Blitz quotidiano
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Urbano Cairo di lotta: Rcs sta male, ha perso tanto e ora…

ROMA – Urbano Cairo ha detto abbastanza fuori dai denti quello che pensa di giornali e televisione a Claudio Plazzotta, che lo ha intervistato per “Italia Oggi”. Urbano Cairo è proprietario della squadra di calcio del Torino, è editore di La7, Dipiù e altro e anche azionista al 4,6% di Rcs, il gruppo editore di Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport, due su tre dei primi quotidiani italiani per vendite; con Berlusconi sono gli unici due editori multimediali veri in Italia; Cairo è assente dal web, forse perché è l’unico ad avere capito che il sito internet di un giornale cannibalizza la vendita delle sue copie.

Il mio commento è: Plazzotta è uno dei giornalisti più competenti nel settore dell’informazione, Urbano Cairo è l’imprenditore più interessante di questi anni. Cairo è esploso nel settore cruciale della pubblicità, poi editore di successo, poi ha acquistato e ricostruito il Torino Calcio, poi ancora La7. Dicono che abbia il braccino corto e per strappargli un caffè lui deve essere in una giornata di buon umore. Ma che importa?

A me interessa sapere che Cairo taglia tutti i costi superflui che trova nelle sue imprese, ma non ha licenziato un solo dipendente. Mi ha detto una volta che ha impiegato alcuni anni per trovare un allenatore, Ventura, e alcuni dirigenti, capaci di collaborare con lui per le nuove fortune del Toro. A La7 sta mettendo i conti a posto, ma ancora non è riuscito a far decollare l’emittente, mentre invece è evidente il successo dei suoi giornali nazional popolari.

Cosa manca a La7? La linea critica esiste nei riguardi del premier Matteo Renzi, molti si chiedono il perché. Il problema però è che i conduttori dei programmi, fatta eccezione per Lilli Gruber, fanno politica politicante, gli ospiti – tranne poche eccezioni – rappresentano una compagnia di giro, ben gradita a qualcuno, presumo, de La7: sono sempre gli stessi. E nei dibattiti manca una vox populi esterna alla politica politicante: c’è la maggioranza, c’è l’opposizione, ma sempre all’interno della Casta, mancano i tribuni e le voci disperate del popolo vero. E i conduttori strillano più degli ospiti, per mettersi in mostra.

Il punto delicato per Cairo è questo: essere confuso dal pubblico (in fuga da alcuni programmi) con l’odiatissima classe politica, la governance e l’antigovernance che ci tortura e ci annoia in questi anni. Conclude Cairo, nell’intervista, che vuole rilanciare la tv con un programma serale condotto da Myrta Merlino, l’urlatrice number one. Il popolano, che in fondo io sono, direbbe: ma mi “facci” il piacere!

Per chi l’avesse persa, ecco una ampia sintesi della intervista di Claudio Plazzotta a Urbano Cairo:

 

Urbano Cairo si dice molto preoccupato per la situazione di Rcs, e dopo aver rilasciato dichiarazioni di attesa e interlocutorie nei giorni scorsi, ora inizia a pungolare con decisione il nuovo amministratore delegato Laura Cioli, perché, sostiene, dopo la fusione Gruppo Espresso-Stampa-Secolo XIX,

“il mercato dei quotidiani in Italia è molto più competitivo e quindi più difficile per Rcs. Ormai il nuovo amministratore delegato Laura Cioli è in carica da quattro mesi e mezzo. Gli altri fanno operazioni intelligenti, Rcs, invece, è sempre ferma in attesa della realizzazione del piano. …~

 

“Con la fusione Espresso-Stampa-Secolo XIX è nato un polo di quotidiani da 8-900 mila copie al giorno, la concorrenza è aumentata, la situazione di Rcs è peggiorata. Il nuovo a.d. Laura Cioli è in carica da quattro mesi e mezzo. Gli altri fanno operazioni intelligenti, in Rcs non si fa nulla perché bisogna realizzare il piano. E invece si dovrebbe essere molto veloci. Ricordo che Rcs, in cinque esercizi dal 2011 dal 2015, ha perso circa 1,245 miliardi di euro. Telecom, dopo che aveva perso un miliardo con La7, ha detto basta. In Rcs, invece, è stata Fca a dire basta. Non me l’aspettavo, ma non è che John Elkann dovesse chiedermi il permesso. Ora l’azionista di riferimento di Rcs è Diego Della Valle.

D. Pure nel business della tv generalista, dove opera la sua La7, la concorrenza si fa sempre più accesa. Penso soprattutto a Sky e Discovery

R. Mi piace la tv ed è un business dove intendo restare. Vogliamo allargare e ringiovanire il target di La7, pure con programmi comici come Eccezionale veramente (al via domani in prima serata, ndr) e stiamo pensando a un programma di prime time con Myrta Merlino. La7d sta crescendo negli ascolti. E infine, dal 2017, lanceremo pure nuovi canali grazie al nostro Mux. È proprio per questo che ho assunto Fabrizio Salini come direttore di La7. Lui sa bene come si fa a creare un nuovo canale.

D. Ha annunciato che la raccolta pubblicitaria di La7, nei primi tre mesi del 2016, cresce del 4% sullo stesso trimestre 2015. In gennaio, però, Nielsen ha certificato solo un +0,4% per il network La7. Quindi febbraio e marzo sono stati mesi fantastici?

R. Sì. E pesano molto più di gennaio. Febbraio ha avuto una crescita della raccolta pubblicitaria vicina al 10%.

D. Ha sempre il dente avvelenato contro i 300 milioni di euro aggiuntivi che potrebbero arrivare alla Rai con il canone in bolletta?

R. Recuperare l’evasione del canone è sacrosanto. Questo, però, non significa che tutto il recupero debba andare alla Rai. Soprattutto se quei soldi devono finanziare sprechi assurdi. Ho visto un bando della Rai da 2 milioni di euro per la manutenzione degli ascensori. Ho letto che la Rai spende 2 milioni di euro per gli spostamenti da una sede Rai all’altra dentro Roma. Mi sembra incredibile che si vada a finanziare un gruppo che spreca i soldi così, o che li usa, magari, per strappare artisti alla concorrenza con contratti milionari.

D. Fa riferimento a Maurizio Crozza?

R. Parlo in generale. Crozza ha un contratto con La7 che scade a fine 2016. Tre anni fa tutti davano per scontato che Crozza sarebbe passato in Rai, si favoleggiava di contratti da 2 milioni di euro all’anno. Poi Crozza è rimasto su La7.