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Vittoria vota mafioso. Candidati tutti indagati e sindaco e..elettori

La foto di di Riccardo Galli

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RAGUSA – C’è un piccolo comune di circa 60mila abitanti destinato a diventare un caso da libri di scuola. Anzi di diritto e forse di sociologia. Si tratta di Vittoria, centro in provincia di Ragusa, Sicilia. Lì domenica si voterà per il ballottaggio e, a 72 ore circa dal voto, si è scoperto che entrambi i candidati ancora in corsa sono indagati per voto di scambio politico-mafioso. Non solo: lo è anche uno dei candidati che non ha superato il primo turno, due candidati al consiglio comunale, il sindaco uscente e il fratello di questo. La Regione, come ha spiegato il governatore Crocetta, non può intervenire in alcun modo sul voto in programma il 19 giugno, e questa sarà materia di dibattito per gli esperti di diritto; ma se tutti o quasi i principali attori della politica di Vittoria sono in qualche modo in contatto con le cosche locali, sarà forse questa la condizione anche dell’elettorato che puntualmente li premia, e qui entra in gioco la sociologia.

“Gli uomini della Finanza – scrive Emanuela Lauria su Repubblica -, stamattina, hanno perquisito i locali dei comitati elettorali di Giovanni Moscato e Francesco Aiello, i due candidati che si contenderanno domenica la poltrona di sindaco di Vittoria, il principale centro interessato dalle elezioni in Sicilia. Moscato e Aiello sono indagati per voto di scambio politico-mafioso. I reati oggetto dell’inchiesta della Procura di Catania, condotta dall’aggiunto Amedeo Bertone e dal sostituto Valentina Sincero, si riferiscono all’attuale campagna elettorale e alle precedenti amministrative del 2011. L’inchiesta scaturisce dalle dichiarazioni di due collaboratori di giustizia, Biagio Gravina e Rosario Avila. Sono nove, in tutto, gli indagati: fra loro Lisa Pisani, la candidata del Pd alle elezioni di Vittoria che è rimasta fuori dal ballottaggio, il primo cittadino uscente Giuseppe Nicosia (Pd) e il fratello di quest’ultimo, Fabio Nicosia. I nomi degli altri indagati: Cesare Campailla, Raffaele Giunta (entrambi candidati al consiglio comunale), Maurizio Distefano, Raffaele Di Pietro. I collaboratori di giustizia hanno raccontato di promesse elettorali ad esponenti mafiosi della zona, che avrebbero garantito il loro appoggio in cambio di favori e in particolare di posti di lavoro. E’ un vero e proprio terremoto alla vigilia del voto”.

I due candidati che domenica si contenderanno la poltrona di primo cittadino sono Francesco Aiello, 70 anni, storico esponente del Pci, deputato regionale per tre legislature ed ex asre regionale all’Agricoltura, già più volte sindaco di Vittoria arrivato secondo al primo turno. Primo invece con oltre il 35% dei consensi domenica 5 giugno è arrivato Giovanni Moscato, avvocato di 39 anni, espressione di un’area di centrodestra. I due sfidanti si dichiarano estranei ai fatti. “Sono di una tranquillità estrema – commenta ad esempio Aiello – sono stato io a buttare fuori tutti i sospetti, ho fatto l’intera campagna elettorale denunciando. È incredibile ritrovarsi indagato con gente che ho denunciato e contro cui ho perso cause di diffamazione, ma l’avviso di garanzia mi protegge anche se mi nausea riceverlo insieme a queste persone, e a tre giorni dal voto, è strano anche se è un tipico agire della magistratura”. Lisa Pisani, giunta quarta nella corsa a sindaco, con il 9,30% delle preferenze si dice anche lei “serena sull’ipotesi di reato, non c’è alcun nesso ricollegabile alla mia attività elettorale e resto fiduciosa circa l’operato della magistratura”.

Augurandosi per loro e soprattutto per Vittoria che si dimostrino tutti innocenti, di fronte ad un’inchiesta che, facendo salva la presunzione d’innocenza, coinvolge tutto o quasi il vertice politico del comune siciliano sarebbe forse il caso di interrogarsi oltre che sulle responsabilità dei singoli anche sulla base, sul consenso che quei singoli elegge e trasforma in amministratori pubblici. Se infatti l’ex sindaco, entrambi i candidati di oggi e tra questi una delle figure storiche della politica della cittadina e vari altri sono almeno in sospetto di mafia, di accordo con le cosche e con i clan nel classico schema “voto ora in cambio di favori dopo come appalti o posti di lavoro”, questo vuol probabilmente dire che la cosiddetta società civile del comune siciliano, la gran parte dell’elettorato di questo e in sostanza il tessuto sociale di Vittoria premiano chi con i clan si accorda e puniscono, nella cabina elettorale, chi invece non lo fa.