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Terremoto, il lungo colpo del ko. Ma Renzi: “Ricostruiremo tutto” VIDEO YOUTUBE

La foto di di Riccardo Galli

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ROMA – Terremoto, il terzo è stato il lungo colpo del k.o. Lunga, lunghissima scossa quella delle 7,41 del mattino. La lunghezza, la durata della scossa ha aumentato gli effetti distruttivi della magnitudo del sisma già di per sé da grande terremoto. Occorre tornare indietro di 36 anni per ritrovare una scossa di tale intensità, occorre tornare all’Irpinia e ai suoi circa tremila morti.

Stavolta nessuna vittima, la gente era fuori dalle case, già sfollata, i centri storici dei paesi e borghi erano già zone rosse dove non si poteva andare e poi dai tempi dell’Irpinia infinitamente migliore è la Protezione Civile (allora non esisteva), infinitamente più efficienti, pronti e professionali sono gli aiuti. Anche se a molti fa fatica sentirlo e vederlo, lo Stato italiano ha imparato a gestire i terremoti o almeno le loro conseguenze immediate.

Stavolta nessuna vittima ma il colpo, la scossa è stata quella del k.o., quella che manda a tappeto. Definitivamente a tappeto i paesi e i borghi pesantemente colpiti il 24 agosto, Arquata del Tronto, Accumoli, Amatrice. Stesi, rasi al suolo i paesi e i borghi colpiti il 26 ottobre, come a Visso e in altri comuni vicini. Ma messa k.o. anche Norcia che ad agosto aveva resistito. Norcia che era stata rifatta in buona parte anti sismica.

Il fatto, il drammatico fatto è che il terremoto del 30 ottobre è stato troppo forte, insostenibile per tutto il tessuto urbano di quel triangolo di Appennini tra Umbria, marche e Lazio. Danni a Rieti, non pochi, danni ad acquedotti e strade (Salaria prima tra tutte). Danni, ma per paesi e borghi del triangolo il danno è totale, tale da rendere impossibile il restare lì.

Impossibile oggi, ora che le case sono crollate o pericolanti e che il freddo impedisce tendopoli. Impossibile oggi. E domani? Questo pezzo d’Italia appare oggi letteralmente non più abitabile, il terremoto lo ha steso al suolo e non è un’immagine, una metafora. E domani?

Matteo Renzi ha detto con chiarezza: “Ricostruiremo tutto: case, chiese, negozi…tutto”. E’ quello che i colpiti dal terremoto e anche la gran parte degli italiani volevano dicesse. Ma il “ricostruiremo tutto” è programma molto vasto, traguardi tanto obbligato quanto neanche visibile all’orizzonte della cose italiane. Ricostruiremo tutto è impegno economico, finanziario, politico, professionale, civile al limite e forse oltre le possibilità accertate dell’Italia paese.

Non ci siamo mai riusciti a “ricostruire tutto”. Per imperizia, indecisione, malversazione, connivenza, complicità, fanfaronismo, fancazzismo…non ci siamo mai riusciti. Dal terremoto di Messina in poi di inizio secolo scorso mai riusciti. Qualche volta è andata meglio la ricostruzione (Friuli), qualche volta è stata lenta e penosa (L’Aquila), qualche volta è stata un disastro nazionale peggiore del terremoto stesso (Irpinia). Mai riusciti davvero mai.

Ricostruire tutto è una Grande Opera, più grande della Tav, più del Ponte di Messina…La cultura di governo di M5S dice che le Grandi Opere non si fanno perché fanno male all’onestà. La cultura berlusconiana di governo che fu amava più le grandi parate e fanfare che le Grandi Opere e comunque non fu in grado di mettere in campo né efficienza né onestà. La cultura di governo di Renzi è accusata un giorno sì e l’altro pure di essere soprattutto annunci, soprattutto “chiacchiere e distintivo”.

Se le cose stanno davvero così l’Italia non ce la farà un’altra volta, neanche stavolta. Però varrebbe davvero la pena di provarci, tanto per cominciare smettendo di sentirsi in dovere di sgambettare chi eventualmente ci prova.