Riccardo Galli

Terremoto: l’osceno delle scuole crollate e il..ruttodromo web

Terremoto: l'osceno delle scuole crollate e il..ruttodromo web

Terremoto: l’osceno delle scuole crollate e il..ruttodromo web

ROMA – Terremoto e una costante oscena, intollerabile, vergognosa e tremenda: le scuole crollate. Quella di Amatrice, ristrutturata, collaudata nel 2012, re-inaugurata e venuta giù con le scosse. Settecentomila euro di lavori, sicurezza illusione sbriciolata. Per fortuna era notte, altrimenti dentro, sotto, ci sarebbero stati 130 scolari.

Non era notte a San Giuliano quando crollò la scuola e seppellì i bambini, i ragazzi. Era notte a L’Aquila quando il crollo fece della Casa dello Studente un obitorio. Tre edifici pubblici che dovevano essere sicuri, tre edifici pubblici che si aveva il dovere di renderli e tenerli sicuri. E la ricorrente oscenità del loro crollare.

Ci sono leggi e ci sono i soldi perché i pubblici edifici siano sicuri. Le leggi di sicuro, da anni e anni. Solo che, siamo in Italia, l’applicazione concreta delle leggi è demandata alle autonomie locali. E all’interpretazione delle burocrazie. E soggetta, l’applicazione della legge, alla legge universale del rinvio, della proroga. E dell’eccezione. E anche i soldi ci sono, non sempre ma spesso. Ma spenderli per una trave di rinforzo che in fondo non si vede o per un parcheggio che fa plauso dei concittadini?

San raffaele

All’osceno delle scuole crollate contribuiscono in molti, dell’osceno delle scuole che crollano sono responsabili in tanti. Gli amministratori e politici locali, i sindaci, gli assessori, gli ingegneri, le imprese e gli imprenditori che prendono l’appalto, le burocrazie che timbrano e vigilano la carta ma non le cose, i tecnici ignavi o indifferenti o incapaci o complici. L’osceno delle scuole che crollano è figlio della cultura dello “una mano lava l’altra”. Compresa quella degli elettori che ci stanno, eccome se ci stanno, a preferire permessi facili di edificazione a regole rigide anti sismiche.

Le scuole vanno giù perché demolite, prima ancora che dal terremoto, da una catena di professioni, attività e responsabilità esercitate con incompetenza o menefreghismo o ignoranza o dolo. Altrimenti non andrebbero giù. E questa catena dell’osceno non si spezza, non si spezza mai. Ricompare ad ogni alluvione, terremoto, frana, perfino nubifragio.

Da un po’, ormai da un bel po’, in analoghe occasioni ricompare anche quel che felicemente Massimo Gramellini su La Stampa definisce il “ruttodromo” del web. Non c’è termini migliore: sono “rutti” a pancia piena, coscienza vuota, consapevolezza del mondo zero e aggressività frustrata mille e più di mille.

Puntuale il web ha prodotto il “complotto” di tener bassa la magnitudo del sisma per non pagare i danni. Autore del complotto ovviamente il governo. Ovviamente il complotto non c’è: c’è solo la fretta, tra l’ingenuo e il presuntuoso, di chi navigando sul web crede di vedere una legge che non è mai stata legge. E che quando voleva diventare legge senza riuscirci partiva da un principio sano: modulare gli aiuti finanziari all’entità (non alla magnitudo!) del terremoto. Comunque capita sul web, e anche in strada o al bar o a casa: uno che ha capito male, male per fretta o incompetenza. E chi si fida troppo di se stesso, magari di se stesso, della sua arguzia, si innamora. Il problema, semmai, sono le migliaia che vanno dietro a testa bassa. Ma ci può state, sul web e ovunque. C’è di peggio. Ovunque e sul web.

Il peggio stavolta, il “rutto” più maleodorante è quello di un prete, un politico, un candidato sindaco, un presentatore televisivo e tanti altri dietro che hanno postato l’indignato pensiero: i terremotati in tenda, i migranti in albergo. Non sanno quel che dicono ma non per questo vanno evangelicamente perdonati.

Non sanno quel che dicono: non c’è ovviamente nessun migrante negli alberghi vicini alle zone del terremoto. E non ci sono terremotati che vorrebbero essere trasportati in alberghi a centinaia di chilometri. Non appartiene al mondo reale e non è nei desideri dei terremotati essere…portati a Capalbio (dove peraltro i migranti sono lontano dall’essere arrivati).

Non sanno quel che dicono ma non per questo vanno perdonati. Dicono così perché dei terremotati e sfollati loro frega nulla. La loro ossessione è il migrante, il nero, il negro. Non è il loro problema il migrante. Il migrante, i molti e troppi migranti, sono un pesante problema per tutti noi e racconta favole chi predica siano una benedizione. Sono un problema, un problema in parte irresolubile e che durerà. Ma per quelli de “i migranti in hotel, i terremotati in tenda” sono un’ossessione, un’ossessione nota nella storia.

La brava gente che posta la sua ossessione (via i migranti dagli hotel, dalle strade, dalle piazze, dalle stazioni, dai quartieri…quindi solo nei campi di concentramento magari facendoli uscire sotto scorta per farli andare a lavorare) è quella specie di gente che ha fornito nei secoli la truppa e gli ufficiali delle milizie e degli atti peggiori dell’umanità. Bisognerebbe stare attenti ai loro “rutti”. Sono dei sismografi dell’attività sismica della mala storia.

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