Silvia Cirocchi

Morte dignitosa per chi dignità non ha

Morte dignitosa per chi dignità non ha

Totò Riina (Ansa)

ROMA – La Cassazione, accogliendo il ricorso dei legali di Riina, dissente dall’ordinanza del tribunale asserendo che “il mantenimento il carcere, in luogo della detenzione domiciliare, di un soggetto ultraottantenne affetto da duplice neoplasia renale, con una situazione neurologica altamente compromessa, che non riesce a stare seduto ed è esposto in ragione di una grave cardiopatia ad eventi cardiovascolari infausti e non prevedibili, non garantisce l’esistenza di un diritto di morire dignitosamente che deve essere assicurato al detenuto”.

Accostare la parola dignità al nome di Totò Riina sfiora l’indecenza. Proprio nel giorno dell’Anniversario della fondazione dell’Arma dei Carabinieri, questa sentenza manca di rispetto a tutto a tutte le vittime, una su tutte il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Difficile non ricordare le parole di Riina intercettato in cella, in cui racconta i particolari dell’omicidio del Generale.

“A primo colpo, a primo colpo ci siamo andati noialtri… eravamo qualche sette, otto di quelli terribili, eravamo terribili. Nel frattempo lui era morto ma pure che era morto gli abbiamo sparato là dove stava, appena è uscito ta … ta … ta … ta … ed è morto”.

L’indignazione ha invaso il web e non solo, da tutti gli schieramenti politici si sono levati cori sgomenti alla decisione della Cassazione. Una su tutte quella del presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi.  “Leggeremo con attenzione le motivazioni della Cassazione. Ma Totò Riina è detenuto nel carcere di Parma dove vengono assicurate cure mediche in un centro clinico di eccellenza. E’ giusto assicurare la dignità della morte anche ai criminali, anche a Riina che non ha mai dimostrato pietà per le vittime innocenti. Ma per farlo non è necessario trasferirlo altrove, men che meno agli arresti domiciliari, dove andrebbero comunque assicurate eccezionali misure di sicurezza e scongiurato il rischio di trasformare la casa di Riina in un santuario di mafia. Dopo terribili stragi e tanto sangue, il più feroce capo di Cosa Nostra è stato assicurato alla giustizia e condannato all’ergastolo, anche se vecchio e malato, la risposta dello Stato non può essere la sospensione della pena”.

Per una volta non si può che dar ragione alla Bindi sperando che sia proprio la politica a fare giustizia per tutte le vittime di Totò Riina. Perché quell’uomo, se tale si può definire, deve rimane in carcere.

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