Riccardo Galli

Tap ancora bloccata. Quando Emiliano espiantava ulivi…bugie e amnesie dei No Tap

Tap ancora bloccata: bugie e amnesie di Emiliano & co

Tap ancora bloccata: bugie e amnesie di Emiliano & co (foto Ansa)

ROMA –Tap ancora bloccata, due-trecento sdraiati sulle strade per fermare i camion, con la benedizione e appoggio di Emiliano governatore e dei no Tap modello Puglia. Ci sono, o almeno ci devono essere, ulivi e ulivi. A far attenzione alle ragioni di chi si oppone al gasdotto che sbarcherà in Puglia ci devono essere infatti ulivi che vanno difesi, come quei 200 ‘interessati’ dal Tap, e altri che invece non meritano mobilitazione: i 2mila espiantati (giustamente) per l’acquedotto. E’ questa una delle stranezze dei no-Tap, quell’insieme umano che va dal governatore della Regione Michele Emiliano ai grillini passando per le varie amministrazioni locali e che per vari motivi si oppone alla realizzazione del gasdotto Azerbaigian-Italia.

Proviamo allora ad analizzare questi motivi per cercare di capire la bontà di questi. In cima alla lista, comprensibilmente, le ragioni ambientali: il gas inquina, il gasdotto rovina il paesaggio e mette a rischio una zona turistica. Vero, in astratto assolutamente vero. Ma il carbone e il petrolio inquinano molto più del gas; e il carbone e il petrolio alimentano le due centrali elettriche di Brindisi (più o meno 50km da Melendugno, comune di ‘sbarco’ del gasdotto), considerate tra le più inquinanti d’Europa. E alimentano anche l’Ilva, che in quanto ad impatto ambientale non ha bisogno di presentazione. E allora gli ulivi? Seconda ragione e seconda stranezza. Già, gli ulivi.

Nel caso del gasdotto, che per la cronaca – come ricorda Carlo Vulpio sul Corriere della Sera – consiste in un tubo del diametro di 90 centimetri steso a 10 metri di profondità e che sboccherà nell’entroterra, ad 8 chilometri dalla costa, è previsto l’espianto di 211 alberi di ulivo. Soffriranno, inutile negarlo, e forse qualcuno morirà. Ma per quelli che supereranno la cosa, e saranno la maggioranza, è previsto il ritorno ‘in terra’. Non si spiega quindi il coro d’indignazione anche perché, tra chi oggi urla c’è, ed è il caso ad esempio del governatore Emiliano, chi ieri taceva, anzi plaudiva l’espianto di 2.500 ulivi per la realizzazione dei 38 chilometri del nuovo troncone Basilicata-Salento dell’Acquedotto pugliese (diametro del tubo 1,40 metri). Lo inaugurò lui stesso e non versò lacrima sugli ulivi.

L’acqua serve a tutti, è vero, ma sono pochi quelli che vivono senza riscaldamento, acqua calda e via dicendo. E se l’espianto è stato considerato un metodo valido in quel caso (ancora devono essere ripiantati), dovrebbe essere un metodo valido anche ora. Altra questione, la terza, dopo l’ambiente e gli ulivi, la scelta del punto d’approdo: Melendugno. E qui la stranezza delle ragioni del no tracima verso la bugia: “A Brindisi”, dicono si potesse far arrivare il gasdotto. Fingendo, perché chi amministra la Regione non può non sapere, di non sapere che dire Brindisi significa dire mai perché, per la Direttiva Seveso III, la città è “area a rischio di incidente rilevante”.

E quindi niente gas. E poi, come scrive Vulpio, “Con Emiliano, contro il gasdotto, c’è anche Vendola, che durante il suo ‘decennio’ ha regalato alla Puglia assurde discariche, pale eoliche e pannelli fotovoltaici come da nessun’altra parte, con espianto (in questo caso perenne) di migliaia di ettari di uliveti e vigneti. Senza che Emiliano, e l’altro caballero della protesta anti-gasdotto, Grillo, abbiano emesso un solo sospiro per le campagne e il paesaggio scempiati”. Infine, sulla falsariga del perenne interrogativo dei no-Tap ‘a chi giova il gasdotto?’, rivoltiamo la domanda e vediamo a chi non giova, suggerisce ancora Vulpio. E a chi non giova, su scala mondiale, è alla Russia, quella Russia che secondo le informazioni arrivate da Oltreoceano è in qualche modo legata al Movimento5Stelle. Quello che si oppone al gasdotto. Ma questa è fantapolitica…

O forse ancora si può capire come e perché il gas sia peggio del petrolio in Puglia e perché tra gli ulivi in Puglia “l’uno non valga uno” solo se ci si immerge in un’aria, in una cultura e prassi giuridico-sociale che della Puglia ultimamente è tipica. La racconta Paolo Mieli sul Corriere della Sera: la Procura di Trani, anzi il magistrato Michele Ruggiero che indaga e processa a vuoto le agenzie mondiali di rating, Banca Intesa, Bnl, America Express e adesso Deutsche Bank…Sempre a vuoto, ma orgogliosamente esibendo cravatta tricolore. E i magistrati che con Cataldo Motta in testa hanno indagato sul “complotto” Monsanto-Unione Europea-Ministero Ambiente-Governo italiano-laboratori di ricerca per far ammalare di Xylella gli ulivi (sempre loro) ed abbatterli. E il poliziotto medico Massimo Montanari che in Puglia tiene cattedra e convegno di anti vaccino e la Regione, governatore Emiliano, che non introduce obbligo di vaccino per andare a scuola, svicola e ammicca a M5S che dei vaccini diffida.

Ecco, questa è l’aria densa di scienza, competenza e responsabilità civile che circola in Puglia. Stupirsi quindi per le bugie e amnesie dei No Tap?

To Top