Silvia Cirocchi

Chiara Appendino non vuole essere da meno della Raggi: indagata per falso in atto pubblico

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Chiara Appendino (foto Ansa)

ROMA – “Vi comunico che mi è appena stato notificato un avviso di garanzia dalla Procura di Torino per la vicenda Ream. Sono assolutamente serena e pronta a collaborare con la magistratura, certa di aver sempre perseguito con il massimo rigore l’interesse della Città e dei torinesi. Desidero essere ascoltata il prima possibile al fine di chiarire tutti gli aspetti di una vicenda complessa relativa all’individuazione dell’esercizio di bilancio al quale imputare un debito che questa amministrazione mai ha voluto nascondere”.

È una gara oramai a chi governa peggio e a chi riceve più avvisi di garanzia. Le due donne, le due sindache, su cui il Movimento Cinque Stelle aveva puntato per mostrare al Paese come si governa, sono la riprova del fallimento totale del progetto pentastellato.
Ed è sul primo bilancio di Torino che viene ufficialmente indagata Chiara Appendino. Un un debito da 5 milioni di euro depennato dal bilancio della città contratto dalla precedente giunta con la società Ream della Fondazione Cr.
Come risulta dalle carte della procura Paolo Giordana, con il bene placido dell’assessore al Bilancio e dell’Appendino ha chiesto ai dirigenti l’alterzione dellecifre ufficiali, posticipando di un anno il debito.
”Era la fine di una giornata campale con una tensione che si tagliava col coltello – dichiara in un’intervista il presidente del Collegio, Herri Fenoglio -. Il consiglio era cominciato alle 10 del mattino, mi hanno chiamato all’improvviso, all’una di notte, perché servivano delle correzioni, mi stavano intorno in cinque, io ero letteralmente fuso. Mi hanno messo sotto il naso il documento dicendo che c’erano dei refusi da correggere. Uno, in effetti, lo era. L’altro, invece, era quella maledetta data. In quel momento non ero lucido, ero stanchissimo, e ho pensato davvero di essermi sbagliato. Così ho corretto e ho siglato”.
Il Movimento Cinque Stelle continua a fondare la propria campagna comunicativa sull’onestà dei propri rappresentanti. Peccato che a forza di sbattere la testa contro il muro qualcuno a casa Grillo dovrà fare i conti con la realtà ed accettare che il loro progetto è affondato. 
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