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“Paolo Villaggio megalomane, assente…” l’accusa del figlio

Mentre Paolo Viallaggio spopolava al cinema nei panni del ragionier Fantozzi, Piero lottava contro la tossicodipendenza. Oggi decide di raccontare la sua storia. Che comincia con un padre "invadente ed egocentrico".

GENOVA – Piero, figlio di Paolo Villaggio, pubblica un libro di memorie dal titolo “Non mi sono fatto mancare niente”. Un libro in cui parla dei suoi problemi con la droga e in cui, soprattutto, accusa il celebre padre, definito “assente, egoista, megalomane”.

Piero (all’anagrafe Pier Francesco Villaggio) in un’intervista a Vanity Fair spiega:

“È molto difficile relazionarsi con lui, è una persona molto invadente ed egocentrica, come quasi tutti quelli che fanno il suo mestiere. La prima volta che sono riuscito a parlargli liberamente risale all’incirca a dieci anni fa, prima di allora non avevamo mai avuto una relazione padre-figlio canonica”.

E ancora:

“Continua ad essere una persona molto egoista. Oggi il nostro rapporto è facilitato perché lui ha quasi 84 anni, ha il diabete e, avendo condotto una vita molto sregolata, i segni della vecchiaia sono tutti visibili. La rabbia che ho nutrito per anni si è quasi trasformata in tenerezza”.

Il figlio del ragionier Ugo Fantozzi parla poi della droga:

“Il mio rapporto con l’eroina è cominciato prestissimo, avevo 17 anni. La mia passione è stata quasi interamente consumata dalla dipendenza. Se a questo aggiungiamo il fatto che non ho mai avuto necessità di lavorare per mantenermi capirà che è stato difficile trovare la mia strada”.

E Piero, una parte delle sue disavventure, le addebita al padre:

“Il confronto con un artista ingombrante come mio padre mi ha inevitabilmente condizionato. Non mi sono mai sentito all’altezza ed è forse per questo che oggi mi ritengo insoddisfatto”.

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