrando di non aver forse ben valutato la solidità dimostrata dall’appoggio dei grillini alle riforme targate Pd.