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Allarme pedofilia sul web: evitare foto dei propri figli sui social network

Allarme pedofilia sul web: evitare foto dei propri figli sui social network

Allarme pedofilia sul web: evitare foto dei propri figli sui social network

ROMA – Se avete dei bambini è meglio non mettere mai le loro foto sui social network, anche se si usano tutte le precauzioni affinché il post sia privato e riservato a pochi fidati amici. La pedofilia in rete dilaga e proprio quelle foto, postate inconsapevolmente, troppo spesso finiscono negllle oltre 2 milioni di immagini che alimentano la pedopornografia. Questo il consiglio che arriva leggendo i dati della Relazione annuale al Parlamento che eviddenzia i rischi del web: dalla lotta al terrorismo alla pedopornografia, i tranelli della rete sono molti e spesso non ci si accorge nemmeno di quanto la nostra privacy venga compromessa da un semplice post su Facebook o Twitter.

Il monito di Antonello Soro, Garante della Privacy che ha presentato il rapporto, è chiaro: “Attenzione ai tanti grandi fratelli che governano la rete”. Solo un numero esiguo di aziende, considerate i monopolisti del web, possiedono un patrimonio di conoscenza gigantesco e hano tutti i mezzi per indirizzare la propria influenza verso ciascuno di noi:

“Con la conseguenza che, un numero sempre più grande di persone – tendenzialmente l’umanità intera – potrà subire condizionamenti decisivi. Gli Over the Top  sempre più spesso intervengono, in un regime prossimo all’autodichia, per comporre istanze di rilevanza primaria, quali informazione e diritto all’oblio, libertà di espressione, dignità e tutela dalle discriminazioni, veridicità delle notizie diffuse. Parallelamente, l’intervento statale è reso più complesso dalla capacità delle nuove tecnologie di scardinarne i presupposti essenziali: in primo luogo la territorialità, quale criterio di competenza ed applicazione della legge”.

In particolare, Soro si è soffermato sul rischio che, nell’economia digitale, l’identità personale si riduca a

“un profilo di consumatore, elettore, comunque utente che un algoritmo attribuisce a ciascuno, finendo per annullare l’unicità della persona, il suo valore, la sua eccezionalità. Diventa una cifra per Big Data”.

Ancora una volta, dunque, la tutela della persona è “indefettibile garanzia di libertà”, in un mondo in cui il dato personale “per i grandi monopolisti del web” diventa “dato economico da sfruttare commercialmente”: una realtà le cui “implicazioni in termini antropologici, ma anche sociali e politici sono eloquenti”. Una responsabilità alla quale sono chiamate anche le aziende, che nel 2016 hanno subito danni per 9 miliardi dagli attacchi informativi, eppure meno del 20% fa investimenti adeguati per la protezione del proprio patrimonio informativo. Anche le famiglie sono chiamate dal Garante a proteggere la propria privacy, soprattutto quella dei loro figli:

“La pedopornografia dilaga in rete, con 2 milioni di immagini censite lo scorso anno e la fonte involontaria sarebbero i social network in cui genitori postano le immagini dei figli”.

L’analisi del Garante tocca anche l’annosa questione delle intercettazioni, con l’invito ad adottare “adeguate misure di sicurezza, da parte di ciascun soggetto coinvolto in ogni fase dell’indagine”, per ridurre i rischi legati alla “frammentazione dei centri di responsabilità”, e il mondo dell’informazione, con il monito a considerare il “potenziale distorsivo del processo mediatico, in cui logica dell’audience e populismo penale rischiano di rendere la presunzione di colpevolezza il vero criterio di giudizio”.

Anche la risposta alle fake news, sottolinea Soro, non va cercata nella tecnologia, né nei “tribunali della verità”, ma in un “forte impegno pubblico e privato nell’educazione civica alla società digitale”, nella “sistematica verifica delle fonti” e, ancora una volta, nella “forte assunzione di responsabilità da parte di ciascuno: dal singolo utente alle redazioni e, certo, ai grandi gestori della rete”.

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