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Pensione magistrati, Renzi sfoglia la margherita:”Rottamo, non rottamo, rottamo ma non troppo”

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Pensione magistrati, Matteo Renzi “sfoglia la margherita”, sembra chiedersi “Rottamo, non rottamo, rottamo ma non troppo”, osserva Salvatore Sfrecola in questo articolo pubblicato anche sul blog. Un Sogno Italiano.

Tutto ha inizio con il decreto-legge numero 90 del 2014 nel quale il Presidente del consiglio, sotto una rubrica accattivante che parla di “ricambio generazionale”, ha previsto la soppressione delle norme che consentivano il trattenimento in servizio di coloro che avessero superato il limite di età. Si tratta di una norma antica che, in relazione al limite di età previsto per i magistrati, prima ha previsto il trattenimento in servizio fino a 72 anni e successivamente al compimento del 75º anno di età. Per i funzionari dello Stato il trattenimento era previsto per due anni, quindi da 65 a 67.

È stato fatto osservare in quei giorni al Presidente del consiglio ed al Ministro della giustizia che questa norma avrebbe falcidiato immediatamente i vertici dei Tribunali delle Corti d’appello e delle Procure generali e posizioni similari al Consiglio di Stato ed alla Corte dei conti. Naturalmente la norma era ben vista da coloro che seguivano in ruolo le persone che avrebbero perduto il posto di funzione. Abilissimo, dunque, Matteo Renzi a giocare su questa rivalità per dividere diversamente interessati anche all’interno dell’Associazione Nazionale Magistrati.

Poi si è reso conto o gli hanno fatto capire, considerata la sua scarsa esperienza, che l’abolizione immediata dell’istituto del trattenimento in servizio avrebbe causato danni agli uffici giudiziari. Così, dopo aver in un primo tempo fissato al 31 ottobre 2014 l’applicazione della norma l’ha rinviata al 31 dicembre 2015. Successivamente, soltanto per la Corte dei conti, ha previsto una ulteriore proroga al 30 giugno 2016 sulla quale molti hanno malignato, considerato che il presidente al momento in carica sarebbe stato in ogni caso collocato in pensione ai primi di luglio.

Adesso si parla con insistenza di una ulteriore proroga e della determinazione al 72º anno di età, a regime, del termine del pensionamento.

Renzi, dunque, sfoglia i petali della margherita, rottamo, non rottamo, rottamo forse, dimostrando ancora scarsa conoscenza della situazione degli uffici giudiziari nei quali il carico di lavoro è spesso determinato da fattori estranei all’impegno professionale dei magistrati, che tra l’altro denunciano la più alta produttività accertata dall’osservatorio europeo sulla giustizia, quali le norme processuali della mancanza di personale di cancelleria e gli archivio.

Questa vicenda, dunque, in qualche modo si conclude. Rimane l’immagine di un Presidente del consiglio avventato, che si impegna in una vicenda che all’evidenza non conosce e che molto probabilmente gli è stata suggerita, sulla quale si intestardisce e che propone all’opinione pubblica come una soluzione diretta al ricambio generazionale, scelta anche condivisibile purché fosse stata disciplinata in modo adeguato all’esigenza, graduando le uscite e gli ingressi. Perché, se è evidente che il ricambio generazionale non si può fare contestualmente, uno esce e l’altro entra, considerati anche i tempi necessariamente non brevi delle procedure concorsuali, va sempre ricordato che l’operazione presta il fianco a critiche e in particolare al sospetto che essa sia stata immaginata per alcune persone scomode da togliere da alcuni uffici.