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Virginia Raggi e M5s sono fuori Costituzione, Rodotà non se ne accorge, perché?

Virginia Raggi e M5s sono fuori della Costituzione, Stefano Rodotà non se ne accorge, perché? si chiede Giuseppe Turani in questo articolo pubblicato anche su Uomini & Business. La conclusione è un po’ aspra e tanto amara…

Mi sembra di vederli i commercialisti di Beppe Grillo, gli avvocati, con l’aggiunta magari di un paio di webmaster e di due passanti e una casalinga, tutti intenti a riscrivere lo statuto (la carta fondamentale) del movimento 5 stelle. Quello esistente, chiamato con una certa ironia “Non statuto”, è stato bocciato in pieno dal giudice  di Napoli: è una scemenza.

Una scemenza che però ha consentito fin qui al comico e ai suoi colonnelli di fare tutto quello che volevano. Espulsioni, candidature, distribuzione dei fondi, regole. Nel bocciare il “Non statuto” il giudice ha ordinato il “reintegro” di 23 espulsi che avevano  fatto ricorso.

È opportuno riportare il cuore della sentenza del giudice perché di fatto si tratta di qualcosa che manda a picco il Movimento 5 stelle, almeno come esso è stato concepito fino a oggi. L’affermazione più importante è la seguente: “Nonostante il Movimento cinque stelle non si definisca partito politico, e anzi escluda di esserlo, di fatto ogni associazione con articolazioni sul territorio che abbia come fine quello di concorrere alla determinazione della politica nazionale si può definire partito”. Doveva decidere l’assemblea e non lo “staff Grillo”.

Quindi il comico può dire quello che vuole, ma poiché fa politica, non vende caramelle, la sua è un’organizzazione politica. Che però va gestita secondo un minimo di regole democratiche.

E quindi le decisioni che esso prende, come le espulsioni, vanno decise da qualche organo democratico. Poiché le espulsioni contestate sono state prese da un corpo estraneo (lo staff), sono da considerare non legittime e i 23 che avevano fatto ricorso vanno riammessi.

In sostanza il giudice di Napoli ha sentenziato che nel Movimento non c’è vita democratica. E che devono provvedere. Eccoli quindi chini, i loro migliori cervelli, sul codice civile alla ricerca di uno statuto che sia accettabile.

Ma questo statuto non esiste. Non c’è modo di  mettere insieme democrazia del movimento con la libertà del comico e dei suoi colonnelli di fare tutto quello che vogliono. Non esiste che il neo-sindaco di Roma si sia impegnato a far vistare le sue decisioni più importanti da una società privata come la Casaleggio s.r.l. (con relativo indennizzo salato se non lo fa).

Come non esiste che i candidati alle varie cariche pubbliche vengano decisi da primarie “virtuali”, gestite sempre dalla stessa società privata, la quale gestisce anche il sacro blog, attraverso il quale  passa tutta la vita del movimento (che nemmeno ha una sede con un indirizzo e un telefono).

In questa vicenda colpisce soprattutto il fatto che nessuno dei nostri ex presidenti della Corte costituzionale, oggi in pensione ma molto ciarlieri, si sia mai accorto di niente: il secondo partito del Paese vive nell’illegalità e loro non dicono niente? E tutta la schiera di giuristi (Rodotà in testa) che sta a fare le pulci alla riforma costituzionale dove è stata in questi mesi? In vacanza su Marte?

Tutti zitti (anche la maggior parte dei giornali e delle tv). Per sollevare il caso hanno dovuto muoversi 23 “grillini” veraci, desiderosi di non essere esclusi dalle future poltrone, probabilmente, e la settima sezione del tribunale di Napoli.

Collettiva figura di merda, si può dire?