Salvatore Sfrecola

Profughi, prendiamo schiaffi. Ce li dobbiamo tenere, abbiamo violato noi le regole

Profughi, prendiamo schiaffi. Ce li dobbiamo tenere, abbiamo violato noi le regole

Profughi, prendiamo schiaffi. Ce li dobbiamo tenere, abbiamo violato noi le regole

Profughi, prendiamo schiaffi da tutti. E ce li dobbiamo tenere perché siamo stati noi a violare le regole, constata Salvatore Sfrecola in questa riflessione pubblicata anche sul suo blog, Un sogno italiano.

Credo nell’Europa, fortemente. Io innamorato della mia Patria, uomo “del Risorgimento”, come suole ripetere un mio amico, perché fortemente ancorato ai valori che hanno trovato accoglienza in quello straordinario processo unitario che seppe mettere insieme idee e ambizioni personali, territori e culture, il rivoluzionario Mazzini e il liberale Cavour, la Sicilia e il Piemonte, confluiti nel Regno d’Italia sotto lo scettro di Vittorio Emanuele II. Un “miracolo”, come ha scritto Domenico Fisichella.

Credo nell’Italia e perciò credo nell’Europa alle cui radici il nostro Paese concorre in virtù della sua storia, della tradizione di Roma, del suo senso dell’universalità, del suo diritto, le cui regole innervano oggi tutti gli ordinamenti civili al di qua e al di là dell’oceano. L’Italia della cultura, dell’arte, della filosofia, del pensiero medievale, moderno e rinascimentale. E soffro nel constatare che l’Italia, socio fondatore di quella Comunità che nel frattempo è diventata Unione, non riesce ad essere partner credibile e, pertanto, determinante nella definizione delle politiche pubbliche europee, a cominciare, per motivi di attualità, da quelle della immigrazione. Un fenomeno “epocale”, si è detto con l’enfasi del politically correct per qualificarlo immediatamente come irrimediabile, che poco c’è da fare per contrastarlo o, anche solo, per regolarlo secondo gli interessi dei migranti e dei paesi che li accolgono di buona o di mala voglia.

Poi ci si accorge, ma sarebbe stato facile capirlo prima, che il fenomeno “epocale” in realtà è organizzato, con il concorso di interessi vari, economici e politici. Di chi recluta, assiste e trasporta per terra e per mare migliaia di esseri umani. Non gruppetti di fuggiaschi ma persone che pagano somme rilevanti, fino a 5000 dollari/euro, si dice, per essere trasportati in Europa. Quanto basta per aprire un’attività produttiva in Africa spesa per una traversata!

L’Europa ha capito. Lo aveva certamente già presente, ma lasciava fare all’Italia, volonterosa e caritatevole, dove con i soldi del contribuente si arricchiscono organizzazioni le più varie, anche criminali se qualcuno ha potuto affermare che, con l’accoglienza dei migranti, si guadagna più che con la droga.

Era prevedibile, dunque, che i nodi sarebbero venuti al pettine, che gli ingressi indiscriminati e incontrollati avrebbero creato problemi di tenuta del sistema dell’accoglienza e della sicurezza interna. Del resto una massa di soggetti sbandati e senza lavoro è naturalmente portata a ricercare espedienti per sopravvivere o per non annoiarsi. E così, quando abbiamo deciso di fare quello che avremmo dovuto fare all’inizio per frenare il fenomeno, i nostri partner europei giustamente non accettano di essere chiamati a risolvere un’emergenza che noi abbiamo volontariamente provocato, come ha affermato l’ex Ministro degli esteri ed ex Commissario europeo Emma Bonino.

Parlando di immigrazione in un intervento alla 69sima Assemblea generale di Confartigianato, al quale i mezzi d’informazione hanno riservato uno speciale rilievo, la Bonino ha affermato: “all’inizio non ci siamo resi conto che era un problema strutturale e non di una sola estate. E ci siamo fatti male da soli. Siamo stati noi a chiedere che gli sbarchi avvenissero tutti in Italia, anche violando Dublino”. In sostanza, è la tesi dell’ex Ministro, tra il 2014 e il 2016, il governo italiano, in accordo con altri stati o autonomamente, avrebbe deciso che il coordinamento delle operazioni in mare sarebbe stato gestito in esclusiva dalla Guardia Costiera Italiana con la conseguenza che, da allora, i migranti sbarcano solamente in Italia, anche se soccorsi in acque internazionali o di altri Paesi, come dimostra la circostanza che unità delle marine di altri paesi europei, negli ultimi giorni navi del Regno di Spagna e del Regno Unito, hanno accompagnano nei porti italiani soggetti recuperati in mare in acque non italiane.

In sostanza, ha voluto dire l’ex Ministro, abbiamo fatto sbarcare tutti in Italia, anche coloro che, sulla base della Convenzione di Dublino, raccolti in acque di altri stati, avrebbero dovuto essere accompagnati nei porti di quei paesi ai fini della richiesta di asilo. In questo sta la violazione della Convenzione di Dublino.

E così rimaniamo col cerino in mano, screditati, avendo dimostrato per molto tempo di agire con colpevole leggerezza anche contro gli interessi dei migranti e dei paesi di provenienza, come se volessimo fare un piacere al lucroso business dell’accoglienza o della carità pagata dal contribuente. Per cui prendiamo solo schiaffi con la consolazione, che solamente il ministro Minniti può ritenere tale, che a Tallin, al vertice dei Ministri europei dell’interno, tutto è andato secondo le previsioni. Insomma gli schiaffi previsti li abbiamo presi. E ce li teniamo.

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