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Trump avanti 5% voto maschi. Hillary avanti 15% voto donne. Salveranno il mondo?

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ROMA – Trump, Donald Trump candidato presidente degli Usa, Trump Donald che vuole abitare alla Casa Bianca per i prossimi quattro anni almeno e si aspetta di essere eletto non nonostante le sue diffuse e palesi incompetenze ma per e in ragione delle sue sbandierate ed esaltate incompetenze. Donald Trump che si è auto incaricato di demolire ogni ostacolo al pensiero dello homo furente che popola le democrazie occidentali è, stando agli ultimi sondaggi, in vantaggio di cinque punti percentuali sull’avversaria Hillary Clinton  se votassero solo i maschi americani.

Ai maschi americani, almeno alla loro maggioranza, non fa un baffo o una piega che Trump abbia passato una vita a spiegare a se stesso e agli amici e conoscenti là dove si afferra una donna. Secondo il Trump pensiero e pratica la puoi afferrare da dove e là dove ti pare. Dipende dai soldi che hai in tasca. Insomma Trump ci spiega che è sempre verde ad ogni latitudine la tesi per cui le donne sono tutte e gli uomini tutti porci. Questo è l’uomo Trump. Ed evidentemente, nel loro cuore moltissimi maschi americani acconsentono e approvano. (Anche italiani, meglio non contarli quanti).

Alle donne americane però l’uomo cacciatore/predatore di femmine evocato ed incarnato da Trump non fa lo stesso effetto. Lo stesso sondaggio dice che Hillary è in vantaggio di 15 punti percentuali su Trump ase a votare fossero solo le donne americane.

E allora viene in mente una frase antica, ormai abusata e consunta. Nata come espressione del femminismo che voleva essere urticante e provocatoria, diventata col tempo e con l’uso un jngle da spot pubblicitario, slavata e snervata nelle tv del pomeriggio, approdata sulle labbra di donne che la pronunciano come fosse una giaculatoria di astratto galateo. Invece quella frase improvvisamente si fa prospettiva concreta, elemento decisivo della realtà, fatto e non chiacchiera che tocca davvero tutto noi. La frase è: le donne salveranno il mondo.

Il femminismo che l’ha inventata la frase e le donne e ragazze della spettacolo e della buona società che l’hanno consunta come improbabile pronostico non potevano certo immaginare che…davvero, qui, oggi. Trump può diventare presidente degli Usa, della maggiore potenza ancora oggi sul pianeta. E con lui può andare al potere l’incontenibile forza della incompetenza orgogliosa di se stessa. Non è questione di destra, sinistra, reazionari, conservatori, progressisti. Trump è un gigantesco clown della paura che si muove sul pianeta. Pare che solo le donne, solo il voto femminile possa fermarlo. Se andrà così tra una ventina di giorni abbondanti le donne salveranno davvero il mondo, saranno loro il Batman che ferma il Clown.

Tra una ventina di giorni…Non è che uno non debba dormire la notte pensando alle elezioni negli Usa. Però un po’ di proporzioni, niente, definitivamente perdute. Qui stiamo ogni giorno a illustri accademici e finissimi giuristi che assicurano arriva la dittatura se vince al referendum il Sì. Ed economisti che annunciano la miseria prossima ventura se vince il No. Qui si inventano, letteralmente si inventano e spacciamo persecuzioni, complotti, intimidazioni, resistenze all’oppressore, vendette della Prima Repubblica oppure una Terza di Repubblica senza libertà. Balle, anzi palle.

Qui quella di giornata, la sceneggiata di giornata è la Cgil che dichiara infranti i patti e la giustizia sociale perché il governo mette sei miliardi per mandare in pensione prima non tutti e sempre ma a certe condizioni di necessità o meno e a certe condizioni di contributi o meno. La Cgil vuole tutti in pensione prima, come prima della Fornero. Vuole la pensione a 60 anni per tutti. Va bene, è libera di volerlo. Ma perché strillare, recitare che se non è così è apocalisse, sfregio, stupro dei diritti? Qualcuno potrebbe dire alla Cgil che in pensione tutti a 60 anni finisce alla neanche tanto lunga in niente pensione e che un sindacato cura e individua gli interessi e non le voglie. Ma non sarebbe un confronto, sarebbe, sullo stile della vita pubblica italiana, una furibonda rissa.

Qui l’altra di giornata è che questo paese che piange miseria, che in molti dei suoi cittadini giustamente piange miseria, in tante altre lacrime è pura scena: 211 miliardi stima l’Istat di soldi neri, 211 miliardi in tasca a italiani che sicuramente piangono miseria.

Tra una ventina di giorni negli Usa si decide letteralmente della pianeta e della storia. Qui ogni giorno uno sguaiato teatro dei pupi che annoia per la sua ripetitività ma dovrebbe spaventare per la sua carica di ignoranza civile.