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Vaticano, svelarono i furti, rischiano di finire in carcere

La foto di di Vincenzo Vita

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ROMA – Furti in Vaticano svelati, magari sulla spinta e in modo funzionale alla pulizia che Papa Francesco dice di voler fare, quello stesso Papa che ora li abbandona alla giustizia del Papa Re. Così ora due giornalisti italiani, Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi, rischiano di finire in carcere e pagare per i ladri che finiranno per farla franca. Vincenzo Vita punta il faro sul processo noto come Vatileaks in corso in Vaticano ai due giornalisti e sullo strano silenzio di Papa Francesco e, increbilmente, del Governo italiano, in questo articolo pubblicato anche sul Manifesto.

Il gruppo di inchiesta Spotlight del Boston Globe, reso celebre dall’omonimo film vincitore  (tra gli altri premi) dell’Oscar 2016 e del Pulitzer del 2003, indagò sullo scandalo della a e delle molestie sessuali nella Chiesa della città dell’East Coast (e non solo).

In tal modo, scoperchiò un vero e proprio sistema di sopraffazione e di potere criminale, fin lì insabbiato e coperto da mille complicità. Accade, ora, che due bravi giornalisti come Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi, “rei” di aver scritto “Avarizia” e “Via Crucis”(2015), rischiano seriamente il carcere. Due libri coerenti con la deontologia della professione: scavare sotto la coltre del fariseismo, cercare senza sosta la verità.

Testi pieni di notizie documentate ed inquietanti: gli enormi buchi neri della gestione delle finanze della Chiesa, l’oscura faccenda degli introiti inerenti alle cause di santificazione divenute un cinico  business, gli affari immobiliari con relativi scandali, i conti segreti dello Ior, gli alloggi principeschi dei signori cardinali, i privilegi smisurati e l’utilizzo per fini ultronei dei contributi dei fedeli.

Al riguardo, Fittipaldi accende i riflettori sul caso dell’ospedale pediatrico di Roma Bambin Gesù, dalle cui casse rimpinguate dai credenti (dai cittadini, dunque) sono stati tratti 200.000 euro per ristrutturare l’appartamento di Tarcisio Bertone. Così il centro dermatologico Idi, finito nel (dis)onore della cronaca giudiziaria.

E poi, la curiosa sorte della commissione di inchiesta istituita proprio per fare luce sul disastro economico e incappata nella imprevedibile telenovela che ha visto protagonisti il coordinatore della struttura monsignor Vallejo Balda e Francesca Chaouqui, coppia perfetta per alimentare un bel gossip da telenovela. Nuzzi sottolinea le anomalie del caso. Proprio il sacerdote dell’Opus Dei è una delle fonti dei due volumi, sospetto che l’interessato ha tentato di capovolgere con l’accusa (già ritrattata) di violenza ai suoi danni.

Ed eccoci al procedimento giudiziario, un colpo al cuore sferrato ad ogni principio democratico. Infatti, nello Stato pontificio è ancora in vigore il codice penale dell’allora ministro Zanardelli del 1889, recepito dai Patti Lateranensi del 1929. L’addebito mosso a Nuzzi e Fittipaldi è la “violazione del segreto di stato”, con la pena del carcere fino a otto anni, da scontare nella malaugurata ipotesi in Italia, sempre per le intese bilaterali tra le istituzioni italiane e quelle della Chiesa cattolica.

Il processo –dalle garanzie assai approssimative- riprenderà il prossimo 6 aprile, con l’interrogatorio di tre dei cinque imputati, cui seguiranno le testimonianze. Una storia clamorosa, che mette in questione la stessa sovranità nazionale. Che non vale solo quando, anche giustamente, si conduce un braccio di ferro con l’India per riavere i marò considerati da quel paese di propria spettanza giudiziale.

Ma allora perché finora non vi è stata alcuna iniziativa del Governo Renzi, salvo una criptica dichiarazione del ministro Alfano? Non è stato convocato, a quanto risulta, neppure l’ambasciatore presso la Santa Sede. Quest’ultimo andrebbe ritirato, fino ad avvenuto chiarimento sul carattere delle accuse. E sì, perché la presunta violazione del segreto di stato si chiama libertà di espressione. Come è stato chiarito nell’efficace conferenza stampa con gli autori promossa mercoledì 16 marzo dai parlamentari  Pippo Civati e Andrea Maestri.

È un incubo, che poco si addice all’illuminato magistero del Papa di Roma.