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Raggi e Muraro tradite e ferite dai dogmi M5S: il web e i soldi

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ROMA – Chi di web ferisce (anzi vive) di web perisce (anzi si infortuna). Si potrebbe commentare così, mutuando la formula insegnata dalla saggezza popolare, l’abbrivio della giunta Raggi a Roma. Una formula che però, per quanto calzante, non racconta tutto dell’amministrazione 5Stelle della Capitale. Ad un paio di mesi dall’elezione di Virginia Raggi a sindaco della Città Eterna è per alcuni versi paradossale, per quanto tutto sommato prevedibile, vedere come le prime vere e serie grane per la nuova giunta arrivino da quelli che sono stati e sono ancora i cavalli di battaglia del Movimento fondato da Beppe Grillo: i soldi e il web appunto.

Virginia Raggi sindaca, ma anche Paola Muraro asra. La prima tradita da quella che è abitudine, cultura, prassi, identità e costume: devo scrivere una cosa? Cerco sul web! Anche se è il programma di governo di una città. Nessuno o quasi nel mondo culturale in cui la Raggi abita elabora in proprio, rimugina, appunta, elabora, stende per iscritto. Si va in Rete, si fa ricerca, si trovano testi e si “importano”. Insomma copia e incolla perché che altro modo c’è?

La seconda tradita, anzi ferita dall’ossessione M5S per i soldi, i soldi sterco della Casta. La Muraro di soldi e ha presi dalla mano pubblica. Tanti e legittimi. Ma le due cose nella cultura grillina, il tanti e legittimi, non stanno insieme. Lo predicano loro…

Alcune parti del programma del sindaco Virginia Raggi per il governo di Roma presentato lunedì scorso in consiglio comunale, sono identiche a documenti già presenti sul web da molto tempo. A raccontarlo è oggi Tommaso Labate sul Corriere della Sera, ripreso da quasi tutti i siti d’informazione. I dubbi sull’autenticità e originalità del programma riguardano, spiega l’articolo, almeno tre passaggi che sarebbero stati ripresi con un vero e proprio copia-incolla, scoperto e verificabile semplicemente inserendo frasi di testo nella stringa di ricerca di Google.

Un esempio per tutti fornito da Tommaso Martelli, uno dei candidati al consiglio comunale con la Lista Marchini, che ha scoperto che a pagina 26 del documento della Raggi, il punto 8.2.1 del capitolo dedicato a ‘Roma Semplice’ contiene la stessa identica ricetta fornita dagli ‘Stati generali dell’informazione’. La linea programmatica è contenuta in un articolo del 4 luglio scorso consultabile sul sito dell’Agenda digitale ed è stata ripresa con qualche piccola correzione. Nel programma del sindaco M5S si legge: “E d’altra parte, il rischio di evitare, perdurando le attuali gravi carenze sulle competenze digitali è quello di uno sviluppo digitale che non migliora ma anzi peggiora le condizioni della popolazione. In termini di partecipazione democratica, di esercizio di cittadinanza, di costi dei servizi, di uguaglianza”. Nel manifesto dell’Agenda Digitale, invece: “E d’altra parte, il rischio di evitare, perdurando le attuali gravi carenze sulle competenze digitali, è di uno sviluppo digitale che non migliora e addirittura peggiora le condizioni della popolazione, in termini di partecipazione democratica, di esercizio di cittadinanza, di costi dei servizi”.

Fin qui, il web. La rete su cui il Movimento fonda il proprio mito e il proprio consenso oltre che, forse, la formazione di alcuni sui esponenti, e che in questo caso attraverso una semplice ‘googlata’ svela la furbizia della Raggi o di chi le ha confezionato il programma. Fa parte probabilmente del modo di operare di una generazione intera quella di cercare la soluzione nell’onnipresente ed onnisciente rete. Ma in questo caso l’assenza di un’idea originale pensata e declinata in un programma e sostituita dal binomio ctrl+c ctrl+v smaschera nel migliore dei casi l’ingenuità dei nuovi amministratori capitolini.

Ingenuità che, sempre nel migliore dei casi, paga anche la discutibile asra Paola Muraro. Quella della consulenza in Ama e dei conti matematicamente stravaganti postati da lei a giustificazione dell’incarico. Quella che sul blog di Grillo ha messo nero su bianco: “Hanno scritto anche del milione di euro per le mie consulenze in 12 anni. Mi faccio i conti in tasca: corrisponde a una media di 90.880 euro al lordo delle tasse. Considerando le ore prestate per la mia attività professionale si ottiene un compenso lordo di 76 euro al giorno”. “Nei 12 anni presi in esame, fra il 2004 e il 2016, sono trascorsi 4.383 giorni considerando anche i bisestili – precisa oggi Sergio Rizzo sul Corriere della Sera -. Se dividiamo il totale dell’importo di quelle consulenze, quantificato in un milione 136 mila euro, per 4.383, otteniamo la cifra di 259 euro e 19 centesimi. Al giorno. Più del triplo di quanto dichiara Paola Muraro. Ma nemmeno Aleksej Grigor’evič Stachanov in persona avrebbe potuto lavorare per 12 anni di seguito, tutti i giorni, senza un attimo di pausa. Se quindi presupponiamo che quell’attività sia avvenuta nell’arco delle 252 giornate lavorative medie con una sola settimana di ferie, dunque per 245 giorni l’anno, ecco che si arriva a 386 euro e 39 centesimi: il quintuplo della somma conteggiata dall’asra. Risulta però che Paola Muraro svolgesse anche altri incarichi per conto di aziende private, alle quali avrà dedicato una fetta adeguata del proprio tempo prezioso. Si può stare perciò certi che il calcolo della somma giornaliera andrebbe ritoccato ulteriormente al rialzo”.

La matematica, come disse qualcuno, non è un’opinione e non si può discutere con i fatti. I 76 euro al giorno raccontati dalla Muraro non sono quindi reali ma, il punto, non è tanto la consulenza o, come sostiene Rizzo, l’opportunità del precedente incarico con le vie di Roma che sembrano Calcutta (con tutto il rispetto per Calcutta). Ma anche in questo caso i 5Stelle inciampano su quello che è un loro mantra, un loro chiodo fisso: i soldi e gli incarichi. Nell’iperuranio da cui i grillini si sentono di provenire gli emolumenti e le consulenze date a chicchessia, peggio che mai dalle partecipate, sono sinonimo di peccato originale, disonore e chi più ne ha più ne metta.

Forse per questo, per essere scivolate proprio la dove si credeva e si sosteneva di avere il passo più fermo la giustificazione della Muraro è risultata peggiore del problema in sé, mentre i romani restano in attesa di sapere quale sarà la spiegazione sul programma ‘mutuato’.