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Trump: primo consigliere il suprematista bianco e il giudice no aborto

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ROMA – Trump eccolo. Ha nominato suo primo consigliere tal Steve Bannon (un tale che ha contribuito non poco a fargli vincere le elezioni convogliando su Donald il voto massiccio di tutte le iper destre americane, quelle anti Washington, anti Stato, anti Fbi, anti ebraiche, anti nere, anti muslims, anti gay, anti aborto…). E molti, non si capisce bene perché, si sono mostrati indignati e sorpresi.

Indignati perché il presidente eletto premia un suo stratega nella raccolta del consenso? Sorpresi e indignati perché va a lavorare nel cuore della Casa Bianca uno apertamente e chiaramente sostenitore e paladino del “suprematismo bianco”? Steve Bannon già lavora da tempo nella testa e nell’animo di Trump, non si vede dove sia la sorpresa.

Ma il “suprematismo bianco”… addirittura? Addirittura fargli fare l’ingresso ufficiale alla Casa Bianca? Anche qui la sorpresa è francamente eccessiva. Il “suprematismo bianco” è stata parte integrante della campagna elettorale di Trump e costituisce una parte evidente del consenso raccolto. In più è presente e riscontrabile, in dosi variabili, nella cultura dello stesso presidente e del suoi staff e, quel più conta, di parte crescente della società americana.

Il suprematismo, l’idea che i bianchi di pelle abbiano il diritto e il dovere di “venire primi”, di stabilire le regole, di tenere gli altri colori umani al loro posto non è mai stata assente nella cultura americana. Ma ha conosciuto decenni di difficoltà, di recessione. Non è mai stata messa davvero al bando, non è mai stata solo residui folklore. Però era contenuta e combattuta. Con Trump presidente e Bannon consigliere acquista dignità e corso ufficiale. Ma è quel che c’era, anche questo c’era esplicitamente e apertamente nel pacchetto Trump presidente. E gli americani il pacchetto l’hanno accettato. Ora lo scartano e aprono con il suo contenuto sul quale non si vede la ragione di sorprendersi.

Trump eccolo: ha detto che nominerà alla Corte Suprema un giudice pro life, cioè anti aborto. E che si aspetta di conseguenza sentenze e successiva legislazione che rendano negli Usa l’aborto molto difficile se non illegale. O almeno regolato Stato per Stato dell’Unione. Anche qui grande sconcerto ma di essere anti aborto Trump lo aveva detto e non sussurrato: anche la Corte Suprema che sentenzia contro l’aborto faceva parte del pacchetto votato. Voato anche dalle donne americane, quelle bianche al 53 per cento per Trump.