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L’Arena, Federica Sciarelli: “Chi l’ha visto è come…”

ROMA – Federica Sciarelli è stata ospite di Massimo Giletti nell’ultima puntata de L’Arena. “Mi intimidisco in tv. Quando faccio il mio lavoro sono sciolta, invece qui mi sento come sotto esame…” esordisce così la conduttrice di Chi l’ha visto durante l’intervista.

Sul successo di Chi l’ha visto, definito da Giletti “il romanzo della realtà che supera le fiction”, la Sciarelli cerca di attenersi ai fatti: “So che molti sceneggiatori guardano Chi l’ha visto, anche la moglie di Camilleri. Noi siamo il romanzo popolare, raccontiamo quello che succede anche nella casa di chi hai accanto. Tutti quanti si riconoscono: li assassini che vediamo adesso sono persone normali. A Chi l’ha visto partiamo da una scomparsa o da un omicidio e lì raccontiamo l’Italia, dal nord al sud alle isole, i ricchi e i poveri, italiani ed extracomunitari.. è il Paese”.

Un rapido excursus della formazione di Federica Sciarelli, che nasce come giornalista contro il volere della famiglia: “Faccio un concorso per l’avviamento alla carriera giornalistica, feci un anno in Rai, mandata al Tg1, alla radio…”.

Seconda su diecimila, specifica Giletti: “Non mi assunsero però. Andai alla redazione esteri e loro erano tutti e due, Mentana e Ruffa. Io facevo le veline, tutto quello che passava per il mondo lo dovevo scrivere a mano. Era una borsa di studio. Infatti non ci assumono e vado a lavorare al Senato. Prendo uno stipendio altissimo al Senato, all’ufficio informazioni parlamentari. Ci sono un gruppo di lavoratori che danno le informazioni su quello che è il lavoro del parlamento. Mi chiesero il ddl sul “sarchiapone selvatico”, il bagno del principiante… Dopo quattro anni arriva la chiamata dalla Rai, c’era stata una lotta sindacale e il sindacato dice ‘perché non li assumiamo': io accetto. Quando prendo il primo stipendio m’è preso un colpo. Ero praticante giornalista. E i miei genitori contro: quando dovevo licenziarmi dal Senato, tutti mi dissero ‘come si fa a licenziarsi’, mio padre si arrabbiò perché non lo considerava un gran mestiere”.

E sul finale della sua ospitata a L’Arena di Giletti, Federica Sciarelli ha avuto modo di chiarire anche l’uso dell’espressione “Dio bono” che le è scappata nel corso della puntata precedente: “Mi sono scappate, ma dopo 11 anni… Non è un’imprecazione, è un’invocazione. Non sono usa. A mia giustificazione: era stata appena uccisa questa professoressa che era stata truffata. È successo con questo avvocato che, mi dispiace, è una persona squisita. Alla spiegazione dell’avvocato… io credo che ci sia un tempo tecnico, non è che uno si fa strangolare… Mi è scappata. Non lo farò più”.

Federica Sciarelli ha anche chiarito una volta per tutti un antico gossip. Si mormorava, dopo un articolo uscito su un importante settimanale (il nome non è stato dato), che la Sciarelli fosse l’amante dell’ex presidente della Repubblica. “Si dovrebbe vergognare uno, quello che l’ha scritta… Ne parlavano tutti tranne me, io non ne volevo parlare, fu un periodo bruttissimo e quasi diedi ragione a mio padre! Un giornalista, insomma un burlone, scrisse su un settimanale importante questa cosa”, ricorda la conduttrice, “prima scrissero che ero stata segretaria del gruppo comunista al Senato, e non era vero, sarebbe bastato telefonare al Senato per scoprirlo. Pare che Indro Montanelli abbia chiesto a Cossiga chi fosse la sua amante, e Cossiga gli parlò all’orecchio. Uscì questo articolo, la mia vicina di casa viene a casa mia e ridendo mi disse questa cosa. Prima mi sono fatta una risata, poi come i cornuti ci ripenso: vedo che era lo stesso che aveva scritto del gruppo comunista al Senato. Ho pensato “Questo lo querelo””.

L’ultima domanda: cosa ha cambiato Chi l’ha visto nella vita di Federica Sciarelli? “Il mio problema è che mi occupavo di politica al tg3. Non sapevo di cronaca, non la facevo e non la leggevo. Qualcuno dice che sono giustizialista ma io ho capito: lo stato di Diritto non esiste solo per i carnefici, deve esserci anche per le vittime. Io sto dalla parte delle vittime, e tutti i miei colleghi”.

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