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Famiglia in conflitto, mediazione per aiutare i genitori

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Codice Donna
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Famiglia, conflitto e mediazione.  genitori, nei momenti difficili, litigano, smettono di parlare e spesso dimenticano di porre al centro della loro attenzione i figli.

Minori che crescono con difficoltà, perché sentono e sanno che i loro genitori sono in crisi, sentono le urla, le discussioni, crescono in un clima conflittuale che li segna e non riescono ad acquisire la sufficiente serenità per strutturarsi in maniera solida, in modo da poter gestire in maniera competente le prove che la vita riserva loro.

Dislessia, enuresi notturna, aggressività, iperattivismo, difficoltà di concentrazione, sono alcuni dei tanti disturbi di cui soffrono le attuali generazioni di bambine e bambini e che incidono pesantemente sulla qualità della loro vita quotidiana.

Si può affermare che tali disagi spesso sono gli effetti di un difficile clima familiare che non è stato in grado di supportare le necessità dei figli che i genitori hanno voluto, che i genitori hanno messo al mondo.

Oggi, nei procedimenti di separazione o di divorzio, i Giudici dispongono spesso un percorso di “sostegno alla genitorialità”, purtroppo i Servizi Sociali hanno lunghe file di attesa e non sempre si riesce a porre in essere un efficace e rapido rimedio per insegnare ai genitori come gestire al meglio il loro ruolo.

Ovviamente, ci deve essere una volontà del padre e della padre a mettersi in discussione, una capacità introspettiva che consenta loro di esaminare e correggere le loro condotte sbagliate; purtroppo non sempre riescono a centrare l’obiettivo: riaprire il confronto genitoriale, imparare a dialogare, riconoscere l’altro genitore, i suoi diritti, i suoi desideri, forse tutto ciò si può riassumere in una sola parola: rispetto.

Personalmente credo che la difficoltà delle famiglie e dei rapporti dipenda da una fattore culturale riconducibile alla nostra educazione, sia familiare, sia scolastica.

Tra gli strumenti a disposizione, c’è la Mediazione Familiare, un percorso che si articola in circa 10/12 incontri alla presenza di un Mediatore Familiare, che consente ai genitori di riattivare la loro comunicazione, rispetto ai figli e rispetto al loro difficile ruolo.

La Mediazione non è un intervento terapeutico, non è una Consulenza Tecnica di Ufficio, il suo svolgimento è del tutto autonomo rispetto al contesto processuale, il Mediatore non può riferire al Magistrato gli esiti del percorso; una volta valutata la mediabilità della coppia, deve aiutarla a raggiungere i suoi obiettivi, cioè, in pratica, i desideri connessi al ruolo di ciascun genitore.

Genitori difficili, così come, ad esempio, appare chiaramente da una recente decisione del Tribunale di Latina, che ha “ammonito” entrambi i genitori perché non idonei nello svolgimento del loro compito; la madre perché non solo non agevolava, ma ostacolava, la frequentazione del padre con la figlia piccola, il padre è stato ammonito ad astenersi da condotte offensive della figura materna alla presenza dei figli e dal “delegare” ai nonni paterni il proprio esercizio del diritto-dovere di visita, il quale – secondo il Giudice – non è delegabile a terzi, compresi i nonni, che, pur costituendo una preziosa risorsa accuditiva ed affettiva per i minori, non possono sostituirsi ai genitori.

Insomma, un richiamo da parte dell’Autorità Giudiziaria ad osservare i precetti fondanti il rispetto dell’altrui figura genitoriale.

Ma si deve arrivare in Tribunale per ottenere la richiesta di osservanza di regole che dovrebbero far parte del DNA di ciascuno di noi? Sarebbe bello se i genitori potessero attingere dalle proprie risorse le competenze sulla loro genitorialità.