Blitz quotidiano
powered by aruba

Famiglia giuridica cambia: più autonomia per i singoli

La foto di di Simona Napolitani

Leggi tutti gli articoli di Simona Napolitani

Codice Donna
www.codicedonna.it

ROMA – I giudici danno sempre maggiore spazio all’autonomia contrattuale tra i coniugi nell’ambito delle decisioni dirette a dirimere controversie, a regolare la loro futura vita da separati o da divorziati. È’ stata un’importante evoluzione degli orientamenti giurisprudenziali che, con il passare del tempo, hanno attribuito efficacia e riconosciuto validità alle scritture private intercorse tra coniugi o tra divorziati, con cui le parti hanno disposto pattuizioni di natura economica, al fine di risolvere bonariamente questioni che avrebbero potuto generare in futuro un eventuale contenzioso.

Questo orientamento rientra nel principio – che sta prendendo sempre più piede – di “privatizzazione” della famiglia e, conseguentemente di degiurisdizionalizzazione della stessa, nel senso di sottrarla ad un intervento massiccio e preponderante dell’autorità giudiziaria, per lasciar spazio alla volontà delle stesse parti interessate di disporre dei loro beni, come meglio ritengono.

Nei tempi addietro, la magistratura aveva una funzione determinante nelle soluzioni delle crisi familiari, e la famiglia aveva una sua rilevanza come “nucleo”, cioè un unicum, costituito dalla somma di più individui (marito, moglie, figli), per cui nell’applicazione della tutela si faceva riferimento alla famiglia in quanto tale.

Oggi l’evoluzione del pensiero sociale e giuridico ci ha insegnato e ci sta insegnando a dare rilevanza alla persona, cui fanno capo i diritti fondamentali che vanno rispettati e lasciati nella disponibilità del titolare. Ecco che al nucleo familiare – in un primo momento oggetto di attenzione da parte delle istituzioni – si inizia a dare rilevanza ai singoli componenti della famiglia, perché persone, la cui singola posizione sociale e familiare va tutelata e rispettata in quanto tale.

La famiglia, quindi, diventa l’insieme di più persone (marito, moglie, figli), ciascuno dei quali mantiene la sua individualità’ all’interno del nucleo. Ovviamente, marito e moglie possono disporre e quindi regolamentare solo diritti disponibili, cioè di natura patrimoniale e non possono decidere del loro status, cioè della loro condizione di coniugati o di genitori che resta, ancora in parte, delegata all’autorità giudiziaria; in particolare riguardo ai figli esiste un risvolto di natura pubblicistica che resta di interesse sociale, nel senso che il benessere dei minori significa benessere delle generazioni a venire e quindi della società che necessita di persone sane da inserire nel tessuto sociale, capaci di produrre in senso economico e familiare.

Tale principio è stato in parte derogato dall’introduzione della negoziazione assistita, ma questo è un altro argomento ed è stato già trattato. Sulla scia di questa evoluzione, la Corte di Cassazione, con una recente decisione, ha ritenuto valido l’accordo di contenuto patrimoniale stipulato tra coniugi non destinato a essere omologato dal giudice e che sia finalizzato a transigere il giudizio di separazione coniugale. Tale decisione conferma l’indirizzo che considera validi gli accordi di contenuto patrimoniale intervenuti tra coniugi in vista della separazione o del divorzio o nel corso dei relativi giudizi.

Nel caso specifico, si discuteva della validità di una transazione con la quale i coniugi separati avevano cessato un procedimento di separazione giudiziale, in grado di appello. L’accordo transattivo non era poi stato adempiuto da uno dei coniugi, cosicché l’altro l’ha convenuto in giudizio per sentir dichiarare la risoluzione della transazione. Dopo i primi due gradi di giudizio, la Corte di  Cassazione ha riconosciuto validità alla scrittura intervenuta tra marito e moglie, nel corso del procedimento di separazione, sebbene non omologata ed intervenuta a definizione della causa.