Blitz quotidiano
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Terremoto in Centro Italia…ma non è colpa di Renzi….la reazione nazionale è di un Paese in ripresa e con i nervi saldi

Terremoto in Centro Italia…ma non è colpa di Renzi, come tanti sembrano sostenere, pur di dimostrare che al Governo c’è una banda di incapaci. Scrive Giuseppe Turani in questo articolo pubblicato anche da Uomini & Business che la reazione di tutta Italia mostra il contrario, è qualcosa che non si era mai vista, senza slogan, senza esibizionismi, uno slancio collettivo di generosità. Lo slancio dei pompieri e dei clandestini, la caduta delle barriere er internet e wifi….con qualche sciacallo.

Le guardie forestali sono state le prime a arrivare sui luoghi del terremoto: mezz’ora dopo il sisma stavano già scavando con vanghe e badili per portare i primi, disperati, soccorsi. Gli abitanti, le vittime, intanto con attrezzi di fortuna cercavano di sgombrare le strade in attesa dell’arrivo dei mezzi di soccorso. I primi vigili del fuoco sono arrivati nel giro di un’ora.

Poi si è messa in moto la grande macchina dei soccorsi e sono arrivati tutti, compresi i genieri dell’esercito e gli uomini e le donne del soccorso alpino. E, ovviamente, i volontari. La protezione civile della Campania si è messa subito a disposizione della regione Lazio con tutti suoi mezzi e uomini. Milano, richiesta dalla protezione civile nazionale, di un elicottero con due unità cinofile Usar (Urban Search and Rescue) per individuare le persone sotto le macerie, lo ha fatto partire alle 7,30 della stessa mattina di mercoledì. E, già che c’era, ha mandato giù anche un’unità sanitaria. Sono già partiti i vigili del fuoco del comando provinciale di Milano. E sono pronte a partire le grandi macchine di movimento terra. Infine, Milano sta studiando la realizzazione nei luoghi del disastro di un campo base per ospitare i soccorritori e chiunque ne avesse bisogno. Per altri aiuti, basta chiedere. In particolare, se serve sangue, Milano è pronta, gli elicotteri sono già sulla pista.

E la stessa cosa hanno fatto tutte le regioni italiane. L’intervento più inatteso, comunque, è stato quello di venti richiedenti asilo nordafricani, ospitati in un paesino delle Marche, che hanno chiesto di poter partire come volontari “Per dare una mano alla regione che ci ospita”. Sono partiti e sono già al lavoro.

Altro intervento inatteso quello della banca Intesasanpaolo, che a mezzogiorno aveva già deliberato uno stanziamento speciale di 250 milioni di euro per le zone terremotate più una serie lunghissima di altri provvedimenti: sospensione del pagamento delle rate in corso per i mutui già accesi, agevolazioni per la ricostruzione, e l’installazione di bancomat “volanti” (senza commissioni) nei paesini del terremoto. Poco dopo anche l’Associazione bancaria italiana si è associata: tutti gli istituti aderenti faranno come Intesa.

E bisogna citare ancora due episodi. Non appena si è saputo, in Rete e in tv, che per donare il sangue bisognava presentarsi all’ospedale di Rieti, con documenti di riconoscimento e fiscali, lo stesso ospedale è stato di fatto intasato dai donatori. Probabilmente sono ancora lì, in fila.

Il secondo episodio riguarda una cosa alla quale nessuno aveva pensato, tranne alcuni privati cittadini. La prima cosa che salta nei terremoti è la rete telefonica. Ma alcuni si sono detti “Rimane Internet”. Tutti ormai hanno il wi-fi e quelli funzionano, però sono tutti protetti da password per impedire abusi di terzi. Bene, alcuni siti hanno lanciato il messaggio: togliete le password e liberate i vostri wi-fi, in modo che tutti li possano usare. Facile a dirsi, meno a farsi: chi diavolo sa come si toglie una password da un wi-fi? Nel giro di pochi minuti in Rete sono arrivate le istruzioni, semplici e comprensibili a tutti. Credo che adesso la zona terremotata sia la prima area italiana a Internet totalmente libero. E così la gente può parlare di nuovo, collegarsi con i parenti, in attesa che tornino i telefoni.

