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Panama Papers. Cara Ue, su trasparenza fiscale non ci siamo

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BRUXELLES – Dopo il caso dei Panama Papers (e un anno prima dei LuxLeaks), l’Europa è ancora indietro sulla trasparenza fiscale. Secondo l’eurodeputato Sergio Cofferati le proposte della Commissione Europea (guidata da Jean-Claude Juncker, per 18 anni premier del Lussemburgo…) non sono sufficienti:

La scorsa settimana la Commissione Europea ha presentato una proposta per la trasparenza delle multinazionali sulle loro strategie fiscali. Spiace però constatare che tale proposta sia del tutto insufficiente per contrastare efficacemente elusione ed evasione fiscale.

La proposta della Commissione arriva a più di un anno da LuxLeaks e nel pieno dello scandalo ‘Panama Papers’, che hanno evidenziato l’enorme dimensione dei fenomeni di elusione ed evasione fiscale. Diversi mesi fa il Parlamento Europeo aveva approvato, nell’ambito della direttiva sui diritti degli azionisti, una proposta ambiziosa e efficace che avrebbe garantito un passo avanti significativo nel campo della trasparenza fiscale.

Con tale proposta si voleva imporre a tutte le grandi imprese multinazionali di rendere pubblici i dati sulle tasse che pagano in ciascun stato (anche extra UE) nel quale operano e su alcune loro attività. Tali informazioni sarebbero quindi disponibili per le autorità fiscali e per il pubblico, rappresentando un efficace strumento per la lotta contro evasione ed elusione fiscale.

La proposta della Commissione della scorsa settimana si basa sullo stesso principio ma è del tutto insufficiente e contraddittoria. Essa riguarderebbe infatti solo poco meno di 2.000 imprese europee (mentre l’ipotesi del Parlamento prevedeva il coinvolgimento di circa 20.000 aziende) e richiederebbe alle multinazionali coinvolte di rendere pubbliche le tasse che pagano non in tutti gli stati, ma solo in quelli europei e nei paradisi fiscali, la cui lista sarebbe peraltro ancora da definire.

Evasione ed elusione indeboliscono i bilanci statali, e quindi i servizi per tutti i cittadini, e colpiscono le imprese oneste, che seguono le regole e subiscono una concorrenza sleale. E’ indispensabile recuperare il grave ritardo e garantire, come richiesto dal Parlamento, piena trasparenza sulle tasse pagate paese per paese da parte di tutte le grandi imprese multinazionali, senza le controproducenti limitazioni proposte dalla Commissione. L’intervento in aula di Sergio Cofferati.