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Stipendi, pronti 200 mln a prof bravi. Stop sindacati a paga

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ROMA – Stipendi scuola, pronti da imbustare, in busta paga, 200 milioni per i prof bravi, insomma premio in denaro al merito professionale. Circa 23 mila euro a disposizione di ogni scuola. Ma i sindacati bloccano e boicottano il pagamento.

Il governo ha emanato ieri il decreto con i criteri per la ripartizione di 200 milioni di euro, rendendoli quindi di fatto spendibili, destinati alla scuola. Serviranno, come indicato nella legge di stabilità, a premiare i docenti meritevoli. In sostanza un premio in denaro per gli insegnanti considerati più bravi. Scelti, tra l’altro, dagli stessi colleghi docenti e dai presidi. E invece no. I sindacati non ci stanno e bloccano tutto: così non va bene. E ora, il rischio, tale solo e soltanto per i docenti stessi, è che il premio per quest’anno salti. Manca poco infatti alla fine dell’anno scolastico.

“Nella scuola italiana scatta l’ora del merito – raccontano Claudio Tucci ed Eugenio Bruno sul Sole24Ore, ma sarebbe meglio dire ‘scatterebbe’ -. Anche formalmente dopo che il Miur ha emanato ieri il decreto con i criteri per la ripartizione dei 200 milioni previsti dalla legge di Stabilità per la valutazione dei prof. Un provvedimento che, da un lato, sblocca una situazione che rischiava di incagliarsi e, dall’altro, rappresenta un messaggio ben chiaro ai sindacati: trattandosi di uno stanziamento straordinario previsto da una norma speciale la sua gestione non rientra tra le prerogative affidate alla contrattazione”.

E qui, evidentemente, il nodo: la ragione per cui i sindacati osteggiano questo finanziamento. Una politica che solo a leggerla sembra paradossale: che senso ha tentare di boicottare più o meno dichiaratamente un premio in denaro per gli insegnanti considerati più bravi? Apparentemente nessuno.

“Il via libera al decreto per la ripartizione dei fondi ai prof meritevoli è di per sé una buona notizia. Perché di fatto rende l’istruzione italiana un po’ più europea al punto che anche la Commissione Ue ha definito la novità contenuta nella legge 107 del luglio scorso ‘un’importante innovazione’”, sottolinea Bruno sul quotidiano di Confindustria.

Ma quello che sembra non andare giù ai sindacati non è tanto il quid, ma le regole e la gestione di quel quid, di quei 200 milioni di euro. Soldi che in quanto stanziamento straordinario non sono tra quelli la cui destinazione va trattata con i suddetti sindacati. In altre parole, brutalizzando un po’, il governo dice che è libero di decidere lui come distribuire i fondi in questione (e con il decreto di ieri ha spiegato il come), mentre le varie sigle sindacali vorrebbero dire la loro sulla destinazione dei soldi.

Il decreto ministeriale intanto stabilisce quale sarà la platea dei destinatari (i docenti di ruolo su posti comuni, di sostegno o di religione) e i criteri di ripartizione (l’80% in proporzione al numero dei prof e il restante 20% sulla base di indicatori come la percentuale di alunni disabili o stranieri e il numero di studenti per classe o di sedi in aree montane o isole). In media ogni scuola riceverà circa 23mila euro. Con i quali si conta di premiare il 10% del corpo docente dei singoli istituti. A scegliere poi quali saranno i prof più meritevoli saranno dei collegi creati nelle varie scuole e composti da 5 docenti che insieme al preside decideranno. Tra le regole imposte ai presidi cui spetterà l’ultima parola, quella secondo cui i fondi non potranno essere distribuiti a pioggia su tutti o quasi gli insegnanti né concentrati solo su uno o due docenti. Presidi che, se non seguiranno queste indicazioni, rischieranno di essere a loro volta valutati negativamente e perdere così la retribuzione di risultato.

Le sigle sindacali ieri hanno abbandonato il tavolo con il ministero e preannunciato l’intenzione di fare ricorso. Una posizione di chiusura già emersa nelle scorse settimane all’interno dei singoli istituti, con operazioni di meline e “boicottaggi” da parte dei prof più sindacalizzati e con pochi comitati formati. Vada come vada, se il bonus dovesse saltare, chi ci rimetterebbe sarebbero principalmente i professori bravi, anche loro in teoria rappresentati e difesi dai sindacati, che in busta paga non troverebbero nulla in più.