Mentre sto scrivendo arriva la notizia che persino un’azienda specializzata in crociere in barca nell’Adriatico (Bluewago) ha deciso di sospendere i suoi tour per mettere i posti letto delle sue barche a disposizione dei terremotati.

Questa mattina i più mattinieri avevano visto con piacere che in rete era circolata una parola d’ordine: nessuna polemica, adesso l’unica cosa importante è scavare, sostenere i soccorritori, salvare delle persone e basta.

Il buon proposito, però, è durato pochi minuti. Gli sciacallaggi sono cominciati quasi subito. Si è partiti con un collega che, espertissimo di terremoti, ha rivelato che una troupe giornalistica di Sky era arrivata sui luoghi del disastro prima dei soccorsi. Ignorando che un conto è una troupe con un giornalista e un cameraman e due panini al formaggio e una bottiglietta di acqua minerale di scorta. Un altro conto è mettere in movimento squadre di specialisti, attrezzati per stare sul posto anche più giorni di seguito, in mezzo al pericolo di essere sepolti loro stessi da nuove scosse di terremoto.

E via di questo passo, di equivoco in equivoco, il veleno insensato della politica italiana si è rovesciato sui soccorsi del terremoto. Con un obiettivo nemmeno nascosto: convincere la gente che qui non funziona niente, che al governo ci sono solo incapaci e dilettanti. E quindi via con le storie di presunte inefficienze.

 

In verità, il bilancio di questa giornata è molto semplice. Le istituzioni del Paese sono state all’altezza. Ma, soprattutto, intorno a loro si è mosso un Paese: dalle grandi banche ai cittadini, dalle grandi città alle persone più umili. Un Paese che è meglio, molto meglio di quello che vogliono farci credere.

Purtroppo, tutto ciò, una grande prova democratica e civile, non fermerà gli sciacalli. Sono la nostra malattia.

Mi farò nemico anche qualche amico, ma non ne posso più di questa storia della prevenzione, di questa favola del “bisognava pensarci prima e mettere in sicurezza le case, guarda il Giappone”.

Questa storia è una bugia che esperti e non, come il geologo Tozzi, stanno diffondendo ovunque. E attacca perché sembra logica, razionale, dettata dal buonsenso. Invece non lo è.

Per rendersene conto basta fissare lo sguardo su una qualsiasi bellissima casa di sassi e fango del nostro Appennino (io in una di queste ci abito, per caso). Una di quelle che l’altra notte sono crollate, seminando morte o di quelle rimaste in piedi in altre località, per fortuna.

Quanto sarebbe costato mettere in sicurezza quella casa (iniezioni di cemento nelle fondamenta, catene, tetto rifatto a norma, ecc.)? Gli esperti valutano fra i 70 e i 100 mila euro a casa. Dieci case, quindi, un milione di euro. Cento case 10 milioni di euro. Mille case 100 milioni di euro.

Quante sono le case dell’Appennino, ma anche dell’Emilia e di altri posti a rischio? Credo che nessuno le abbia mai contate. A occhio non sono meno di dieci milioni comunque (forse venti). Se fate la moltiplicazione, arrivate a un totale di soldi enorme, credo sopra i mille miliardi di euro (correggetemi, se sbaglio), cioè circa i due terzi di tutta la ricchezza che produciamo in un anno (con la quale dobbiamo far mangiare, vestirsi, ecc., 60 milioni di italiani). Se le case da mettere a norma sono dieci milioni, se fossero ventimila cifra va raddoppiata: una volta e mezza il nostro Pil.

Inoltre, bisogna vedere se si possano fare questi lavori in queste case, e non sempre è possibile. E chi farebbe mai comunque questo intervento su dieci o venti milioni di case? Il professor Tozzi con i suoi allievi, cappello da muratore in testa? Oppure importiamo un milione di muratori dell’Africa?