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Debbie Reynolds, arriva la biografia: il rapporto con Carrie Fisher e gli abusi di Hollywood

Debbie Reynolds, arriva la biogradia: il rapporto con Carrie Fisher e gli abusi di Hollywood

Debbie Reynolds, arriva la biogradia: il rapporto con Carrie Fisher e gli abusi di Hollywood (Foto Ansa)

LONDRA – Debbie Reynolds fu schiaffeggiata e maltrattata dai registi, tormentata con molestie sessuali dai co-protagonisti, vittima dei meschini pettegolezzi di Tony Curtis. La leggenda di Hollywood, scomparsa a poche ore di distanza dalla figlia Carrie Fisher, nel suo “Unsinkable, a memoir” (Inaffondabile, un’autobiografia), scritto con Dorian Hannaway, ha raccontato il tormentato rapporto con Carrie e gli abusi subiti nel mondo del cinema quando, giovane star, girava film di successo.

Il Daily Mail ha pubblicato il seguente stralcio:

“La prima volta che ho incontrato Clarke Gable, pensai che fosse così bello da lasciare a bocca aperta”.

L’attrice aveva 18 anni ed esplorava il nuovo posto di lavoro agli studios della MGM, quando Howard Strickling, capo della pubblicità “mi vide e mi afferrò per il braccio”. La presentò al grande Gable di Via col Vento dicendo:

San raffaele

“Ecco Debbie Reynolds, la nostra nuova stella”. L’attore le sorrise e disse “Ciao, ragazza. Scoprirai una vita interessante”.

Nel 1951 il motto della MGM era “Più stelle di quante ce ne siano in cielo”: ero giovane, ingenua ma scoprii che alcune erano gentili e altre meno, mentre altre erano per così dire strane, scrive la Reynolds. Tra le “dolci e gentili” c’erano due dei primi amici conosciuti a Hollywood, il commediografo Noel Coward e il suo amico, l’attore Clifton Webb. Ottenne il permesso dalla madre, per andare in vacanza con loro in Giamaica, dove Noel aveva una casa.

Hanno parlato mia madre in permettendo loro mi portano in vacanza in Giamaica, dove Noel aveva una casa. Mentre facevano passeggiate sulla spiaggia, Clifton e Noel si tenevano per mano

“ma sul momento non ho pensato nulla. Ero giovane e vivevo come un privilegio godere della loro amicizia”.

Studentessa a Burbank, in California, dove si trasferì la famiglia dal Texas nel periodo della Grande Depressione: il papà era un falegname in cerca di lavoro. Comprarono un appezzamento di terreno e papà Reynolds costruì da solo la casa dove avrebbero vissuto e l’attrice ricorda:

“Allevata alla religione Nazareno Battista, mia madre era così severa che non ci permetteva di andare al cinema. Pensava che fosse un peccato. Fui contenta quando la spuntammo: ho amato i film dalla prima volta che li ho visti”.

Ma non ha mai sognato che poteva diventare un’attrice:

“La mia massima ambizione era una camicia e una sciarpa gratis, promesse al concorso di Miss Burbank, nel 1948. Sapevo che non avrei vinto, non ero abbastanza alta per essere una bellezza, ma a soli 16 mi sono presentata in costume da bagno di seconda mano” e con sua grande sorpresa vinse il primo premio.

Piacque anche a due talent scout di Hollywood, tra il pubblico, che le offrirono un contratto e “lanciarono una moneta per stabilire con chi avrei firmato”. Vinse Solly Baiano della Warner Brothers, e poche settimane dopo mi accompagnò alla MGM. Dopo due film, il produttore Arthur Freed e il capo dello studio Louis B. Mayer, la scelsero per recitare nel grande film musical “Singin’ in The rain”, “Cantando sotto la pioggia”.

“Non che Gene Kelly, protagonista maschile del film, mi volesse. Mayer stesso mi aveva scelto per il ruolo di Kathy Selden, e anche se Gene era la più grande star della MGM, la parola del capo dello studio era legge. Non ero una ballerina e ho dovuto imparare ciò che Gene e il co-protagonista Donald O’Connor facevano già da anni”.

Lavorava duramente, ballava fino a otto ore al giorno, Kelly controllava poiché era un perfezionista che pretendeva il meglio, commenta la Reynolds nel libro:

“Il medico mi propose di assumere delle vitamine ma oggi mi rendo conto che erano anfetamine. Lo stesso tipo di “vitamine” che hanno poi spinto Judy Garland verso una vita fatta di abuso di droghe. Sono stata fortunata ad aver rifiutato”.

Il film fu un successo, com’è noto, e alla Reynolds arrivò il copione di “Pranzo di nozze”, il primo ruolo drammatico. Co-protagonista di due grandi attori, Ernest Borgnine e Bette Davis.

