Salvatore Sfrecola

Perché il 112 funziona in Turchia ma in Italia non decolla anzi è sabotato?

Perché il 112 funziona in Turchia ma in Italia non decolla anzi è sabotato?

Perché il 112 funziona in Turchia ma in Italia non decolla anzi è sabotato? (foto Ansa)

Il 112 che non decolla e viene sabotato è una autentica figuraccia internazionale, scrive Salvatore Sfrecola in questo articolo pubblicato anche su “Un sogno italiano”.

L’avvio della riforma è stata faticosa e c’è già chi lavora per affossarla, enfatizzando ogni incertezza e più di qualche disservizio, invece di spingere per superare le difficoltà che sono la dimostrazione plastica di come in Italia, purtroppo, sia arduo semplificare la vita dei cittadini in un contesto di efficienza. È la vicenda dell’attuazione del 112, il Numero unico europeo delle emergenze (NUE), che leggiamo sulle auto della polizia e sulle ambulanze europee e perfino in Turchia. Raccomandato già del 1976 dal CEPT, la Conferenza Europea delle amministrazioni delle Poste e delle Telecomunicazioni, è attivo da anni in tutti gli stati dell’Unione e in molti altri in tutto il mondo, dalla Russia alla Svizzera, dall’Ucraina all’Islanda, alla Norvegia. Ovunque, componendo il 112, si viene messi in contatto con il sistema di emergenza.

Istituito per tutta l’Unione nel 2004, perché entrasse in vigore ovunque nel 2008, il NUE prende le mosse dell’esperienza degli Stati Uniti d’America dove il 911, che abbiamo imparato a conoscere dai polizieschi made in USA, funziona benissimo. Al punto che se negli Stati Uniti o in Canada qualcuno compone il 112 le chiamate d’emergenza vengono trasferite al 911. Lo stesso avviene anche in alcuni Paesi dell’America latina, nel Costa Rica, ad esempio, e in alcune regioni dell’Oceano pacifico meridionale, a Vanuatu e in Nuova Zelanda.

Nel 2008, quando la maggior parte degli stati membri dell’Unione aveva già dato attuazione alla direttiva comunitaria, l’Italia cominciava a fare “sperimentazioni” nelle provincie di Biella, Brindisi, Modena, Pistoia, Rimini e Salerno. Tra mille difficoltà, tanto che il nostro Paese è stato sanzionato dalla Corte di Giustizia dell’UE a seguito del ricorso presentato dalla Commissione nel 2007. È del 15 gennaio 2009 la sentenza dei giudici europei i quali hanno ritenuto inconsistenti le misure sperimentali adottate dall’Italia e le “difficoltà” eccepite a giustificazione del ritardo. Sanzione inizialmente sospesa a seguito di nuove giustificazioni presentate a Bruxelles e della buona volontà dell’Arma dei Carabinieri, in atto titolare del 112, che aveva dato dimostrazione di poter in qualche modo sopperire alle esigenze, tra l’altro assicurando la presenza di operatori capaci di rispondere in varie lingue. Ma alla Commissione non si sono accontentati ed è venuto un nuovo richiamo con minaccia di sanzioni onerosissime. Eppure, con l’avvento del Giubileo del 2015 a Roma e provincia era stata disposta l’attivazione del Numero Unico. Dotato di 34 postazioni, con circa 80 addetti a conoscenza di 14 lingue, per un totale di 6 milioni di potenziali di utenti, il servizio ha dato buona prova sull’intero territorio regionale. A conferma che siamo il Paese delle emergenze, dei “grandi eventi”, nei quali, con sovrabbondante e disinvolto dispendio di risorse, si riesce a fare presto e, spesso, bene, quando non emergono gravi irregolarità negli appalti e nella esecuzione dei lavori.

Nonostante nel 2009 la Commissione europea, il Parlamento ed il Consiglio dell’Unione avessero adottato una risoluzione che ha istituito l’11 febbraio la “Giornata europea del 112”, si è dovuto attendere il 20 gennaio 2016 perché il Consiglio dei ministri approvasse il decreto attuativo per l’introduzione in Italia del NUE e decollasse, sulla carta, la riforma prevista ben otto anni prima, sperimentata ma rallentata dalla tipica mentalità italiana della difesa strenua dell’orticello delle competenze. Come accade nelle amministrazioni dello Stato quando, nel concorso di più uffici in un procedimento, si ricerca un accordo nella composizione dei vari interessi intestati ai singoli. Tra chi deve adottare l’atto finale, chi assicurare il concerto, chi rilasciare un parere, per cui si deve ricorrere alle “conferenze di servizi” per conciliare i vari interessi coinvolti, ai fini della decisione finale. Difficile, difficilissimo procedere presto e bene. Ognuno difende la propria specificità, non di rado con effetti negativi sull’efficienza della stessa amministrazione e sulla tutela degli interessi primari dello Stato.

