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Casati Stampa: la Marchesa Anna e le molestie del parroco

Casati Stampa: la Marchesa Anna e le molestie del parroco

Casati Stampa: la Marchesa Anna e le molestie del parroco

ROMA – Casati Stampa: la Marchesa Anna e le molestie del parroco. Un retroscena inedito del famoso delitto Casati Stampa rivela dettagli che gettano nuova luce sulla personalità di Anna Folarino prima di diventare la Marchesa che sarebbe stata uccisa dal nobile marito al culmine di una morbosa relazione che fece epoca.

Anna, a dodici anni, fu molestata dall’anziano parroco di Amorosi, il paesino del beneventano dove era nata. Lei stessa lo confessò alla nipote Mariateresa Fiumanò, autrice del libro “La marchesa Casati”. Non era una ninfomane, come nel 1970 una superficiale pruderie mediatica l’aveva etichettata, era solo affamata di vita e di amore e forse indelebilmente segnata da questo trauma infantile che aveva cercato inutilmente di rimuovere. E che finirà per condizionare la sua vita.

La vicenda è nota, a partire dal tragico finale. Ma inizia come una favola. Anna Folarino è bellissima e ambiziosa quando si trasferisce a Roma sognando un futuro da star nella Hollywood sul Tevere senza disdegnare, in alternativa, un buon partito per sistemarsi. Sposa quindi l’ingegner Giuseppe Drommi ma nel 1959, al Festival di Cannes, il ricco, nobile Marchese Camillo Casati Stampa le mette gli occhi addosso accendendosi, ricambiato, di una passione irredimibile: si dice abbia speso un miliardo di lire per far annullare il precedente matrimonio dalla Sacra Rota.

Anna diventa marchesa e nonostante invidia e resistenze del demi-monde aristocratico romano vive il suo sogno compiacendo il marchese in ogni sua fantasia sessuale. Ha trovato il padre che le mancava, non sa dire di no alle richieste del marito cui piace fotografarla e filmarla nei numerosi amplessi organizzati con giovani militari o ragazzotti di palestra.

Fino a che, con uno di questi, Massimo Minorenti, uno con fama da “picchiatore”, non scatta, imprevisto e fatale, l’amore. Quando il marchese, avvertito della tresca, fa irruzione nel lussuoso appartamento di Via Puccini a Roma, esplode sei colpi dalla sua browning: tre per la moglie, due per il ragazzo, uno per se stesso. Retrospettivamente, quelle antiche molestie dell’infanzia contribuiscono a comporre un ritratto della Marchesa a tinte diverse da come lo avevamo finora accettato, spiega Angela Di Pietro su Il Tempo.

Una violenza sessuale che lei provò a raccontare alla zia, ricevendone solo un paio di schiaffi. Di sicuro stava mentendo, don Luca era un così brav’uomo, le fu risposto quando in lacrime rivelò quanto le era accaduto. «Da quel momento feci di tutto per cambiare chiesa e non doverlo rivedere più», disse Anna alla nipote molti anni dopo.

Raccontò i dettagli di quel segreto che pesava sulla sua anima: «Lui era il mio confessore, io lo consideravo come un nonno buono e comprensivo e gli confidavo ogni cosa col cuore in mano. Non c’era niente di scandaloso, a quei tempi, da raccontare, tra l’altro. Ma un giorno lui cominciò a chiedermi dei ragazzi che frequentavo e delle azioni peccaminose che commettevo con loro o da sola. Chiedeva i dettagli, dentro il confessionale, era sempre più curioso. Io all’epoca non avevo niente da dire. Un giorno chiese con particolare curiosità anche dettagli relativi al mio fisico. Io istintivamente fuggii, ma lui m’inseguì e mi disse “dove vai stupida ragazzina”.

Mi costrinse a subire le sue attenzioni malate ed io muta, incapace di dire niente o fare niente, scioccata. Non servì a nulla raccontare tutto alla famiglia, nessuno mi credette, anzi mi sentii dire che volevo mandare in galera un innocente». (Angela Di Pietro, Il Tempo)