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Papa Francesco anche a Rohani: “Pugno se offendi mia madre”

Papa Francesco ribadisce al leader teocratico iraniano Rohani quanto detto a proposito di Charlie Hebdo. Un pugno alla libertà d'espressione?

La foto di di Warsamé Dini Casali

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ROMA – Papa Francesco ha raccontato al presidente iraniano Hassan Rohani di quando aveva detto, dopo la strage di Charlie Hebdo a Parigi, che se qualcuno avesse offeso sua madre doveva aspettarsi un pugno. Lo ha riferito oggi lo stesso Rohani, aggiungendo che “questo vale anche per il Profeta” e ribadendo che libertà di espressione “non significa offendere il credo religioso degli altri. Come il Corano per noi sono sacri anche la Bibbia e il Vangelo“, ha detto ancora Rohani, secondo il quale “tutte le religioni sono da rispettare”.

La notizia Ansa sui particolari del colloquio fra la massima autorità religiosa cattolica e del presidente dello stato sciita più grande del mondo è giusto un dettaglio nell’edificante affresco di un processo di riconciliazione in corso, quello tra un Iran che ha deviato dalla rotta ultra-conservatrice di un Ahmadinejad e l’Occidente che ha smesso i panni del grande Satana e riprende le relazioni diplomatiche, i rapporti culturali, gli affari economici. Ci aspettiamo speranzosi una nuova stagione di pace. Il dettaglio del pugno, un’incrinatura del prezioso vaso, convoca a margine della speranza l’irriverenza che cara hanno pagato i vignettisti di Charlie Hebdo.

L’Iran resta uno stato teocratico (come quello Pontificio del resto), dove non è possibile separare la figura religiosa da quella politica (Rohani è stato nel tempo membro dell’Assemblea degli Esperti e del Consiglio del Discernimento della Repubblica islamica).

Sono quindi comprensibili le reazioni ostili di oppositori interni costretti alla fuga come quelli rappresentati dal Consiglio Nazionale della Resistenza iraniana: “Srotolare il tappeto rosso a Rohani come fanno i governi europei significa accogliere il padrino del terrorismo e del fondamentalismo legittimando il regime e le sue fazioni più radicali”.

Il realismo politico ha però le sue ragioni inoppugnabili: se si vogliono favorire apertura, dialogo e sviluppo in quel paese così importante (giovane e popoloso) è preferibile sostenere i cosiddetti moderati. Se si vuole sconfiggere l’Isis sedicente Stato Islamico…ecc. Ma, a proposito dei pugni di Papa Francesco, bisognerebbe sommessamente ricordare che per un’offesa al Profeta in Iran il taglio della lingua sicuramente non basta.

Se il problema è quale diritto debba prevalere nel conflitto tra diritti contrastanti, libertà di religione o libertà d’espressione, la risposta occidentale ruota su un solo concetto: intangibilità del corpo, sacralità della persona. Soprattutto quando è uscita dall’utero materno. Niente pugni, fruste o “garrote in nome della pace”.

 


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