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Michelle Hunziker prigioniera di una setta: “I miei 5 anni bui coi guerrieri della luce”

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Michelle Hunziker prigioniera di una setta: “I miei 5 anni bui coi guerrieri della luce”

ROMA – Michelle Hunziker prigioniera di una setta. La rivelazione choc è contenuta in un libro che la soubrette ha scritto a quattro mani con Francesca Parravicini: si intitola “Una vita apparente-mente perfetta” e narra degli anni bui di Michelle, a dispetto del nome della setta che l’ha intrappolata: i “guerrieri della luce”.

Quello che fino a pochi mesi fa era un segreto inconfessabile, rivelato solo al marito Tomaso Trussardi, ora è sulla bocca di tutti. “Finora ho nascosto tutto persino a mia madre”, racconta la conduttrice al Corriere della Sera. Ora che quel periodo è finalmente alle spalle, ha deciso di uscire allo scoperto perché questa “è un’epoca infestata da life-coach, ma i ragazzi dovrebbero dare retta solo alle famiglie”.

Per cinque anni, dai 23 ai 28, Michelle Hunziker è stata in balia di una donna-guru, di nome Clelia. “Ti catturava per la bellezza e la purezza, emanata da abiti candidi e raffinati – racconta – Era un fiore pericolosissimo”. Il sodalizio comincia in un periodo di crisi: Michelle era ossessionata dai suoi capelli, ne perdeva tantissimi. “Al mattino quando aprivo gli occhi controllavo lo stato del cuscino”. Inizia le prime sedute di pranoterapia, si avvicina a una donna, Clelia, che la aiuta a ritrovare serenità: i capelli ricrescono e contemporaneamente lei si confida, capisce di avere una ferita: il rapporto interrotto col padre, alcolizzato.

“Mi ha fregato restituendomi l’amore di mio papà. Poi, mi ha allontanato da tutti gli affetti”. Per conquistare il mondo, le diceva, bisognava mantenersi puri: igiene personale, alimentazione, astinenza sessuale e allontanarsi chi aveva dentro di sé la Finzione, l’energia negativa per eccellenza. “Secondo lei ne ero circondata. Una sera d’autunno avevo programmato di andare a teatro con una decina di amici: lei mi telefonò per dirmi di annullare. Sarebbe stato negativo per la mia energia. E io annullai”.

Poi è arrivato il successo, ma per Clelia era solo merito della setta. “Ovviamente il merito non era il mio ma delle energie che si erano sbloccate. Non avevo vere capacità: ero la pedina di un disegno superiore per diffondere il bene”. I Natali li trascorreva al buio da sola. “Chiamavo festosa Aurora che era col padre, fingendo di avere gente a cena, per poi passare da sola il resto della sera in silenzio, davanti all’albero”.

Michelle lascia la setta nel 2006: “Ho chiamato subito mia madre e i miei amici, chiedendogli solo una cosa: non fatemi il processo. Ero la gallina dalle uova d’oro, ma sono stata derubata soprattutto della dignità. I ragazzi dell’età di Aurora si fanno domande, cercano i valori. Vorrei solo dire di credere negli affetti veri e non nei “maestri”. Di lì a qualche anno ha incontrato Tomaso: “Quando ci siamo conosciuti abbiamo condiviso tutto: lui i suoi lutti e io la mia esperienza dei cinque anni in una setta. Una volta uscita da lì è stato un continuo tentativo di ricostruire la mia vita. Ho sofferto di attacchi di panico, per anni ho creduto che sarei morta di lì a poco, per soffocamento, come aveva previsto la setta”.

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