E così il 112, destinato a costituire il riferimento unico di più istituzioni, l’Arma dei Carabinieri (112), la Polizia di Stato (113), il Corpo dei vigili del fuoco (115), il soccorso sanitario (118) non poteva non subire i veti incrociati, i richiami alle diverse specificità, alle competenze, alle priorità. Nessuno vorrebbe perdere o veder declassato il proprio numero e lo fa eccependo una specifica efficienza quanto ai tempi di risposta.

Intanto il sistema non decolla se non in alcune realtà (si deve dire, ancora una volta, prevalentemente al Nord, in Lombardia) per cui è inevitabile che accadano disfunzioni, le quali a volte hanno causato gravi danni alle persone. E così, in occasione di un recente ritardo in un caso di emergenza sanitaria, si è addirittura titolato: “Il 112 ha un altro morto sulla coscienza”, senza neppure una parola che individuasse le responsabilità di chi ha attuato o sta attuando e/o gestendo il servizio.

Si fa demagogia a basso costo accreditando le “ragioni” di chi non vuole innovare, infischiandosi di quel che accade in Europa e della figuraccia che il nostro Paese fa ed ha fatto nei confronti dell’Unione e dei turisti che a milioni vengono in Italia. Ai quali non interessano le beghe tra i “titolari” dei vari numeri ma vogliono sapere se, come accade nel loro paese, hanno un riferimento certo ed efficiente in caso di aggressione, di incendio, di preoccupazioni per la salute. Si è letto di “Bufera sul 112” con la scusa che “l’obiettivo del 112 è ancora lontano, e in alcune regioni che l’hanno già introdotto si registrano troppi ritardi e reclami”. Ancora lontano? Siamo a dieci anni dalla data prevista nella direttiva comunitaria e da quando gli altri stati dell’Unione vi hanno dato attuazione! E nessuno si vergogna!

A dieci anni anche dalle prime sperimentazioni la riforma procede a macchia di leopardo nonostante la lunga sperimentazione che ha dimostrato possibile, senza eccessive difficoltà (che, infatti, non hanno trovato altri in Europa) l’instradamento delle chiamate tra le centrali operative di Carabinieri e Polizia di Stato (anche per le competenze territoriali dei due corpi di polizia), con la localizzazione del chiamante e il trasferimento di quelle del soccorso tecnico e sanitario alle competenti centrali operative dei Vigili del Fuoco e del Soccorso Sanitario, le quali hanno accesso al sistema di localizzazione delle chiamate anche per le telefonate ricevute sulle linee 115 e 118,

A partire dal 2017 in molte città italiane viene adottato il numero unico con standard GSM riconosciuto da tutte le reti. Le chiamate al 112 vengono indirizzate alla Centrale unica, anche se i numeri di emergenza nazionali rimangono tuttora validi.

Il modello è quello di PSAP 1 (Public safety answering point) Centrale di Primo Livello, che risponde a tutte le chiamate dirette al 112, indirizzandole, dopo la localizzazione del chiamante ed una breve intervista per accertare la veridicità e il grado del pericolo della richiesta, al PSAP di II livello (pubblica sicurezza, vigili del fuoco o emergenza sanitaria) più adatto alla situazione. Così, componendo qualsiasi numero dell’emergenza (112, 113, 115, 118) il cittadino entra in contatto con l’operatore della Centrale Unica di Risposta del Servizio Emergenza, che si posiziona tra l’utente e le centrali operative specifiche (Pubblica Sicurezza, Arma dei Carabinieri, Vigili del Fuoco ed Emergenza Sanitaria).

Riusciremo ad adeguarci al resto dell’Europa ovunque in Italia, o avremo ancora regioni a risposta differenziata? Ma quanto dura il processo di unificazione dell’Italia avviato il 17 marzo 1861?

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