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Statali, governo “cattivo” ma giusto? Attento alla tua risposta…

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ROMA – Statali che truffano lo Stato timbrando il cartellino e poi andando ovunque tranne che a lavorare. Oppure timbrano per gli altri, per coprire assenteismo, fuga dal lavoro. Le telecamere, una volta della Guardia di Finanza, l’altra dei Carabinieri ne scoprono ogni giorno: nei Comuni, nelle Asl, in ogni sorta di pubblici uffici, al Nord come al Sud d’Italia. Ieri Matteo Renzi in conferenza stampa ha detto che il governo ha adottato nei loro confronti misure “cattive” ma giuste. Cioè sospenderli in 48 ore se colti in flagrante e licenziarli in un mese se l’indagine conferma la truffa del cartellino.

Governo cattivo ma giusto verso il dipendente pubblico scansafatiche, furbetto e imbroglione? Attento alla tua risposta, rivela più di quanto non sembri. La maggior parte di noi, quella che chiamiamo opinione pubblica di risposte alla domanda ne fornisce due che fanno a pugni tra loro, eppure sono entrambe nella testa e nei giudizi della cosiddetta “gente”.

Prima risposta: quando l’assenteista che imbroglia col cartellino, copre gli amici e colleghi lavativi, usa le ore pagate dallo Stato per farsi i fatti suoi, quando lo vedi sui filmati in televisione, in foto sui giornali, in carne e ossa sì ma senza nome e cognome che ti siano noti, allora lo pensi come un mangiapane a tradimento da punire severamente, anche con il licenziamento. Licenziamento subito e senza discutere, di fronte alla generica categoria “statali” l’opinione pubblica è impietosa, avvelenata, perfino un po’ forcaiola: licenziare, licenziare, licenziare…

Poi la stessa “gente” cambia umore e sentimento: quando il furbetto del cartellino diventa il tuo iscritto al sindacato, il cognato di una che conosci, la moglie di un parente o comunque uno del tuo mondo di riferimento, allora da mangiapane a tradimento praticamente ladro il furbetto muta in padre di famiglia. E che vuoi davvero mettere per strada un padre/madre di famiglia? Muta anche la locuzione: non più licenziamento, su cui la pubblica opinione “ci sta”, ma mettere per strada, che è atto crudele e infame. Arriva quindi la seconda risposta: non si mette in mezzo alla strada.

La “gente”/opinione  pubblica in Italia alla domanda se sia giusto essere cattivi, davvero cattivi, con lo statale imbroglione risponde sì e anche no. Sì a stragrande maggioranza in teoria, anche no quando si scende ufficio per ufficio, casa per casa. Fai, faresti così anche tu? Due risposte l’una nemica dell’altra anche nella tua testa? O di risposte alla domanda ne dai una sola? Attento alla tua risposta…

Se alla fine i padri di famiglia non si mettono per strada togliendogli stipendio e posto…allora, qualunque cosa voti, qualunque cosa politicamente pensi di essere, sei un conservatore della società italiana così come è. Può anche darsi ce del sistema ti lamenti, può essere che ti dichiari deluso e sfiduciato, probabilmente darai tutta la colpa ai politici e ai potenti…Sarai anche forse di quelli che dicono che tutto fa schifo e ti fa schifo, però se un padre di famiglia in mezzo alla strada no, l’Italia sociale come è fatta al dunque ti sta bene o comunque ti sei adattato, magari accomodato, a starci dentro. Se non vuoi, se recalcitri alla punizione drastica e impietosa è perché recalcitri all’idea, allo stesso valore, della responsabilità. E perché sai che per tante volte che sei stato incudine/vittima (magari della burocrazia pubblica) altrettanto sei stato martello violando tu qualche regola.

Se invece licenziare il truffatore dello Stato e della collettività non solo è giusto ma anche necessario e soprattutto utile alla convivenza civile, allora è vero che il sistema così come è non ti sta bene. Si disposto a pagare e a far pagare prezzi per cambiarlo: la società italiana così come è non te la tieni, magari ti senti di destra, di sinistra, di Movimento…Forse sei reazionario, forse progressista, di certo non perché ognuno si tenga il suo e dio me l’ha dato, guai a chi me lo tocca…E di sicuro, se tutti rispondono con sincerità alla domanda, sei minoranza.