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Tempesta in Borsa, occupazione salva Europa

ROMA – Giuseppe Turani ha pubblicato questo articolo anche su Uomini & Business col titolo “L’occupazione salva l’Europa”. 

Azioni: la giornata di ieri si è aperta con pesanti vendite sui listini europei, in scia alla seconda sospensione in 4 giorni delle contrattazioni sui listini cinesi. Nel corso della sessione tuttavia le Borse del Vecchio Continente hanno limato le perdite in scia ai dati sull’occupazione di Eurozona migliori delle attese. Su Milano ancora sotto pressione il comparto bancario mentre si sono registrati acquisti sui titoli del lusso pesantemente venduti nei giorni scorsi.

Londra chiude in forte calo trainata al ribasso dal comparto minerario. Wall Street chiude in territorio fortemente negativo con vendite diffuse su tutto il listino specialmente sui petroliferi e minerari. Per il Dow Jones è il peggior inizio anno di sempre mentre per lo S&P 500 bisogna tornare al 1928. Non hanno procurato effetti positivi i dati sui sussidi di disoccupazione per il 2015 scesi ai minimi degli ultimi 42 anni.

Rimbalzano i listini cinesi dopo la decisione del regolatore di sospendere, a data da destinarsi, il controverso sistema di blocco automatico delle contrattazioni in caso di forti perdite. A sostenere le Borse del Dragone anche la decisione della Banca Centrale di fissare oggi un tasso di cambio del renminbi poco variato rispetto a ieri oltre alla fondamentale notizia che i fondi a controllo statale stanno comprando azioni, specialmente del settore finanziario e dei nomi con grande peso all’interno dell’indice di riferimento. Tokyo ha chiuso oggi per la quinta seduta consecutiva in ribasso. Attesi in moderato rialzo i listini europei in apertura di seduta.

Obbligazioni: rivede quota 100 bps lo spread Btp-Bund decennali con il rendimento del benchmark italiano tornato all’ 1,55%. La disoccupazione in Eurozona cala ai minimi degli ultimi 4 anni attestandosi lo scorso dicembre al 10,5% in frazionale calo rispetto al mese precedente. Calo della disoccupazione anche in Italia, scesa a novembre all’ 11,3% sui minimi degli ultimi 3 anni. Deludono invece le vendite al dettaglio scese in Eurozona a novembre dello 0,3%, contro il +0,2% atteso; su base annua la variazione è dell’1,4% ben al di sotto del 2% atteso.

FX: dollaro americano (Usd) debole contro la moneta unica in area 1,0870. Secondo il governatore della Fed di Richmond Jeffrey Lacker, senza diritto di voto nel 2016, la Fed potrebbe dover alzare il costo del denaro più di quattro volte nel corso del 2016 qualora i prezzi petroliferi si stabilizzassero, il dollaro terminasse di apprezzarsi e l’inflazione dovesse risalire verso il target del 2%. Lacker ha precisato però che qualora l’inflazione dovesse rimanere lontana dall’obiettivo del 2% avrebbe senso un percorso di rialzo più morbido. Attesa oggi per i dati di dicembre sul mercato del lavoro Usa (nuovi occupati settore non agricolo e disoccupazione), indicatori che la Fed monitora attentamente per le decisioni di politica monetaria. Continua la forza delle tradizionali valute rifugio JPY e CHF.

La sterlina (GBP) è sui minimi degli ultimi 5 anni e mezzo contro l’Usd, sull’incertezza legata ai rischi derivanti dal prossimo referendum con cui si deciderà se Londra farà ancora parte dell’UE. A pesare anche le dichiarazioni del Cancelliere George Osborne secondo cui l’economia britannica non è immune dal “pericoloso mix” delle minacce estere, come l’indebolimento della crescita in Cina, il calo dei prezzi delle materie prime e le tensioni in Medio Oriente. Debole il real brasiliano (BRL), nel Paese la produzione industriale è scesa a novembre del 12,4% oltre il -10,3% atteso. Si tratta del ventunesimo calo mensile consecutivo. Cross USD-CAD sui massimi degli ultimi 12 anni, a pesare sulla valuta canadese (loonie) la debolezza del petrolio. Il Governatore della Banca Centrale canadese Poloz si è detto soddisfatto della debolezza della divisa e ha aggiunto che attualmente l’istituto non vuole seguire l’esempio della Fed di un rialzo dei tassi.

Commodities: quotazioni del greggio sempre sotto pressione sui minimi dell’ultimo decennio. Ieri il Wti ha toccato quota $32,10/brl un livello che non si vedeva dal dicembre 2003. Il clima di tensione presente sui mercati favorisce l’oro che rompe il livello di $1.100/oz favorito anche dalla debolezza del dollaro Usa. Le quotazioni si portano sui massimi delle ultime nove settimane mentre da inizio settimana il metallo giallo è in rialzo di oltre il 4%. Contrariamente all’oro le quotazioni del rame sono in flessione di oltre il 5% in settimana. Il timore è che il rallentamento della Cina, responsabile del 45% della richiesta globale di rame, possa portare a una forte riduzione nella domanda del metallo rosso.

Dati rilevanti di oggi: produzione industriale di dicembre in Francia e Germania. Negli Usa nuovi occupati Adp e disoccupazione di dicembre.


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