Blitz quotidiano
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Virginia Raffaele: “A scuola mi sentivo un Gremlin…”

ROMA – “Purtroppo o per fortuna tendo alla malinconia. Amo la malinconia, ma se fai il comico e se sei un comico, la patente per esistere te la dà solo il sorriso. Dipendi dalla risata che riesci a provocare. E così combatto la mia insicurezza con la seduzione”. È una Virginia Raffaele profonda quella che si racconta in una lunga intervista al Fatto Quotidiano.

“Lo faccio per stare bene e perché chi sta sul palco si nutre di sostegno. Lì mi sento accettata […]. A volte mi chiedo da dove nasca questo bisogno. Da dove nasca la paura di sbagliare, di non piacere, di far rimanere male qualcuno a cui non ti sei saputa raccontare”. E cosa si risponde? “Che devo avere un qualche trauma che riguarda la disarmonia. Più vado avanti e più i contrasti mi destabilizzano. Non sono egocentrica, ma desidero sempre stare in pace con tutti […]. A volte è un incubo, ma fa parte della mia natura”.

La felicità, per Virginia, è “far sorridere gli altri”. “Mi riempie. Quando vengono a dirmi: ‘Mi hai fatto stare bene per un’ora e mezza’, sono felice. Nell’intervista la splendida 35enne racconta anche il rapporto conflittuale con il proprio aspetto.
“A scuola ero la compagnona, la buffona, quella che stava simpatica a tutti. L’amica preferita dei maschi […]. Non ho mai avuto corteggiatori accaniti. All’epoca mi sentivo un Gremlin. Ero strana, buffa, con ‘ste gambe lunghe, il corpo piccolo, l’apparecchio, gli occhiali”. L’adolescenza? Un periodo dominato “dall’inadeguatezza fisica, un’era di malinconie feroci”.
Ma anche oggi che tutti la ritengono bellissima, Virginia non si vede così: “Mi vedo diversamente. Il naso a patata, le borse sotto gli occhi, le labbra sottili. I denti in fuori. Ho sempre voluto essere qualcun altro”.
È proprio da questo desiderio che nascono i suoi personaggi, la sua voglia di sperimentare. “Rispetto gli imitatori, ma i miei personaggi non sono riproduzioni. Io prendo i tratti distintivi, individuo le manie che mi colpiscono, studio il linguaggio e ci disegno sopra una storia. Li sposto dal quadro e li stendo su un’altra tela […]. Tra un trucco e un cambio d’abito, in scena porto sempre qualcosa di me. Ci sono le sfaccettature del mio carattere”.
Malgrado il grande successo avuto a Sanremo, Virginia rimane con i piedi per terra. “In questo lavoro o punti tutto sul tavolo o è meglio che ti ritiri in buon ordine. Io ho puntato tutto fin dai 17 anni, ma adesso che ne ho 35 credo di non aver conquistato niente. Non ho certezze e non riesco a dar nulla per scontato. Come andrà nei prossimi mesi? E che ne so? Credo di essere appena all’inizio, ma se proprio non mi volesse più nessuno e tutto finisse all’improvviso non mi intestardirei e scapperei al caldo. Su un’isola. Cercando l’opposto di quel che ho visto fino ad ora [….]. La guardia è sempre alta perché il successo è una strana bestia. Mio nonno diceva: ‘Vola basso che se sali troppo in alto poi cadi e ti fai male’”.