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Cassazione: “Niente sesso? Marito può andare con l’amante”

Cassazione: "Niente sesso? Marito può andare con l'amante". La decisione dopo il ricorso di una moglie di Pescara.

Cassazione: "Niente sesso? Marito può andare con l'amante"

Cassazione: “Niente sesso? Marito può andare con l’amante”

PESCARA – Un marito che abbandona il tetto coniugale per andare a vivere con un’altra compagna non sarà costretto a pagare l’ex molgie. A deciderlo è stata la Cassazione che ha dato ragione all’uomo: la coppia che ha un figlio, dal 2000 non aveva più rapporti sessuali. Dato che lei stava facendo un vero e proprio ‘sciopero del sesso’, la Cassazione si è schierata dalla parte dell’uomo negando l’addebito della separazione a un marito di Pescara.

Lo “sciopero del sesso” era cominciato nel 2000, anno in cui la coppia aveva avuto un figlio. L’uomo, non sopportando più di andare in bianco con la moglie, se ne è andato di casa andando a convivere con una nuova partner. La Cassazione, in una sentenza del 2014 aveva già stabilito la possibilità, per il marito, di andarsene di casa nel caso in cui la coppia avesse smesso di fare sesso. In questo caso, come scrive Leggo 

“Da qui la richiesta della moglie di addebitare la colpa della separazione al marito che aveva abbandonato il tetto coniugale. La Suprema Corte ha bocciato la richiesta della donna, dando il dovuto peso alla «violazione dei doveri coniugali» da parte della moglie. Il no all’addebito della separazione al marito era stato già espresso dalla Corte d’appello dell’Aquila il 21 febbraio 2012 dopo aver ascoltato le dichiarazioni dell’uomo che aveva spiegato di «essere andato via di casa perchè la situazione familiare non era più sopportabile e che dalla nascita del figlio non vi erano stati più rapporti sessuali tra i coniugi»”. 

” (…) In definitiva, piazza Cavour respingendo il ricorso della donna, ha aggiunto che non sono stati introdotti «elementi di prova che possano escludere la preesistenza di una situazione di esaurimento della comunità morale e affettiva fra i coniugi cui attribuire la intollerabilità della prosecuzione della convivenza». Bocciata anche la richiesta della donna di risarcimento danni (in sede di separazione il Tribunale di Pescara, settembre 2010, ha imposto all’ex marito un assegno di mantenimento per il figlio, per il quale è stato disposto l’affido condiviso, pari a 350 euro al mese”.