Opinioni

Scolapasta Rousseau e San Gennaro

Scolapasta Rousseau e San Gennaro

Luigi Di Maio bacia la reliquia di San Gennaro

ROMA – Giuseppe Turani ha pubblicato questo articolo anche su Uomini & Business.

“Salvini bigia la scuola, Grillo fa lo scemo, Giggetto spera.

Democrazia diretta, ah saperlo, ah averne. Mai una volta che dentro i 5 stelle sia stata rispettata. A Milano la ragazza che aveva vinto è stata liquidata perché poco glamour. A Genova stava sulle balle a Grillo, cacciata. A Roma sono stati fatti pastrocchi (dossier) contro il rivale della Raggi, che così ha vinto, come volevano Casaleggio e il gran comico, affascinati da quella figuretta gentile dai lunghi capelli neri.

La primarie nazionali per il posto di candidato premer (una coglionata senza senso in un sistema proporzionale) si stanno facendo dopo aver reclutato alcuni impresentabili che nemmeno ci pensavano, giusto per dare l’idea che sia una competizione. Tutto questo su quella specie di scolapasta che è la famosa piattaforma Rousseau, che sembra la ruota della fortuna di Napoli.

Sanno gli dei, forse, perché i grillini vogliono tenere in vita questa finzione.

In ogni caso prevale l’arroganza, il vero dato unificante di questo momento politico. A Palermo, un giudice si affanna a dichiarare fuori legge le famose primarie dei 5 stelle, ma loro, eleganti e decisi: “Ce ne fottiamo. Il candidato sono io”, tuona il prepotente di turno, pronto a prendere il potere.

Ma se c’è da fare un po’ i gradassi, ecco che spunta Salvini, il campione della categoria. Il giudice sequestra i conti della Lega (ha rubato soldi e non li vuole restituire)? E lui come risposta decide che i deputati della Lega faranno una settimana di Aventino, non andranno in parlamento. Insomma, non pagano il maltolto e pure bigiano scuola.

Ma non vanno al bar a giocare a biliardo, andranno nelle zone del terremoto. A fare che? Niente, un giro. O, magari, una buona amatriciana.

Meglio, forse, di Giggino Di Maio, che va a baciare il sangue di San Gennaro, fosse mai che gli portasse buono.

E’ un susseguirsi di sceneggiate, modesti siparietti, di scempiaggini. Inutile chiedersi che cosa c’entri la politica con queste storie. Zero.

Il povero Padoan è lì che cerca di mettere insieme la manovra finanziaria e, naturalmente, non trova i soldi. Ma tutti questi, i comandanti di domani (a sentire loro) sono in giro per il paese a fare i clown. Baciano ampolle di sangue sacro, vanno in gita sui monti, promettono (se mai vinceranno) randellate a tutti (mano libera alla polizia), ma anche soldi e benessere. Il gran comico spiega ai giornalisti che li mangerebbe solo per poterli poi vomitare: tipico approccio affettuoso con il quarto potere.

E quelli, invece di dargli un calcio in culo, giù a scrivere articoli serissimi come se avessero incontrato Churchill, a citare gli ultimi sondaggi e a fare previsioni.

Una cosa però va detta a onore di questo nostro popolo bizzarro: a parte i diretti protagonisti, nessuno pensa davvero di ritrovarsi un domani con Giggetto o Salvini a palazzo Chigi. Il paese rimane sereno: nelle urne verranno mandati a fare in culo. Poi penseranno i loro fan di oggi a spedirli a casa.

Per il resto si tratterà di discutere con i soliti. Berlusconi, Tajani, Renzi, Alfano, Minniti, Gentiloni.

Si vedrà che cosa si potrà fare. Poco, probabilmente. Sullo sfondo, da Pontida, da Napoli, da Genova Salvini, Giggetto, Grillo continueranno i loro piccoli show: rifaremo l’Italia, rifaremo l’Europa, rifaremo il mondo. Serviranno anni perché capiscano che il mondo, appunto, li ha mandati a quel paese”.

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