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Tribunale blocca la madre che vuol trasferirsi a Londra e…

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Codice Donna
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ROMA – La famiglia di fatto è formata dal papà che vive nel nord Italia, dalla madre e dal bambino che vivono insieme a Roma.

La madre del minore avvisa il padre che sta per partire con il bambino per andare a vivere all’estero, per motivi di lavoro; il bimbo è nato dalla loro relazione, cessata dopo pochi mesi dalla nascita di Marco, per un’ irreversibile crisi di coppia.

Francesco, il papà, si rivolge al Tribunale per chiedere il divieto all’espatrio della madre insieme al minore.

Il Tribunale sembra tener presente l’esigenza della donna di crearsi una sua autonomia professionale, per cui indugia sulle motivazioni della madre di recarsi all’estero, dove il padre avrebbe molte difficoltà a vedere il bimbo, sia per motivi di tempo, sia per motivi economici, legati al viaggio aereo ed al soggiorno.

Dopo un lungo interrogatorio delle parti, il Tribunale di Roma emette una sentenza un po’ anomala, in sintesi: in merito alla richiesta della madre di essere autorizzata a trasferire la residenza abituale del minore in Inghilterra, preso atto della disponibilità del padre di trasferire la propria residenza in Roma, il Collegio – al fine di garantire una maggiore presenza genitoriale – ha rilevato che qualora tale prospettiva si realizzasse il minore potrebbe pienamente godere di entrambi i genitori con soddisfacente attuazione del principio della bigenitorialità.

In effetti, il padre ha dato la sua disponibilità a cambiare sede di lavoro, sebbene con grandi sacrifici (lasciare il Nord Italia per trasferirsi a Roma significa una notevole contrazione del reddito e una minore possibilità di carriera), solo nel caso in cui la madre si fosse ugualmente recata in Inghilterra, senza il minore, in tal caso Francesco si sarebbe trasferito a Roma, per essere collocatario del minore e consentire così al bambino di continuare a vivere nella sua città natale e continuare a godere del rapporto con il padre.

Il papà ha anche chiesto al Tribunale di invitare i genitori a intraprendere un percorso di Mediazione Familiare per cercare di superare le difficoltà della loro separazione.

Senonché, i giudici hanno interpretato la disponibilità del padre, a prescindere dal trasferimento della madre all’estero, anzi hanno posto il divieto della madre a trasferirsi, a condizione che Francesco venga a vivere a Roma, entro il mese di giugno.

Cosicché, il rilievo della madre – secondo cui, dalla nascita del figlio, Francesco mai ha vissuto a Roma – in caso di suo trasferimento all’estero i tempi di frequentazione rispetto alle residenze italiane e quelle italiane ed estere sostanzialmente non sarebbero mutate, è destinato ad essere superato in caso di trasferimento del padre a Roma.

Anzi, c’è ancora un’altra considerazione, secondo i Giudici romani, la presenza di Francesco a Roma, può garantire maggiore sostegno e presenza per l’accudimento quotidiano del minore e consentire in tal modo alla madre di dedicarsi ad attività lavorativa a Roma.

Una decisione forte, con la quale, nell’interesse del minore, vengono limitati i percorsi professionali del padre ed i desideri della madre, sulla cui prova relativa all’asserito lavoro di Londra, il Tribunale ha espresso perplessità.

Viene naturale chiedersi se è giusto che due genitori debbano delegare all’Autorità Giudiziaria decisioni così importanti, relative alle loro relazioni familiari più intime e personali, anziché capire in autonomia, in maniera matura e consapevole quale sarebbe stata la migliore scelta nell’interesse del loro bambino.

E’ difficile essere genitori e spesso non si è preparati a farlo.