“L’unico problema era il regista, Richard Brooks, che non mi voleva, mi chiama “Piccola Miss Hollywood” e non nascondeva il suo disprezzo. “Era sempre scortese, una volta mi ha schiaffeggiato davanti a tutti e non so cosa l’avesse fatto arrabbiare. Ero sempre professionale” e dopo l’episodio godeva del sostegno di tutta la squadra.

Nel 1961, quando girò “La conquista del West”, aveva i suoi trucchetti per contrastare registi violenti:

“Tutti mi ha avvertito che Henry Hathaway, tra i registi, trattava male le attrici ma quando mi ha incontrata per la prima volta ha nascosto la sua vera natura, dietro modi gentili. Ma non durò a lungo. Nel giro di un paio di giorni, davanti a tutto il set, urlava e imprecava nei miei confronti. Lo avvertii di non urlare altrimenti sarei svenuta”.

Ma Hathaway continuava a imprecare: l’attrice chiuse gli occhi e cadde svenuta:

“Sarei rimasta in quella posizione tutto il giorno ma si scusò e a quel punto, sono rinvenuta. Da quel momento, ogni volta che mi urlava contro, era sufficiente dire “Svengo” e si calmava”.

Ma il più duro dei film, fu “Tre ragazze di Broadway”, del 1953 scrive l’attrice:

“dopo tanti anni, mi è ancora difficile parlarne. Era come andare in guerra ogni giorni”.

Il regista, Stanley Donen (che aveva lavorato su Singin ‘In The Rain), era rapito dal co-protagonista Bob Fosse al punto che in alcune immagini tutto ciò che si vedeva della Reynolds era il suo orecchio sinistro: il volto di Fosse spiccava incontrastato:

“Bob Fosse, anche coreografo e ballerino, era un narcisista, ma l’elemento distintivo non era il suo volto. Durante le prove, si metteva dietro di me e premeva le sue parti basse, era ben dotato, contro la mia schiena. Indossava solo collant da ballerino. La situazione era molto sgradevole ma Bob, nonostante lo scoraggiassi in modo palese, come essere allontanato con forza, fingeva di non capire.

Alla fine andai in farmacia e acquistai un sospensorio o “conchiglia”, quelle indossate dai ballerini, e la lasciai nel suo armadietto. Il messaggio era chiaro e Bob non mi ha mai più infastidito”.

Un atteggiamento abbastanza frequente nel mondo cinematografico: nel 1959, in Spagna, mentre girava un film con Glenn Ford, nel ruolo del marito, l’attore decise di baciarla. La Reynolds, girò in tondo nella stanza ma lui riuscì a prenderla: lei iniziò a ridere e ma l’avvertì:

“Non verrò a letto con te, lavoreremo insieme e niente altro” e diventarono amici.

Altro momento di grande imbarazzo, a causa di Walter Matthau, mentre nel 1964 giravano “Ciao, Charlie”:

“Stavamo recitando un dialogo divertente ma è andato completamente fuori copione, una storia che soltanto lui conosceva. Improvvisamente mi ha presa, messa di traverso sulla sua spalla e fatto girare. L’intera squadra applaudiva ma non a causa della “coreografia” di Walter. Non indossavo biancheria intima, ma solo calze di nylon trasparenti. Ero così imbarazzata che corsi in camerino e a ogni passo, maledicevo Walter. In quello stesso film, Tony Curtis andava in giro a dire che il mio primo marito, Eddie Fisher, aveva rotto poiché non ero £brava a letto” e “lesbica””.

“Non sono lesbica. Forse non ero un’amante esperta ma Eddie era il mio primo amore e avrebbe dovuto farmi capire ciò che poteva renderlo felice. Invece mi ha lasciato per la mia cara amica Elizabeth Taylor. E a quanto pare ha sentito il bisogno di accollare la colpa del divorzio a me. Quando mi hanno riferito le bugie di Tony l’ ho affrontato ma ha rifiutato di fare marcia indietro. Eddie era suo amico e credeva a lui. Come ho detto, c’erano un sacco di persone strane nel mondo dello spettacolo, e alcune anche decisamente disgustose. Ma tra le più dolci c’era Fred Astaire”.

Quasi dieci anni dopo in cui Fred mi tranquillizzò in “Singin’In The Rain”, ho avuto la possibilità di ballare con lui sullo schermo. Recitava nel ruolo di mio padre, nel film “Il piacere della sua compagnia”, del 1961, concluso la Reynolds:

“Ballavamo un valzer, in un pranzo di nozze, ed ero molto nervosa all’idea di danzare con lui, mi rassicurò dicendo “seguimi, muoviti con me, devi avere fiducia in me”. Ho fatto così ed è stata una gioia totale, mi sentivo leggera come un piuma. Fred teneva la mano sulla mia schiena, aveva dita molto lunghe. Anche a 60 anni, era magro, bello e atletico, l’uomo più dolce che abbia mai conosciuto. Se avessi pensato che sarebbe andato con una donna più giovane, avrei potuto fare una mossa. Invece, con lui ho soltanto ballato, ed è stato il paradiso”.

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